giovedì 25 ottobre 2012

...io non so parlar d'amore...

a volte ti capitano quelle giornate del cavolo...che non si limitano ad andare "storte" sul momento, ma ti lasciano lunghi strascichi, anche nei giorni seguenti...oggi è una di quelle giornate...non so nemmeno come mi sento...ho un enorme vuoto dentro, quel vuoto che sentivo durante la mia adolescenza...quello che ho sentito per la maggior parte della mia vita...
sono stufa...
stufa di star male in un periodo in cui dovrei star bene
stufa di trovarmi in mezzo a casini e tensioni
stufa di svegliarmi nel cuore della notte col cuore in gola e brutti pensieri, senza sapermi riaddormentare
stufa del mio non saper crescere
stufa dei miei continui fallimenti
stufa, perché per quanto ci provi non riesco a sentirmi meglio...
e non è successo niente di davvero grave...ma io non ne posso più...sono un combattente che è sull'orlo di arrendersi al nemico, il ghiacciaio alpino che si ritira sempre di più di anno, in anno... se fuori sembro immobile, sempre uguale, come una natura morta, dentro ho "Il Grido" di Munch...un urlo muto, l'urlo della mia anima...e mi dico che il problema sono io, che la vita è questa...un'eterna sinusoide, anche se a me piacerebbe di più un y= 1...una costante senza punti di flesso...e soprattutto senza punti angolosi...
la solita vocina nella testa, però, mi ricorda "ma un tu nn'eri te quella dell'equilibrio dinamico?? quella che la vita è dinamismo, che di costante e immobile c'è solo la morte??"...sì...sono io...quella ragazza allegra e ciarliera che infila un discorso sui massimi sistemi dopo l'altro, insieme alla sua metà...e completano a vicenda uno le disquisizioni dell'altra e viceversa...quella ragazza che si consola di un esame andato male con un po' di marmellata di mele cotogne, spalmata su una fetta di pane enorme e irregolare, ma preparata con tanto amore e dedizione...emblema della perfezione nei difetti...quella ragazza che si perde nello sguardo del suo cavaliere e si bea del suo sorriso...quel sorriso che le scalda il cuore, che sembra tenerla in vita, di cui non sa più fare a meno...e allora?? perché oggi sono così smonca?!? ne ho davvero motivo?? nonostante le delusioni, che movente ho per commettere questo grave delitto, quello di non saper godersi la vita e basta??
...devo riconsiderare certi rapporti sociali e soprattutto darmi pace...la famosa lista dei pro e dei contro, che cito in ogni mio consiglio agli altri e che, da brava Alice quale sono, non so seguire...bene...lista fatta: i PRO sono sempre in maggioranza...e non di poco...e quindi...stop...fermo il treno e basta...guardo avanti...penso ai progressi che ho fatto, ovviamente non da sola...ho tanti appigli in questa eterna scalata, basta saperli vedere, mille spalle su cui piangere...devo solo ("solo" è un po' eufemistico come termine lo so!) lavorare su di me...isolando per un poco le mie circonvoluzioni per farle andare nella direzione e giusta...e domani, anche se il meteo ha messo nuvolo, so che io (noi dovrei dire?? :) ) vedrò il sole...

mercoledì 24 ottobre 2012

...io so di non sapere...

oggi ho fallito...chi mi legge e mi conosce penserà che sto esagerando...un esame andato male non è la fine del mondo...è vero: non lo è...ma, oltre a scombinarmi i piani, oltre a obbligarmi a fare tutto di corsa per rientrare nella tabella di marcia, mi pesa...tantissimo...non ero più abituata a fallire, non nell'aspetto della carriera universitaria...era una delle poche cose che mi riuscivano bene...e invece no...vedo la gente che si laurea, io inchiodata davanti a un libretto ancora troppo vuoto...arrestata dalla densità del Popolus Alba, bloccata dalla sua scarsa durabilità...vorrei essere una cavolo di termite per mangiarmelo tutto quel Gattice maledetto...distruggerlo a cominciare dalla nivea corteccia, poi cambio, libro, alburno,durame e midollo...scomporre ogni sua singola cellula, vaso, fibra o parenchima che sia, spaccare i legami della cellulosa, masticarla e renderla inutile rosume pulverulento...non arrestarmi davanti a nessun preservante, derivante del petrolio o meno...sconfiggere le esche antichitinizzanti e vincere...prendermi la mia rivalsa....ha senso tutto questo?? no...il povero pioppo non c'entra nulla...io sono stata termite di me stessa...ho fallito e mi sento sconfitta come il falegname che lavora, invano, il legno di reazione...ma è proprio una reazione, appunto, quella che mi serve (come direbbe Vitellozzo "Bisogna reagire!!") ...come un pollone devo rialzarmi dalla ceppaia, risalire verso la luce, sconfiggendo i rami delle piante circostanti e concorrenti...devo resistere agli attacchi esterni, finendo di costruirmi una dura corteccia, quella che nasconde il mio tenero midollo...e prendermi la rivalsa...su di chi?? su me stessa...per poter dire a me stessa: "stupida ragazzina, non sei meno di nessuno...sei come quell'arboscello che sta e non pare saldo (Saba docet)...che nonostante il vento lo abbia privato dei suoi fiori, rimane in piedi e ce la fa.."...sì: ce la posso e ce la DEVO fare...per orgoglio, per me e per chi crede in me...da sempre, magari senza motivo ma ci crede... devo essere elastica, resistente e versatile come il legno...

lunedì 15 ottobre 2012

...io e Monteverdi...

...mi piace fare il melodramma...mi è sempre piaciuto...far vedere al mondo quanto sto male, lamentarmi...vedere che chi mi vuol bene mi viene a chiedere "oh ali tutto bene??" "ali che succede??" e poi magari dire "no, niente...sto un po' così.."...ma poi ti rendi conto che, oltre ad essere rischioso perché chi grida "al lupo, al lupo!" poi non viene più considerato quando il lupo c'è davvero, fai anche del male agli altri...sì vedi chi ci rimane male..viene deluso...e si preoccupa, riempie la propria testa di brutti pensieri, si sente impotente davanti al tuo dolore...e pensa di non esser riuscito a fare abbastanza per aiutarti...si arrovella su ciò che avrebbe dovuto fare...si tormenta...
l'ho visto oggi...nei messaggi preoccupati di un'amica sincera e sul viso tirato del mio Specchio...e allora ho detto basta: basta col far soffrire le persone per puro gusto dell'arte drammatica, basta fare l'adolescente che "tanto nessuno mi capisce, fanculo tutti", basta lamentarsi anche quando le cose vanno bene, tanto per abitudine, basta dire "no niente" con la faccia a cane bastonato quando mi chiedono che cos'ho...quindi caro amico Monteverdi, mi dispiace, la mia carriera nel melodramma è stata lunga e travagliata, ma non ha dato risultati...o meglio ne ha dati di sbagliati...è stata non solo inutile, ma anche dannosa...chi mi vuole bene mi vuol vedere felice, non abbattuta...e anch'io sono così...odio vedere le persone che stanno male e se stanno male per causa mia è ancora peggio... per cui basta farmi del male...drammatizzare, enfatizzare le cose è anche divertente alle volte, ma quando giochi con i sentimenti delle persone è crudele...per dimostrare amore sincero a chi ci vuol bene non bisogna certo fingere di star sempre bene, anzi...ma occorre per lo meno raccontare ciò che ci tormenta, sfogarci, renderli partecipi se lo vogliono e permettergli di aiutarci, anche solo ascoltandoci...poi fine, ci si rimbocca le maniche e ci si dà una smossa..crescere è anche questo...
è uno dei miei propositi per il futuro...perché so di essere fortunata, di avere mille mila occasioni per star meglio...che ne ho avute anche di recente...finché le sfrutto sto bene...ho un'orchestra sinfonica a disposizione, perché continuare a suonare il triangolo come Terkel?? (oggi i paragoni con la musica mi vengon bene...)...mi impegno fin da questo momento a chiudere col vittimismo...segnatelo pure da qualche parte...è un "contratto" che voglio rispettare, un progetto da portare a termine, insieme a tutti gli altri...e infine chiedo scusa, a tutti quelli a cui ho fatto male con le mie sceneggiate e con le mie parole superficiali, scusa a tutti quelli che si son sentiti delusi da me, a quelli che non ho rispettato, perché stavano peggio di me, ma io ero troppo occupata a piangermi addosso per rendermene conto, a quelli che non ho aiutato perché ero chiusa in me stessa e nelle mie paranoie...scusate amici, amiche, scusa mio Cavaliere...spero che siano le mie ultime scuse...perché quando gli errori son sempre gli stessi è inutile chieder perdono...se siamo consapevoli dell'errore, smettiamo semplicemente di farlo...oggi mi impegno a smettere di far cazzate e poi pentirmi, oggi mi impegno a crescere...

lunedì 8 ottobre 2012

...come il bianco e il nero...

...di non esser mai stata "normale" l'ho sempre saputo...insomma era facilmente comprensibile: tenevo il manubrio della bici coi palmi delle mani verso l'alto, in piscina battevo i piedi e andavo all'indietro...no: non ero una bambina normale...facevo ragionamenti logici, con la MIA logica...intelligente, chiacchierona, dispettosa, fenomeno da baraccone della mia famiglia...memoria spropositata, amante dell'arte e della letteratura fin dai 5 anni, parlavo di politica già a 8...disegnavo malissimo (cioè disegno tutt'ora malissimo!!! :) )...omini storti, case storte...Alieni...all'asilo partecipavo a lotte tra sezioni diverse, raccoglievo insetti e vermi....cresciuta a "pane e Quark" speravo un giorno di diventare un'etologa, anche se ho sempre avuto la fobia per tutti gli animali che saltano...sono venuta su con una rigida educazione, anche se le regole mi sono sempre state un po' strette...brava a scuola, ottimi voti e stima da parte degli insegnanti...mai comunque considerata una secchiona dai miei compagni...semmai una fonte di conoscenza e di aiuto...temuta, ma rispettata da amici e, i pochi, nemici...non son mai stata una "figa", né attenta alle mode...forse perché non ho mai pensato che la personalità risiedesse nell'abbigliamento...ho sempre avuto molte amicizie, perse, recuperate, guadagnate col tempo...ma mi sono spesso sentita sola, incompresa, aliena e estranea a famiglia, amici, al mondo in generale...tutto questo a semplice e mero titolo di informazione, non di vanto, né di autocompatimento...era solo per specificare che la banalità non ha mai fatto parte del mio modo di essere, a volte favorendomi, altre facendomi star molto male...ma ho scoperto che la mia "pazzia" tutto sommato mi fa bene...me ne sto rendendo conto sempre di più...perché quando faccio cose "folli", prendo decisioni "assurde" sono felice...in fondo non ci voleva tanto per capirlo...le risate e il senso di rilassatezza che provo quando rido a battute idiote, emetto versi strani, invento collegamenti mentali improbabili con mia sorella, la mia migliore amica, mia cugina, il mio Cavaliere, sono ineguagliabili...essere pazza mi fa star bene...a qualcuno, certo, è costata cara, la pazzia, o quella che veniva definita tale...penso a molti grandi artisti, scienziati e gente comune, rinchiusa in manicomio, torturata, bruciata viva...ma per me sembra esserci un'eccezione ancora una volta...e finisce che, per quanto molta gente mi prenda in giro per il mio modo di essere e di fare, alla fine la "grullaggine" è una carta vincente...Ieri sera ne ho preso totalmente coscienza...FOLLIA (intesa come parole, versi, decisioni e scelte "folli" o che la società riterrebbe tali) = FELICITA'...e quindi, finché potrò, finché avrò la forza di esserlo sarò folle, completamente pazza, un'ALIenata...per scelta!!!

A tal proposito mi sembra giusto citare un'opera che mi ha dato molto...e che ho usato in passato per la mia carriera scolastica: "Enrico IV" di Pirandello...
"Preferii restare pazzo e vivere con la più lucida coscienza la mia pazzia [...] questo che è per me la caricatura, evidente e volontaria, di quest'altra mascherata, continua, d'ogni minuto, di cui siamo i pagliacci involontarii quando senza saperlo ci mascheriamo di ciò che ci par d'essere [...] Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! - Il guajo è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia."

lunedì 24 settembre 2012

d'emblée n. 1

Poco prima del crepuscolo...era in un parco pubblico...da nord est soffiava un forte, ma tiepido vento d'autunno, che presagiva l'imminente arrivo della tramontana invernale...si guardò intorno come per misurare se stessa in rapporto alle cose che la circondavano...gli alberi, i muretti, la fontana, le panchine...già le panchine: quanta vita potevano raccontare quegli oggetti di ferro pitturato di verde?? tanta...e una parte anche della sua...vi si sarebbe seduta anche in quel momento, una ventina di minuti al massimo...a riflettere, con il rombo del vento e il fruscio delle foglie nelle orecchie...ma sentiva l'urgenza di attraversare velocemente il parco per arrivare alla strada: forse stava per piovere...bastava che il vento cessasse e sarebbe venuta una bell'acquata, ne era sicura...nuvoloni neri si accalcavano gli uni sugli altri verso est...ma ad ovest...tra i cumuli nembi si apriva uno squarcio sul cielo, che permetteva alla luce ambrata del sole al tramonto di adagiarsi morbidamente sul vapore acqueo delle nubi, sul profilo delle case, sui tronchi e sui rami degli alberi, sui fili d'erba tagliata da poco...e più in alto, dove l'azzurro schiariva, lo spicchio della luna...così perfetto, così bianco...che dava l'idea di esser stato appeso lì da qualcuno... Arrivò alla strada...dal muretto che la costeggiava udì le voci, mescolate a quella, più forte, del vento, di qualche anziano che parlava di calcio..."Insomma, quest'Inter??"...ma non si soffermò per conoscere la risposta...osservò piuttosto i muri delle case e del circolo...le decorazioni della festa di rione della serata precedente, ormai inservibili,  pendevano, tristemente dalle pareti...complici, sebbene colorate, dello squallore generale della via..."Madonna che tristezza!!" pensò "Non c'è niente di più triste del sapore amaro della fine di una festa...un po' come la domenica che precede il lunedì...un po' come un incanto spezzato...un cocchio tornato zucca dopo mezzanotte"...però mentre percorreva l'ampio marciapiede di casa le tornò in mente la giornata appena trascorsa...e sorrise..infilò la chiave nella serratura ed entrò... "Visto che un c'era bisogno di mettersi su una panchina, come i vecchi, per far du' riflessioni a modo?? Appena sono in casa metto tutto per scritto..."

domenica 23 settembre 2012

Nuova carriera n. 4


Correva nemmeno avesse le ali ai piedi: a giudicare dalla posizione del sole all’ora sesta mancavano sì e no un’ora e mezzo…doveva fare in fretta, anche perché la bottega di Leonida era dall’altra parte del fiume, nel quartiere più popolare e malfamato della città. Nonostante la folla in meno di dieci minuti arrivò all’entrata del bugigattolo, in un vicolo stretto, maleodorante e praticamente deserto. La porta era semisbarrata da delle assi di legno marcio, come se fosse completamente disabitato; controllò che nessuno la osservasse ed entrò di soppiatto, contorcendosi tra tavola e tavola… L’ambiente era buio e puzzava di chiuso, cibo andato a male e, diversamente dal solito, anche di bruciato, ma Artemisia si fece coraggio e si addentrò nella semioscurità, bisbigliando un “C’è nessuno??”.  Dal fondo della bottega udì una specie di rantolo… “Signor Leonida, è in casa?” dopo pochi passi inciampò in una sedia rigirata e scorse il vecchio rannicchiato sul pavimento in un angolo.  Si precipitò verso di lui: aveva il viso tumefatto, completamente pieno di sangue,  e al suo fianco il braccio sinistro ricadeva in una posa scomposta, spezzato.
“Signor Leonida, ma che è successo?? La posso aiutare…? Chiamo aiuto…” cominciò a singhiozzare la ragazza…ma il vecchio, con un fil di voce le rispose, secco: “Te ne devi andare…la guardia cittadina…mi tenevano sotto controllo…vattene stupida!Scappa…”
“Ma io non posso lasciarla qui…il suo viso…il suo braccio…chiamo un medico…la prego…ma perché? Oddio quanto sangue…e i suoi libri…” si zittì atterrita: da un angolo della bottega si levava un filo di fumo…pezzi di carta e copertine di cuoio bruciacchiati…le librerie vuote e rovesciate sul pavimento. Avevano distrutto tutto...
 “Leonida, adesso la tiro fuori di qui…andiamo…le ho portato anche una mela, è contento?? Le piacciono tanto, lo so…ora usciamo, via..lei si arregge a me e…”
“E’ tardi Artemisia…almeno per me…ti prego vattene…e salvati…se ti trovano qui ti arrestano…tua nonna non vorrebbe che ti facessi portar sulla forca in un modo così idiota…tieni questo è per te…la conservo da quasi 50 anni, ma non mi serve più…”
Col braccio sano si tirò fuori dalla tasca interna della giacca un pezzo di carta sgualcito e sporco e glielo tese…Artemisia lo prese e lo mise al sicuro sotto la tunica…poi con le lacrime agli occhi mormorò: “Ma io non la lascio qui…lei ora viene con me…”
“Non fare la ragazzina! Adesso mi ascolti: quegli schifosi della guardia –  sputò in terra con disprezzo un grumo di sangue -  hanno lasciato una tanica di cherosene…ora tu spargerai tutto il suo contenuto per la bottega…prenderai l’acciarino dalla mensola dietro al bancone e, una volta uscita, darai fuoco a tutto…è chiaro?? E…non mi interrompere, maledizione!! E poi scapperai a gambe levate…te ne tornerai al tuo podere tranquilla, tranquilla e solo stanotte osserverai il foglio che ti ho dato…adesso vai…muoviti…” e cominciò a tossire…
“Ma lei? Non posso lasciarla qui…”
“Sì che puoi…devi…non devi parlare mai a nessuno di me…non devono sapere che mi conoscevi…è il mio ultimo desiderio in punto di morte…fallo per me…e per tua nonna…ti pre…go…” e spirò…
Artemisia, in preda al panico, tremante eseguì gli ordini del vecchio…uscita con difficoltà, appiccò l’incendio…prima di fuggire, per un attimo guardò il fuoco che divampava nella bottega e pensò, con disperazione, che aveva perso l’unica persona che più assomigliava a un amico per lei...

martedì 18 settembre 2012

...epiphanies...

...una dopo l'altra affiorano alla mia mente...nuove consapevolezze...forse dure da accettare...mi mettono in crisi...in effetti affrontar se stessi può mettere in crisi...il confronto con lo specchio, con quello che riflette....con quello che siamo ma non vorremmo essere, con quello che ci piacerebbe essere ma non si riflette in quel vetro metallizzato...essere se stessi che significa?? esser sinceri...forse...ma non solo con gli altri...esserlo con quel riflesso che vediamo la mattina appena svegli...eh ma se non ti piacesse quello che vedi?? se guardare ed accettare quel riflesso, farlo proprio significasse perdere gli affetti?? vale la pena rischiare?? forse sì...le persone che ti amano, ti ameranno comunque...ma la paura è forte...tirare fuori il mostro che è in noi (o i mostri) può esser impegnativo e doloroso...ma probabilmente una volta riportato al mondo normale, a confronto con tutte le altre cose, quelle reali della vita di tutti i giorni, anche il mostro potrebbe sembrare più inoffensivo, più piccolo...più stupido...più facile da sconfiggere...magari poverino anche a lui non piace star lì dentro al nostro cervello, pigiato e scomodo tra i meandri delle circonvoluzioni...magari anche lui preme per uscire...magari con calma ti vorrebbe parlare e spiegarsi...dire le sue ragioni...e invece no: tu lo incateni...lo costringi nello spazio ristretto della scatola cranica...ne accetti il peso sul cuore...preferisci star male, piuttosto che farlo uscire...tutto per paura...per codardia e viltà...per mancanza di maturità...beh a un certo punto però devi crescere...perché quel mostro non può condizionarti la vita in eterno...per quanto ti ostini a nasconderlo, fugacemente apparirà sempre nello specchio tramite il riflesso dei tuoi occhi...e tu lo sai che è lì...il coraggio sta nel lasciarlo libero dall'assurda cattività a cui lo costringi...a cui TI costringi...so che non è capodanno...ma questo è uno dei miei propositi per il futuro...far uscire quel mostro, una squama alla volta, una zanna dopo l'altra...per poterlo guardare in faccia e sconfiggerlo, magari imparando da quello che ha da dirmi...e per poter guardare il mio riflesso con serenità...per poterlo accettare...per potermi accettare...in tutte le mie sfaccettature...smussando quelle che meno mi piacciono, facendo battere la luce su quelle migliori...e chiedendo l'aiuto del mio Riflesso per eccellenza per farlo...questa è la mia nuova EPIPHANY...spero solo di trovare il coraggio...

domenica 16 settembre 2012

...sere d'estate, dimenticate...

...la nebbia...già ancora una volta...il racconto di Unamuno è sempre valido tutto sommato...credevo che quando si diventava "grandi" poi la nebbia sparisse...e invece...le cose son due: o è impossibile farla sparire o io non son cresciuta per niente...forse entrambe...in ogni caso la nebbia è tornata più in forma che mai...e con la sua umidità si appiccica ad ogni mio pensiero, s' insinua tra sinapsi e sinapsi e scardina le mie poche sicurezze...e il criceto nel mio cervello arranca, perché la ruota è male oliata...non è sufficientemente lubrificata da ottimismo e speranza...e allora il criceto non ha il fiato per correre, ma la lentezza a cui è costretto gli permette di avere il tempo per pensare...pensa alla sua condizione...al fatto che corre senza meta...nuotatore da vasca e non fondista...pesce rosso in una boccia...auto su un circuito...mi sento proprio come Alice, a cui spazzano via la strada da sotto i piedi...come Sarah a cui il bruco malefico sposta le pietre del labirinto, per non farla arrivare al castello...in poche parole mi sono persa...e già si sa che il mio senso dell'orientamento non è dei migliori...e poi c'è questa maledetta nebbia che non se ne vuole andare...e non capisco più se le mie guance son rigate di lacrime o è solo l'umidità dell'aria a renderle bagnate...devo ritrovare la rotta...DEVO oliare quella cavolo di ruota...ma come?? forse qualcuno ce l'ha l'olio giusto...e mi sta cercando nella nebbia per portarmelo...lo so che c'è quel qualcuno...e il solo pensarlo fa diradare la caligine...avanti signorina "caminante de la vida"...datti una smossa...fai una voce...chiedi aiuto...lancia quell'SOS...il soccorso sta arrivando...

domenica 2 settembre 2012

...it hits your soul...

Questo post somiglierà probabilmente a una pagina di diario...forse più di quanto vorrei...gli impegni, l'estate, la poca voglia mi hanno portato ad abbandonare, almeno per adesso, la redazione del mio racconto...presto tornerò a scrivere...fa strano pensarci in realtà...fino a 7 mesi fa non ci pensavo minimamente a metter per scritto le mie idee...non le reputo particolarmente originali...ma c'è qualcuno che crede in me e non ho voglia di deluderlo!! ci sono molte cose che adesso mi sembrano strane...ogni cosa che mi passa per le mani sembra avere un significato diverso da quello che aveva prima...mi sento cambiata...in meglio in parte...spesso adesso mi sembra di essere più simile a quella donna che volevo diventare...questo è un bene...il problema è che ho scoperto anche lati di me che non mi piacciono per niente....o meglio: li conoscevo già...ma adesso sono stata costretta ad affrontarli...e non mi va...spesso mi trovo a dover impersonare il ruolo della ragazza matura, responsabile e controllata...ma sono stanca...quando ci si sente amati, rispettati, stimati è bellissimo...ma dall'altra parte c'è una dose di responsabilità molto maggiore nei confronti di chi ci ama, ci rispetta, ci stima... e quindi ho paura...non voglio deludere nessuno... la delusione sul volto della persona che ami è troppo dura da sopportare...non voglio, non voglio, non voglio...solo ho paura di non esser capace di reggere tutto questo...son davvero la ragazza matura che affronta le proprie responsabilità?? riuscirò a non scappare, come sempre?? riuscirò a reggere?? non ci credevo nemmeno 6 mesi fa e l'ho fatto...senza nemmeno sentirne il peso...mi dico...e allora tutta questa paura?? che vuol dire?? io son sicura di quello che faccio...e allora cos'è che mi fa piangere?? ho i nervi a fior di pelle troppo spesso...e sì, sarà anche le stanchezza...ma non può essere normale...e mi dico che son le torte di una che non ha il coraggio di esser felice, perché appunto la felicità ti obbliga ad essere responsabile...perché la felicità la devi curare ogni giorno...un po' come il Piccolo Principe fa con la sua rosa...e la cosa che più mi fa pensare questo è lo Specchio in cui guardo da sei mesi a questa parte...anch'esso riflette insicurezze, paure, inquietudini...alcune diverse dalle mie...la maggior parte uguali identiche!! e la cosa che più riflette in assoluto è AMORE...incondizionato...bellezza allo stato puro, arte per eccellenza...e so che non posso perdermi quest'occasione...è la cosa più coinvolgente del mondo...da essa sembra dipendere la mia stessa esistenza...e non c'è niente di paragonabile...e allora ho deciso...che faccio la persona seria e accetto la mia felicità...costi quel che costi...anche sofferenza...perché ne vale troppo la pena...perché non saprei immaginarmi diversa...una volta che ti sei tuffata non puoi pretendere di tornar sul trampolino...ti devi godere il vento sulla pelle e l'adrenalina...sperando che ci sia un morbido materasso ad attenderti o acqua fresca e cristallina...e non una piscina vuota tipo cartone animato!!! :) io vedo quel materasso...devo solo non cambiar la traiettoria durante il volo...ma per far questo devo rilassarmi e lasciarmi cadere...non irrigidirmi...insomma...un po' è il concetto di "relax take it easy!"....ci devo almeno provare, sebbene non sia facile per la compassata Alice...ho imparato che se mi lascio andare son anche ganza...devo continuare...
Bene: questo post è assurdo...non ha filo logico...come la maggior parte delle cose che scrivo...buonanotte va'...

domenica 5 agosto 2012

Nuova carriera n. 3


Artemisia si affrettò a salire sull’auto  insieme a Severo e allo stalliere, Fernando, un ragazzino di 12 anni che parlava poco con le persone, ma sapeva intendersi a meraviglia con gli animali.
La strada bianca che portava alla città passava in mezzo ai campi e la ragazza cercò di immaginarsi come dovesse essere quel paesaggio ai tempi della nonna, anche se a stento ci riusciva. Le colline circostanti coltivate a cereali e vite, le sembravano bellissime: sapevano di casa, perché in fondo ci era cresciuta; ma la nonna diceva che quando lei era giovane erano molto più belle, perché all’orizzonte non si vedevano tutte quelle ciminiere, né i tralicci, né tantomeno le torrette di raffreddamento delle centrali nucleari. La città invece era sempre stata là ed era estremamente bella, la più bella del mondo, diceva la nonna, che vi era nata e cresciuta.
Anche quella aveva provato ad immaginarsela più di una volta, ma era piuttosto difficile: nel villaggio dove viveva e lavorava non c’erano immagini di com’era e le foto che aveva la nonna in casa non le aveva più trovate dopo la sua morte: scomparse in seguito a un saccheggio ad opera di “sciacalli”, insieme al poco oro che la donna possedeva e a molti dei suoi abiti più belli.
L’auto, finalmente, si fermò davanti alla garitta del portale principale di Flos Eycarpia, detto “Porta dell’Iris” (ogni ingresso portava il nome di un fiore, in memoria dell’antica denominazione della città) e il militare, puntando loro contro un mitra, chiese malamente a Severo: “Fornisci generalità, scopo della visita e lasciapassare...”. Il guardiano si affrettò a consegnargli i documenti, dicendo “Severo da Pozzolatico, guardiano presso la tenuta di Bramante Ardinghi. Mi accompagnano lo stalliere Fernando e la bracciante Artemisia. Siamo venuti per comprare stoffe al mercato e…”.
“Basta, basta…” disse il militare “non mi tediare oltre…entrate, prima che cambi idea… Voi villici parlate sempre troppo, anche quando non vi è richiesto…”.
Attraversarono l’arcata in acciaio della porta e si inoltrarono nella città: subito il fetore dei vicoli salì alla gola di Artemisia che pensò “Sarà anche stata la città più bella del mondo, ma puzza parecchio…”; ma poi l’attenzione della ragazza venne rapita, come sempre, dalle centinaia di persone che affollavano le strade: la gente di città camminava velocemente, senza quasi guardare dove metteva i piedi e ignorando, almeno apparentemente, chi gli stava d’intorno, ma sempre a testa alta. Artemisia ammirava quelle persone, quegli strani esseri che indossavano abiti bizzarri e variopinti, perché sembravano fatti di una pasta diversa dalla gente di campagna: anche i più poveri tra loro, perfino i mendicanti, sembravano essere comunque fieri ed orgogliosi del loro status e non chinavano mai la testa di fronte a nessuno, nemmeno sotto le manganellate delle guardie. Era una strano modo di approcciarsi alla vita, che Artemisia ricordava di aver visto solo in sua nonna e che era difficile da descrivere…in ogni caso quella gente pretendeva rispetto e veniva spontaneo darglielo…Sapeva che c’era una parola con la D che la nonna usava per riferirsi a tale atteggiamento, ma in quel momento proprio le sfuggiva…
Arrivarono al mercato principale, attraversando un ponte di corde e assi di legno sospeso sul fiume, un corso d’acqua verdastro e maleodorante, e si diressero al settore delle stoffe. Severo le disse: “Vedi di far in fretta… Allora sono tre balle di lana e 5 cubiti di seta…abbiamo 50 plut a disposizione…devono bastare, anzi, possibilmente avanzare…poi dai ti lascio andare a fare un giro…” e sorrise… 
“Non so se basteranno, a dir la verità…ma ci provo…la signora del banco là in fondo mi conosce…magari tiro un po’ sul prezzo…che colore prendo? La lana bianca…e la seta carta di zucchero, come vuole sempre il padrone?”
“Eh sì…ne dubitavi? Al padrone piace il blu…anche se non va più di moda da almeno dieci anni…ma lui dice che gli s’avvisa bene…eheh…”
Artemisia si avvicinò al banco e chiese all’abbondante barrocciaia quello che le serviva e dopo una ventina di minuti, tornò da Severo e Fernando con la lana e la seta sottobraccio e un sorriso trionfante sulle labbra: “36 plut e 20 pauperi…sono stata brava, eh? Questo è il resto… Ora posso andare a fare un giro…vero??”
“Vai, vai…mi raccomando…all’ora sesta devi essere qui, chiaro? Non crederai mica di saltare tutta la giornata nei campi?”
“Sarò puntuale…giuro…volo…” e già era mezza scomparsa tra la folla di Flos Eycarpia…

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge