domenica 5 agosto 2012

Nuova carriera n. 3


Artemisia si affrettò a salire sull’auto  insieme a Severo e allo stalliere, Fernando, un ragazzino di 12 anni che parlava poco con le persone, ma sapeva intendersi a meraviglia con gli animali.
La strada bianca che portava alla città passava in mezzo ai campi e la ragazza cercò di immaginarsi come dovesse essere quel paesaggio ai tempi della nonna, anche se a stento ci riusciva. Le colline circostanti coltivate a cereali e vite, le sembravano bellissime: sapevano di casa, perché in fondo ci era cresciuta; ma la nonna diceva che quando lei era giovane erano molto più belle, perché all’orizzonte non si vedevano tutte quelle ciminiere, né i tralicci, né tantomeno le torrette di raffreddamento delle centrali nucleari. La città invece era sempre stata là ed era estremamente bella, la più bella del mondo, diceva la nonna, che vi era nata e cresciuta.
Anche quella aveva provato ad immaginarsela più di una volta, ma era piuttosto difficile: nel villaggio dove viveva e lavorava non c’erano immagini di com’era e le foto che aveva la nonna in casa non le aveva più trovate dopo la sua morte: scomparse in seguito a un saccheggio ad opera di “sciacalli”, insieme al poco oro che la donna possedeva e a molti dei suoi abiti più belli.
L’auto, finalmente, si fermò davanti alla garitta del portale principale di Flos Eycarpia, detto “Porta dell’Iris” (ogni ingresso portava il nome di un fiore, in memoria dell’antica denominazione della città) e il militare, puntando loro contro un mitra, chiese malamente a Severo: “Fornisci generalità, scopo della visita e lasciapassare...”. Il guardiano si affrettò a consegnargli i documenti, dicendo “Severo da Pozzolatico, guardiano presso la tenuta di Bramante Ardinghi. Mi accompagnano lo stalliere Fernando e la bracciante Artemisia. Siamo venuti per comprare stoffe al mercato e…”.
“Basta, basta…” disse il militare “non mi tediare oltre…entrate, prima che cambi idea… Voi villici parlate sempre troppo, anche quando non vi è richiesto…”.
Attraversarono l’arcata in acciaio della porta e si inoltrarono nella città: subito il fetore dei vicoli salì alla gola di Artemisia che pensò “Sarà anche stata la città più bella del mondo, ma puzza parecchio…”; ma poi l’attenzione della ragazza venne rapita, come sempre, dalle centinaia di persone che affollavano le strade: la gente di città camminava velocemente, senza quasi guardare dove metteva i piedi e ignorando, almeno apparentemente, chi gli stava d’intorno, ma sempre a testa alta. Artemisia ammirava quelle persone, quegli strani esseri che indossavano abiti bizzarri e variopinti, perché sembravano fatti di una pasta diversa dalla gente di campagna: anche i più poveri tra loro, perfino i mendicanti, sembravano essere comunque fieri ed orgogliosi del loro status e non chinavano mai la testa di fronte a nessuno, nemmeno sotto le manganellate delle guardie. Era una strano modo di approcciarsi alla vita, che Artemisia ricordava di aver visto solo in sua nonna e che era difficile da descrivere…in ogni caso quella gente pretendeva rispetto e veniva spontaneo darglielo…Sapeva che c’era una parola con la D che la nonna usava per riferirsi a tale atteggiamento, ma in quel momento proprio le sfuggiva…
Arrivarono al mercato principale, attraversando un ponte di corde e assi di legno sospeso sul fiume, un corso d’acqua verdastro e maleodorante, e si diressero al settore delle stoffe. Severo le disse: “Vedi di far in fretta… Allora sono tre balle di lana e 5 cubiti di seta…abbiamo 50 plut a disposizione…devono bastare, anzi, possibilmente avanzare…poi dai ti lascio andare a fare un giro…” e sorrise… 
“Non so se basteranno, a dir la verità…ma ci provo…la signora del banco là in fondo mi conosce…magari tiro un po’ sul prezzo…che colore prendo? La lana bianca…e la seta carta di zucchero, come vuole sempre il padrone?”
“Eh sì…ne dubitavi? Al padrone piace il blu…anche se non va più di moda da almeno dieci anni…ma lui dice che gli s’avvisa bene…eheh…”
Artemisia si avvicinò al banco e chiese all’abbondante barrocciaia quello che le serviva e dopo una ventina di minuti, tornò da Severo e Fernando con la lana e la seta sottobraccio e un sorriso trionfante sulle labbra: “36 plut e 20 pauperi…sono stata brava, eh? Questo è il resto… Ora posso andare a fare un giro…vero??”
“Vai, vai…mi raccomando…all’ora sesta devi essere qui, chiaro? Non crederai mica di saltare tutta la giornata nei campi?”
“Sarò puntuale…giuro…volo…” e già era mezza scomparsa tra la folla di Flos Eycarpia…

martedì 31 luglio 2012

Nuova carriera n.2


L’alba sopraggiunse mentre Artemisia terminava la pag 122 del suo romanzo; i raggi del sole entravano dagli spazi tra le stecche disconnesse della stalla dove la ragazza si era nascosta per leggere a lume di candela. Stanca morta, tornò in punta di piedi alla stanza comune, nascose il libro sotto le coperte e finse di alzarsi. Le sue compagne intanto cominciavano a svegliarsi e la sala si riempì di sbadigli e borbottii assonnati. Artemisia diede una rassettata all'abito lacero e si diresse al pozzo per prendere un po’ d’acqua e lavarsi il viso. Anche in questo era considerata strana: che senso aveva che una donna del popolo passasse troppo tempo a curare la sua persona? Anzi,  meglio che fosse sporca e poco attraente: almeno poteva avere la fortuna di scappare dalle grinfie dei guardiani del padrone e da quelle di uno in particolare, il loro capo Lucio. Prendeva le ragazze poco dopo che avevano staccato dal lavoro e le portava nella sua capanna; i suoi compagni provvedevano a coprire le urla cantando e suonando lì nei pressi: infatti Lucio non si limitava a violentare le donne, ma si divertiva spesso anche  sfregiarle e a massacrarle di botte. Inoltre, le poverette che lui “sceglieva” venivano isolate dalle compagne e, se avevano la sfortuna di rimanere incinte, perdevano lavoro e alloggio presso il padrone, che non si poteva permettere di “sfamare un figlio della vergogna”.
Artemisia sapeva tutto questo e temeva Lucio, ma la paura non le sembrava un valido pretesto per non lavarsi. La nonna le aveva insegnato che l’igiene preveniva le malattie e poi non si riteneva abbastanza attraente per rientrare nei gusti del guardiano e non mirava certo a diventarlo.
 Sbocciata all’età di 12 anni aveva sempre cercato di nascondere e comprimere con pezzi di stoffa il seno, che le sembrava troppo abbondante per il suo fisico spigoloso dovuto alla fame e al duro lavoro. Da quando era morta sua nonna si era tagliata i capelli corti e dei morbidi boccoli castano scuro curati fin dall’infanzia era rimasta solo una misera zazzerina informe e spettinata, sulla quale portava una fascia per il sudore.  I pochi stracci che aveva consistevano di un paio di tuniche, una in lana e una in cotone, sotto le quali spesso portava pantaloni corti o lunghi. Ai piedi indossava basse pantofole di stoffa l’inverno e stava scalza l’estate…Unico ornamento era appunto il ciondolo della nonna e, se capitava, una margherita fra i capelli. Il solo elemento della sua persona  che veramente risaltava, e che non poteva certo nascondere, erano gli occhi di un blu eccezionale, che spiccavano come pozzi di cielo sul viso bruciato dal sole. Quelli erano l’unica eredità di suo nonno, del quale non aveva mai visto neanche una fotografia e di cui la nonna parlava raramente, in quanto il suo ricordo la faceva soffrire troppo. Artemisia sapeva soltanto il poco che l’anziana donna si lasciava sfuggire ogni tanto: era un uomo onesto, che aveva dedicato la vita ad aiutare gli altri, un “eroe”, e soprattutto era un “artista”; ma queste due parole la giovane non aveva mai capito bene cosa significassero. Sapeva solo che quel suo modo di essere era quello che l’aveva portato alla sua prematura scomparsa e che la nonna ogni volta che ci ripensava cominciava a singhiozzare e a ripetere “Ah il mio cavaliere…contro l’ultimo drago non ce l’hai fatta…Ah il mio eroe..com’eri bello, amor mio…” e altre frasi che Artemisia stentava a comprendere.
Mentre ripensava al nonno mai conosciuto suonò la sirena che segnava l’inizio del lavoro e Artemisia si affrettò a incolonnarsi con le compagne per salire sul pullman che le avrebbe portate nei campi. Ma uno dei guardiani, Severo, che nonostante il nome era il più umano (se così si poteva definire), la fermò e le disse: “Il padrone vuole che tu vada in città oggi…ha bisogno di tre balle di lana e 5 cubiti di seta per il suo corredo di nozze…ti accompagniamo io e il garzone di stalla…e vedi di non fare la furba: ché se sei brava ti lascio libera di gironzolare per un’oretta, ma se fai la difficile ricordo a Lucio che esisti, siamo intesi?”
“Come il padrone comanda…” rispose la ragazza. Le capitavano spesso questi incarichi: il padrone non approvava il fatto che la ragazza sapesse contare, ma gli serviva per contrattare il prezzo di certi articoli al mercato. Artemisia era sveglia, fin troppo per i suoi gusti, ma sapeva anche che lavorava sodo e che raramente creava problemi, per cui si fidava abbastanza di lasciarla andare in città accompagnata solo da due dei suoi uomini, ai quali affidava il denaro, contato, e il lasciapassare per entrare oltre i padiglioni.
Artemisia dal canto suo era contentissima dell’opportunità: perdeva una mattinata di lavoro e poteva andar a girellare per i banchi del mercato cittadino. La città, Flos Eycarpia, nonostante il suo fetore, la affascinava terribilmente: si diceva che un tempo fosse stata una delle più importanti del paese, quando ancora questo non era suddiviso in tre stati, e che a migliaia venissero ogni anno dall’estero per ammirarne le meraviglie. A lei più che altro importava  trascorrere una giornata diversa, vedere gente nuova e magari passare dalla bottega di Leonida, il vecchio contrabbandiere. Era lui che le procurava i libri in segreto e che spesso le raccontava storie sul glorioso passato della città, di cui era rimasta solo la chiesa principale, detta Duomo. Artemisia non aveva mai capito se il vecchio e astuto ricettatore avesse in qualche modo un legame con la sua famiglia, perché sembrava sapere molte cose di lei, senza che gliel’avesse mai raccontate, ma andava sempre volentieri a trovarlo. Nonostante i modi bruschi e schivi e il viso fortemente deturpato (si vociferava che avesse subito un incidente da giovane nella centrale nucleare nella quale lavorava) le stava simpatico e, per la sua infinita magrezza, le faceva talmente tenerezza che quando lui le chiedeva due mele come compenso, spesso gliene dava tre…

sabato 28 luglio 2012

Nuova Carriera n.1

Artemisia controllò che tutte le sue compagne stessero dormendo e con circospezione si tirò su dal pagliericcio. Da sotto il misero involto di paglia e foglie di granturco che le fungeva da materasso tirò fuori il suo "tesoro": un libro, per l'esattezza "Alice nel Paese delle Meraviglie". Non vedeva l'ora di cominciare a leggerlo: dal poco che ne sapeva doveva parlare delle avventure di una ragazza in un mondo fantastico. A dire la verità non le importava molto che cosa raccontasse, le bastava averlo. Per "conquistarlo" aveva dovuto scambiarlo con tre mele, un pezzo di formaggio e una striscia di carne secca al mercato nero: "Pazienza" aveva pensato "vorrà dire che mangerò di più domani. o domani l'altro...". Sì: quella pila mezza scucita di fogli ingialliti e mezzi strappati, con una copertina di cartone malconcio le ispirava un fascino enorme, maggiore del cibo a volte. Eppure lavorava duramente quasi 14 ore al giorno per quel misero pasto che consumava la sera, a volte troppo stanca anche solo per deglutire...ma la notte erano i libri, la conoscenza, che le davano speranza e conforto... Quelle righe che velocemente scorrevano sotto i suoi occhi e creavano mondi paralleli, mondi dove lei avrebbe voluto vivere, scappare dal lavoro massacrante, dai padroni con gli occhi, le mani e la frusta troppo lunghi, dalle sue stesse compagne, che arrivavano a fare da delatrici ai danni delle altre pur di accaparrarsi un pezzo di pane in più... Ma in quelle pagine si raccontava di donne indipendenti, di popolani che si ribellavano ai padroni, di "liberi cittadini" che sceglievano i loro rappresentanti in un'assemblea chiamata "Parlamento"... Artemisia aveva sentito parlare di cose del genere solo da molto piccola, quando sua nonna le narrava della sua giovinezza, ma aveva sempre creduto in parte che quelle storie, fossero soltanto storie, appunto... Cose del genere non erano possibili!!! Ma alla nonna ci era affezionata: era lei che l'aveva cresciuta dopo la scomparsa di sua madre, morta dandola alla luce, e l'arresto di suo padre, accusato di aver rubato due polli al padrone. I suoi fratelli, più grandi di qualche anno, erano stati presi a lavorare in poderi vicini e avevano il permesso di andarla a trovare solo una volta al mese, sempre che al loro padrone non girasse storto.
La nonna era sempre stata un punto di riferimento per la piccola Artemisia e aveva sempre cercato di infonderle coraggio... "Sii forte, bambina, e mantieni la tua dignità: pensa sempre con la tua testa, rispetta le regole, ma agisci secondo coscienza..." era una delle frasi preferite dell'anziana donna, che le aveva praticamente insegnato tutto, compresa la passione per la carta stampata. Lei le aveva dato i primi libri, le aveva insegnato come comprendere il significato di quegli strani segni che c'erano sopra e come riprodurli a sua volta...ovviamente tutto in grande segreto: ai popolani era proibito saper leggere e chi veniva scoperto in possesso anche solo di un pezzo di carta scritto, veniva punito con dieci frustate. Ma la nonna sosteneva che valeva la pena di correre il rischio, "L'ignoranza" diceva sempre "è il padre dei mali del mondo..." e lei non aveva certo intenzione che sua nipote crescesse senza le basi per poter ragionare e capire quando la raggiravano! E le raccontava di come, ai suoi tempi, tutti i bambini dovessero andare in un posto chiamato "scuola", dove imparavano tutti insieme...e allora Artemisia fantasticava di quel lontano passato, cercando di immaginare una vita diversa... Ma la nonna era morta l'anno precedente dopo l'ultima ondata di freddo e l'aveva lasciata sola...l'unica cosa che le era rimasta di lei erano i libri e delle altre cose strane, un misto di immagini e riquadri scritti, - "Com'è che si chiamavano?? ... ehm... ah ecco: Fumetti!!" - insieme a un quaderno per scrivere e una "penna biro" (la nonna la chiamava così)...e poi le aveva lasciato un pendaglio fatto a gatto, che lei custodiva gelosamente legato al collo... La nonna diceva che era un regalo del suo grande amore quand'era giovane e gliel'aveva affidato sul letto di morte, per cui Artemisia lo teneva come una reliquia del nonno che non aveva mai conosciuto, e lo toccava come un amuleto ogni volta che si sentiva sconfortata, delusa, abbrutita, malinconica ... dopo una lite col guardiano del padrone, ad esempio, o con le sue compagne, che spesso la deridevano e la insultavano...
Era strana Artemisia come ragazza, lo era sempre stata, e per questo non aveva molti amici...a dire la verità non ne aveva nessuno: già la nonna era considerata una "pazza" al villaggio e lei aveva sempre pensato che anche la parola "amicizia", fosse una di quelle cose che si potevano trovare solo sui libri, come succedeva per  "democrazia" e "libertà"...

giovedì 26 luglio 2012

...tornare all'ovile pensando a partire per nuovi lidi...

...sono scesa alla stazione di campo di marte alle ore 17.46 di oggi...sono stata subito investita dall'odore di casa...il tanfo fiorentino...ma mai casa mia mi era mancata così tanto...perché all'odore di casa, è seguito il sapore di casa...sì...che dolce il ritorno...quasi dolce quanto la partenza...una mini vacanza...anche se di "vacante" c'è stato ben poco...almeno i primi 3 giorni, che sono stati mooooolto pieni!!! :D a volte è proprio vero che la felicità è difficilmente descrivibile a parole...ci sto provando a fare un discorso di senso compiuto che non suoni banale, falso, stupido...ma non ci riesco...che frustrazione...dove voglio andare???vorrei far la grossa con la storia di saper scrivere...ma evidentemente non son un granché...non riesco a esprimere nemmeno quel che più mi rende felice...e allora a cosa serve?di cosa scrivo?? dovrei davvero mettermi a inventare storie di fantasia? non mi ci vedo...anche se ultimamente non escludo neanche quella di idea...qualcuno mi sta facendo pensare che potrebbe essere fattibile...magari solo a livello di collaborazione a progetti più ampi...sì...devo ammettere che l'idea mi solletica (tanto per citare uno dei più grandi programmi televisivi della mia infanzia...)...intanto ripenso a quello il mio cervellino malato elaborava stamani...alle angosce...le paure...beh...e dico...e quindi?? il passato mi fa cucù da ogni parte...ma per una volta non fingo nemmeno che non esista...no, cavolo, sono grande? adulta? matura? convinta di quello che faccio?BENE...allora accetto il passato, in quanto ormai appunto "passato" e mi vivo il presente, guardando al futuro...le coincidenze, i deliri da fatalista (quale non sono...sono una donna di scienza io perdiana!!!) li ascolto solo quando ci piacciono...quando mi intortano ho deciso che son fandonie, bazzecole, bubbole e pinzillacchere...anche perché non posso fare altrimenti...è questo il mio tempo...questo il mio momento...ed è tutto fuor che brutto...quindi chi me lo fa fare di imparanoiarmi?? di sicuro tenderò sempre a cadere nella malinconia...son così, è il mio carattere...quello un po' alla Friedrich...insomma il Wanderer e compagnia cantando (che poi: perché sta compagnia canti un s'è mai capito!!!)...ok va bene...però...ora come ora mi voglio DIVERTIRE...ed è quello che sto facendo...mi diverto...tanto tanto...ora che ho trovato con chi condividere le mie follie...le mie idee balzane e malsane...sono libera di essere me stessa...di esprimermi liberamente...un po' come faccio con la mia migliore amica...ma su un livello diverso...più....come si può dire? intimo?confidenziale? non lo so...diciamo che ho tolto il doppiofondo da qualche cassetto della mia anima...un po' anche costretta, diciamo la verità...ma mi sento libera...non ancora completamente...ma sto meglio...questo è il senso, l'insegnamento della mia mini vacanza....i miei blocchi si stanno disfacendo uno ad uno...e io...sono contenta!!!

venerdì 13 luglio 2012

...questi fantasmi ancora in noi sono più vecchi di ogni età...

STERMINARE! sì...vorrei essere un dalek a volte...per poter pronunciare questa parola con voce metallica e incenerire tutto ciò che mi irrita...oggetti, persone...tutto quanto....sono stanca, immensamente stanca...ho l'anima stanca...un lenzuolo sgualcito, un barattolo di latta ammaccato, un foglio accartocciato...avrei bisogno di poter svolgere i miei pensieri su un tavolino...sbrogliarli...rimetterli in fila e poterli leggere con calma...e poi magari anche interpretarli...e invece no, non si può...il mio sistema è sovraccarico...il mio cervello è talmente zeppo di roba, che sembra il 23 o il 6 nell'ora di punta...ogni circonvoluzione satura come un bicchiere d'acqua con troppo bicarbonato, come una sanguisuga piena di sangue che si stacca dalla tua pelle per respirare, come lo spumante agitato che fa esplodere il suo tappo...e prima o poi esplodo anch'io...sono in quiescenza...come il vesuvio...sembra tranquillo..ogni tanto al massimo si vede un flebile filo di fumo uscire dal suo cappello...ma è quello che bolle in profondità, quello che non si vede, ad esser pericoloso...fa caldo all'interno delle miei pendici cerebrali...la pressione è al limite...dovrei trovare una valvola di sfogo...ma temo che sia difettosa...a volte fa scappare qualcosa...a tratti, all'improvviso e nei momenti più improbabili...ma il sistema d'allarme...quel self control che mio babbo nega che abbia, richiude il rubinetto ogni volta...e serra stretto...non sta bene esplodere...non sta bene urlare in mezzo alla gente...non sta bene rispondere male...non sta bene mostrare debolezza...sorridi, tranquillizza, consola, rassicura, dai speranza a chi ne ha bisogno...non cedere...anche se resti coinvolta, non cedere...controllati...non sei una bambina...sei adulta e gli adulti non piangono, non urlano, non prendono a testate i muri...anche se hanno voglia di farlo...ma io ce l'ho ogni tanto il modo per ingannare il sistema d'allarme...io scrivo...e in parte, faccio calare un po' la pressione...è che per un pascal che scende, sale di altri due...è una lotta infinita...contro me stessa...contro la mia educazione, la mia diplomazia, i miei mille compromessi...ma è la vita...non posso far diversamente...devo solo trovare un altro modo per sfuggire a tutto questo senza sembrare una schizzata...devo trovare un altro rubinetto...deve esistere...tutti ne hanno più di uno..nel caso si rompa il primo...non posso esser stata progettata senza...sennò ci sarebbe da denunciar l'ingegnere responsabile del progetto...nel 1990 le leggi sulla sicurezza erano già abbastanza chiare!! spero di trovar presto un equilibrio...l'esplosione è vicina...vicinissima...

mercoledì 20 giugno 2012

...una giornata uggiosa...


Sei presa  da una giornata così..un po’ morta, un po’ triste…ti senti a terra….depauperata di ogni forza…e stai aspettando una persona…con ansia…odi stare ferma ad aspettare…non ti è mai piaciuto…eppure l’attesa è una delle componenti principali della tua vita…molto di più di tante altre…quanti pomeriggi ad attendere…quante serate…tutta la vita in un certo senso….sei stata ad aspettare che la vita stessa cambiasse, invece di agire e cambiarla con le tue stesse mani….ma sto divagando…insomma sei immersa in questa giornata…un caldo assurdo…su una panchina di una piazza ottocentesca di Firenze, che dello splendore che si voleva ottenere ai tempi in cui la città era capitale del Regno ha, ormai, ben poco….e aspetti…e mentre aspetti dici “mi collego a internet e aggeggio un po’ su fb….che so?? Fo la sfida delle città or somethin’ like that…” ma la connessione non c’è…”e la firenze wi-fi??” mah: si vede che matteo di questa piazza s’è dimenticato e un ce l’ha messa…bon…e allora che fai?? Ti metti a leggere…vecchi scritti…tuoi e di altri…e scopri che sei sempre stata una gran rompiscatole…piena di paranoie…torte…che nulla tutto sommato è cambiato rispetto a quando eri un’adolescente…cambi file…oh che bello!! Citazioni…e ti metti a leggere…saint-exupery, calvino, kundera…oh cavolo quanta bellezza in poche righe!!! “mi riuscirà mai scrivere così bene?? Mi sa di no…”….però intanto hai smesso di pensare…al caldo, all’attesa, alle paranoie…leggeresti e basta…ti ci immergi in quella lettura…ed è bellissimo…poi va beh ok è tardi…”se mi scordo perché mi metto a leggere poi come faccio??”…e allora che fare??tutta questa gente in questa dannata piazza che fa?? Beh…la maggior parte passano e basta…a piedi o in bici…qualcuno porta a spasso il cane…c’è chi legge, chi dorme…e poi…ma guarda un po’…c’è chi fissa il vuoto davanti a se…”e che penserà?? Avrà le mie stesse preoccupazioni?? Come me starà aspettando qualcuno??forse dovrei chiederglielo…magari nasce un’amicizia…proprio come nei libri di calvino…no non è possibile….” E intanto hai scritto una pagina…ed è passato il tempo…ed è quasi ora….e l’ansia torna…via alziamoci dalla panchina…basta aspettare: Godot lo saluto un altro giorno!!!

...storie di tutti i giorni...

è dura, durissima...è tanto tempo che non scrivo una pagina così triste...dai tempi...quelli che sembrano lontani, lontani...ma che in fondo sono solo 3 mesi fa...sì sono triste...e lo so che la maggior parte della gente mi direbbe che son la solita rompiscatole, che si sa solo lamentare, che non si gode la vita e la felicità che ha a disposizione...lo so e a volte penso anche che abbia ragione...ma come faccio a star tranquilla? ho imparato che la felicità è una leccornia i cui bocconi te li devi conquistare ogni giorno col sudore e col sangue...e mi sta bene...ma è faticoso...e poi...la mia felicità non la posso condividere...no...alcune delle persone a cui sono più vicina non capirebbero...non approverebbero...non apprezzerebbero...e questo fa malissimo...perché la mia felicità, la scelta che ho fatto 3 mesi fa mi ha cambiato la vita, in meglio, e nel bene e nel male me la condiziona...non dico bugie...ometto...come sempre...ma non ne posso più...devo omettere tutto...sto esplodendo...dicono che sono diventata poco socievole, impenetrabile...che mi sto comportando male...sto diventando la figlia degenere...nonostante non creda onestamente di esserlo...il mio mutismo non migliora le cose, me ne rendo conto...ma come potrei parlare?? di cosa parlo?? cadrei dalla padella nella brace...non verrei capita...non c'è spazio per l'amore e i sogni nel loro mondo...non c'è spazio per chi non è omologato: buoni studi, lavoro fisso, progetti concreti...altrimenti sei out...zero possibilità...condanna senza processo...di sicuro non hai niente di interessante da dire...tranne se sei carne della loro carne...o meglio...ti perdonano solo per il legame di sangue...fin'ora io ero esente da tutto questo...tendevo alla perfezione: buoni voti, impegno sociale e politico, niente droghe, alcool o comportamenti socialmente deprecabili...e poi...e poi la mia voglia di libertà si scontra con il loro mondo...o meglio con il loro modo di vedermi e immaginarmi...con l'etichetta che mi hanno appiccicato...potrei essere davvero qualcuno io...col mio lavoro socialmente utile (forse non hanno realizzato che non esiste la mia figura professionale!!!)...potrei...e si parte a pontificare...e invece no...io non l'accetto...per una volta non sto zitta nell'angolo con la testa bassa...non faccio finta di nulla...questa volta combatto, prendo posizione, alzo la voce...eh si cavolo...si tratta della mia vita, che dovrei fare?? rinunciare?? eh no...non adesso che ho trovato una strada...non adesso che ho scelto da sola..senza andare per esclusione...non adesso che per una volta mi sento viva e non vegetativa...e non posso fregarmene come dicono molti...non puoi fregartene di chi vive accanto a te tutti i giorni...l'essere umano è un animale sociale...se facessi l'eremita forse...ma non è così...la famiglia è una comunità...con le sue regole...e di mezzo c'è anche l'affetto...ma io non ce la faccio...mi sento soffocare, come quando avevo 15 anni...e mi sento enormemente sola nella mia battaglia...oltre a questo c'è l'altra questione...quella del mio sedicente migliore amico scomparso...che dal nulla ha deciso di non voler parlare con me...19 anni insieme...buttati nei 3 minuti necessari a scrivere un sms...e c'è chi mi dice anche in questo caso che dovrei lasciar perdere, che non mi merita, che uno così meglio perderlo che trovarlo...sì forse è così ma non fa meno male...entro in camera mia e ogni cosa me lo ricorda...i libri che mi ha regalato (con tanto di dedica), i suoi disegni, il peluche per il mio compleanno...accendo il pc: le foto insieme, i suoi scritti...no, non posso cancellare tutto così dall'oggi al domani...non posso obliterare la maggior parte della mia vita...e continua a far male...situazione su situazione...è vero: ho un bellissimo tavolo e un sacco di spalle di amici su cui piangere...ma è giusto scaricare il mio dolore su di loro?? non poi così tanto...anche loro hanno le loro beghe...i loro dispiaceri...forse più gravi dei miei...e quindi mi affido alla parola scritta...non tira poi su molto, lo devo ammettere...ma è sempre stata la mia valvola di sfogo...e fin'ora non ho trovato modo migliore...

lunedì 11 giugno 2012

...se non è barocco è un pastrocchio...

"...più o meno 3 mesi fa ho comprato un tavolo e l'ho portato in casa mia...è strano...tutto intagliato, decorato, pieno di cassetti, doppifondi, anfratti...che ancora ho da scoprirli tutti...ogni giorno ci trovo qualcosa di nuovo...qualche volta sbatto negli spigoli...infatti son piena di lividi...però da ogni livido imparo come scansar lo spigolo e il giorno dopo non ci risbatto...potreste pensare che di un oggetto tanto particolare ci si possa stufare facilmente e invece no: ogni giorno sono più contenta di averlo comprato..." questo è lo status che ho messo su fb oggi...non è l'unico, ma è ovviamente quello più importante: riassume in maniera completa ma concisa la mia situazione...sì: sono piena di lividi...gli ultimi mesi non sono stati né tranquilli, né, tantomeno, facili...ma si dice che sbagliando si impara e in effetti...quale migliore scuola di questa? sono tutta ammaccata, il mio cuore lo è, ma come diceva Becquer: se soffro vuol dire che son vivo!! e accidenti se mi sento viva ultimamente!!! forse non lo sono mai stata così tanto...prima la mia esistenza consisteva di una strada di curve e un po' accidentata, adesso alla situazione ho aggiunto tutti i fenomeni climatici possibili: pioggia battente, neve, grandine, tramontana, brezza marina, sole di maggio, tornado, uragano...diciamo che il tavolo nuovo ci sta bene in casa mia, ma in parte ha rivoluzionato l'ordine delle cose, come sempre succede quando si cambia la mobilia...e ancora certe volte mi fa strano pensarlo lì nel bel mezzo della stanza...qualche volta se son sovrappensiero ci passo davanti e penso che sia un sogno e allora torno di corsa a vedere se c'è davvero...non pensavo sarei mai entrata in possesso di un oggetto di cotanto pregio e valore... certo:c'è sempre la questione degli spigoli e dei cassetti...gli spigoli sto imparando giorno, giorno a evitarli, senza mai cercar di smussarli, perché il mio tavolo è bello anche per quegli spigoli e non lo potrei mai modificare: non mi piacerebbe più... per la questione dei cassetti il discorso è più lungo: più ne apro e più ne aprirei... non tutti sono della stessa grandezza, alcuni son più capienti, altri meno... la maggior parte sono abbastanza disordinati, un po' come i miei... il contenuto di molti è decisamente originale e affascinante: mi riporta alla mia infanzia, alla mia adolescenza, al mio modo di affrontare i problemi, a quello di farmi travolgere dagli eventi, mi riporta alla mia testardaggine, alla mia forza di volontà, alla mia pigrizia, alla mia rabbia, alla mia intolleranza latente, alla mia idiosincrasia applicata, alla mia determinazione a non mollare, alla mia speranza nel futuro... in quei cassetti c'è tutto un mondo, per metà concernente il mio universo, per metà sconosciuto e quindi, con il mio atteggiamento tra il faustiano e l'ulissiano, son qui ancora ad aprirli, uno dopo l'altro, per scoprire tutto quello che c'è dentro...e non solo: per imparare e continuare ad amare il mio tavolo e quello che contiene; il suo passato, la sua storia, i graffi, le incisioni, le spaccature, i nodi... e non mi importa dei lividi, fanno male, ma mi servono da monito..."chi non fa non falla"...probabilmente continuerò a sbattere in qualche spigolo, probabilmente il contenuto di qualche cassetto sarà di difficile comprensione o addirittura in qualche caso non mi piacerà poi molto, ma ho scoperto che studiare, mangiare, leggere, scrivere, piangere su questo tavolo mi è diventato indispensabile; è il mio "porto sicuro", il mio rifugio segreto all'interno della casa, sapere che c'è mi dà conforto e speranza, tanto che non riesco più a separarmene: fa parte della mia vita quotidiana, ormai; rivenderlo, regalarlo o modificarlo mi sembrano idee inconcepibili...sì: ci sta proprio bene questo tavolo nella mia casa, come mai nessuno prima di esso...

venerdì 25 maggio 2012

...neutron star collision...

Tanto che non scrivo...è che sono stata so busy...ho vissuto un periodo pieno...e lo vivo ancora...scontri, incomprensioni, litigi, pianti, dolore....affiancati da incontri, conferme, abbracci sinceri, risate e taaaanto amore...è la vita?? beh sì...anche se a me sembra ogni giorno più speciale!!! C'è chi non approva il mio metodo, quello cioè di mettere la mia vita "in vetrina"...prendere ciò che sento, che provo, che faccio e sbatterlo sulla rete...accessibile a tutti...un po' come denudarsi in mezzo di strada...c'è chi dice che è da egocentrici, che è sbagliato, irrispettoso nei confronti miei e degli altri...ma la mia filosofia è un'altra...premesso che negare il mio immenso egocentrismo sarebbe assurdo, proverò a spiegarla punto, punto..
1) nemmeno la vita più monotona e triste potrebbe esser raccontata su un blog...non basterebbe l'intera piattaforma di internet...per cui: metto solo una parte della mia vita qua sopra...ci sono cose di me che nessuno conosce...forse neanche io....
2) come Linus, penso che la felicità fine a se stessa non abbia senso, che vada condivisa...come tutto il resto...come anche il dolore, la conoscenza e l'arte...che cosa avrebbe guadagnato il mondo da un Caravaggio se si fosse tenuto i suoi quadri in casa, nascosti agli altri??a che punto sarebbe la medicina se Fleming non avesse diffuso le sue conoscenze sulla penicillina??  le cose belle o brutte, ma sentite....quelle che ti fanno ridere, piangere, contorcere lo stomaco, battere la testa nel muro, o solo quelle che pensi possano essere utili a qualcuno (anche solo te stesso) sono quelle da mostrare agli altri...
3) forse è ancora egocentrismo, condito da una buona dose di superbia...ma penso che magari qualcuno legge le righe che scrivo...magari mi conosce, magari no...magari gli girano un po' le scatole...e trova sto post, su questo "blob" (come qualcuno lo chiama!) e pensa che magari è anche un po' un blob da quindicenne cretina, visto lo sfondo rosa...e magari si ferma lì...non lo legge nemmeno, ma intanto per un secondo, due non ha pensato ai suoi giramenti, o magari ci ha pensato e si è sfogato infamando 'sta "ragazza confusa"...o magari si ferma un attimo e si dice "suvvìa leggiamolo sto post, di 'sta cretina confusa..."...lo legge...vede che son felice, che scrivo cose un po' strane, torte...e magari gli scappa un sorriso...beh...è proprio per quel sorriso che scrivo qua sopra...pensare che quello che scrivo, oltre ad essere scritto benissimo in quanto scritto da me, e far da sfogo a me, possa servire anche non dico a rendere felice, ma per lo meno a far sorridere anche qualcun'altro...
...per cui...conosciuto o sconosciuto lettore...buona serata e buonanotte!!

sabato 5 maggio 2012

...that's amore...

...le serate assurde si moltiplicano nella mia vita quotidiana...ne consegue un enorme caos, misto a vero e sincero divertimento e a una stanchezza allucinante...sto in realtà veramente bene...le mie consapevolezze aumentano..anche dei problemi da affrontare...il pregiudizio è una brutta bestia...la gelosia e l'invidia anche...tocca combatterci tutti i giorni...e vedere tali bassezze nelle persone a te vicine non può che farti male...ma son convinta di potercela fare...ho accanto la persona giusta con cui affrontare tutti i mostri: quelli del passato, quelli del futuro, quelli del presente, quelli esterni a noi e quelli, purtroppo, dentro di noi..e poi nel bene e nel male c'è la vita vera, che scorre da sé senza bisogno di un motore a monte a spingerla...ti ci trovi dentro e non puoi far altro che viverla...e devo dire che ultimamente, per quanto faticosa, non è malvagissima...forse addirittura non lo è mai stata...solo la guardavo col paio d'occhiali sbagliato...già..dipende tutto dal filtro che usi: RGB, passabanda...lo svarione scientifico ce l'ho da stamani..in cui paragonavo la sfiga all'attrito...e mi sembra calzantissimo come paragone..un po' come lo "strano cappello" "calza a pennello" a Memole!!! senti qui che cultura...si spazia dalla filosofia, alla fisica, alla tecnologia, ai cartoni...roba da pazzi!!! sarà che sono ispirata!!! :D del resto no riesco a fare altrimenti...ste citazioni "colte" mi vengon più spontanee del solito...mi sento (oltre che più rilassata come mi dicono tutti!!) particolarmente simpatica!!! ahahahahah...e sempre meno modesta!!! e poi sta felicità enormemente stancante...che non mi passa...come la peggiore delle influenze, la più martellante delle musichine tunztunz, la più fastidiosa mosca in un'appiccicaticcia giornata d'estate...del resto quando sei sul lungarno a Firenze, in una notte di luna piena (e più grassa del solito!!!), con il ragazzo più fantastico della storia e passa un tizio in bici fischiettando "that's amore" di Dean Martin, come dovresti essere?? :D

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge