mercoledì 25 marzo 2020

DANTEDI' - 25 marzo 2020

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sabato 14 marzo 2020

Parafulmine

Mutek era stanco. Ancora una volta si trovava l'anima lacerata, gli occhi in fiamme, lo stomaco ridotto a una nocciolina. 
Le parole, da lui sempre misurate, pesate, centellinate, gli altri le usavano come le mascherine vengono usate in quarantena. Senza riguardo, senza attenzione, come quando si lancia il sacchetto dell'umido nel cassonetto. Come quasi se ne volessero allontanare, come se gli facessero schifo, le lanciavano così come pietre. Loro lapidatori, io novella Maddalena, di nuovo pensava a quanto fosse ingiusto.  Quanto le attenzioni che riservava lui agli altri, venissero dagli stessi calpestate quando si trattava di usarle nei suoi confronti. Per tutti era normale riversargli addosso insicurezze, paure, tristezza...
Era un parafulmine. E quando però stava male lui? Su chi avrebbe scaricato la tensione? Su cosa scaricano i parafulmini? Direttamente a terra. 
Io, che sono un parafulmine umano devo ancorarmi bene a terra, quindi, pensò osservando le coreografie degli storni al tramonto sulle case in lontananza.
Di cosa è composta la mia messa a terra? Benjamin aiutami tu!
Ripensava all'importanza che la specie umana aveva dato da sempre al linguaggio, tanto da farne una forma d'arte. "In principio era il Verbo". Già. Le parole. Per secoli, millenni, e ancora oggi in alcune culture, si è attribuito ad alcune parole un significato magico, di guarigione o maledizione. Sono fatti di parole gli incantesimi e le preghiere, e la cultura classica ne ha creato movimenti filosofici e ha insegnato il loro uso nelle scuole. Che direbbe Cicerone della pochezza e l'approssimazione con le quali oggi si usa il linguaggio? E Gutemberg, che ha inventato un modo nuovo per diffonderle a tutti? 
Mentre pensava a questo, con amarezza, scorreva le foto sul suo dispositivo elettronico di comunicazione. Gliene passò davanti una in cui era sorridente. Non era da solo in quella foto e, infatti, era felice. Per un secondo si vide anche bello, al contrario di come gli capitava sempre. Sorrise a quel sorriso.
Ecco la mia "terra", dove scaricarmi. Sono le persone. Quelle che a me ci pensano. Quelle che ancora hanno l'empatia necessaria a comprendermi. Quelle che mi strappano un sorriso quando vorrei solo piangere e urlare. E di questi tempi non se ne trovano tante...








"Le parole sono, nella mia modesta opinione, la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo" Albus Silente

venerdì 13 marzo 2020

Pensiero mattutino

Mutek si svegliò. Era il quarto giorno di quarantena. Tutto gli sembrava surreale. Il mondo era fermo, la sua testa no. Oggi avrebbe dovuto festeggiare. Con lei. Ma in tempi di clausura forzata anche quell'occorrenza sarebbe stata rimandata a tempi più felici. 
Devo far tesoro di questa cosa, si disse poco convinto. Devo imparare a prendere coscienza di me e dei confini del mio corpo, della mia azione. Devo smetterla di farmi travolgere dalla sindrome di Superman e accettare di non poter provvedere a tutto e a tutti. Ciò non significa che farà meno male, ma già prenderne atto è un inizio di guarigione. Devo far tesoro di tutte le sensazioni brutte o belle di questi giorni. Analizzarle. Metterle nella loro casella. E distaccarmene. È un mettere in ordine. Trovare a tutto un posto. E forse allora troverò la chiarezza che mi serve. Forse no. 
Il mondo per i prossimi 20 giorni è tutto qui. Nella mia casa. Nella mia stanza. Nella mia testa. Se non voglio impazzire devo sistemare il casino che c'è, quello fuori e quello dentro. 
Cominciamo con la scaletta delle cose da fare. Cominciamo col farci una doccia, cambiare pigiama e lenzuola. Prendiamo aria dal terrazzo e osserviamo questo pezzo di periferia così assurdamente deserto e silenzioso. 
Non era vero silenzio. Sentiva, se allungava l'orecchio, lo svolgersi delle vite dentro le case. Tapparelle che si alzano, tg che diffondono paure, sciacquoni tirati, qualcuno che fa uscire dalla finestra le note di una canzone pop anni '80. Da qualche parte, gli uccellini cinguettavano e un loppide abbaiava all'aria. 
Manca poco più di una settimana a primavera, pensò mentre rientrava, lasciando con riluttanza il metro quadro e mezzo del balcone. 
La primavera. La sua stagione preferita. Aveva sempre grandi speranze all'arrivo della bella stagione. Doveva aspettare ancora venti giorni per godersela appieno. Il primo sole. Le margherite nei prati. L'aria tersa e le risate dei ragazzini. Ridono sempre i ragazzini. È una cosa tipica loro. I bambini piccoli corrono. I ragazzini ridono. E io? Io sono un uomo e rispetto i canoni della società. Io non rido col primo caldo della primavera. Non mi faccio inebriare dal profumo delle erbe, né dagli ormoni risvegliati. Io… Io sono un idiota che aspetta a gloria di poter uscire di nuovo. Io sono quello che sogna il primo gelato della stagione. 
E mentre pensava a quel gelato, chiuse la porta finestra e tornò alle sue incombenze.

martedì 9 ottobre 2018

On the tightrope

L'altalena. L'altalena è un'enorme metafora della vita: un momento ti sembra di poter toccare le foglie degli alberi, le nuvole, le scie degli aerei, il momento dopo sei vicino a terra e devi stare attento a metter bene i piedi se non vuoi farti male. Questo pensava Mutek mentre osservava fuori dalla finestra dei bambini che giocavano nel parco. Facevano la coda per ogni gioco, uno dei primi esempi di convenzione sociale, di civiltà, a cui siamo sottoposti: la fila per lo scivolo. C'era sempre, certo, il bambino più prepotente che si faceva largo a spintoni, ma non sempre riusciva. Gli altri, a volte, lo bloccavano, oppure lo faceva il karma, quando, troppo spavaldo, scivolava giù di piedi e lasciava un dente sul tappetino di ecoplastica. Il mondo dei bambini può esser molto simile a quello naturale, che la specie umana pensa di essersi lasciata alle spalle col Neolitico. Poveri illusi!
E mentre guardava i bambini, pensava a se stesso, a quanto altalenante, appunto, riusciva ad essere il suo umore, il suo punto di vista sul mondo. Pensava alla voglia di lasciare tutto, scappare, mandare a quel paese ogni cosa che conosceva, lasciarsi i fantasmi alle spalle, col solo conforto della sua Wonder Woman, accanto. Ce l'avrebbero fatta, da soli? "Tanto, soli, per soli... meglio esserlo davvero...". A ripensarci, no. Non potevano farcela. E non perché non ne avessero i mezzi, ma perché quel loro essere, così dannatamente soli, diversi, in guerra col mondo, faceva parte di loro. Sapeva che altrove non sarebbero stati felici fino in fondo, seppur lontani dai casini. O se ne sarebbero creati di nuovi, o sarebbero tornati sui loro passi. "Perché, che ci piaccia o no, siamo anche il nostro malessere e le nostre insofferenze, siamo il nostro dolore, la nostra insicurezza, la nostra rabbia e la nostra idiosincrasia. Come siamo la nostra voglia di lottare, la nostra sete di giustizia. Nessun eroe rinuncerebbe ad essere quel che è, a indossare il suo mantello, anche se sa che la guerra è persa in partenza."
E quindi doveva restare, per necessità intrinseca al suo modo di essere. E soffrire. E voler scappare. E poi rinunciare a scappare. E poi esser felice. E farsi solleticare dalle illusioni del mondo. Sentirsi amato. Sentirsi odiato. Sentirsi incompreso. Sentirsi insicuro, instabile. Guardare quegli occhi di cielo e sentirsi protetto. Così, costantemente come l'equilibrista, sul filo del rasoio, sul ciglio di un burrone, annaspando con le mani per trovare un equilibrio che non esiste. Solo la morte è equilibrio, è staticità, è sicurezza. La vita è un filo: a noi sta "solo" imparare a camminarci sopra.

lunedì 18 giugno 2018

Questo non è il mio paese

Ciao, mi chiamo Alice, sono italiana e oggi mi sono svegliata in un altro paese. 
Non il mio, certamente.
In questo paese, dove mi sono ritrovata per caso, il Ministro dell'Interno fa anche da premier, Ministro della Difesa ecc.
In questo paese avrei paura ad avere un figlio omosessuale, non perché la cosa sia un problema in sé, ma perché in questo posto maledetto gli omosessuali vengono derisi o picchiati.
In questo paese il Ministro sopracitato propone il censimento dei rom, un po' come in Germania nel 1938 fecero con gli ebrei.
In questo paese si lasciano in balia delle onde 629 disperati che tentano di trovare una vita migliore.
In questo paese tv, giornali, ministri e gente comune sono convinti che il problema principale siano i migranti, senza pensare a corruzione, mafia, disoccupazione giovanile...
In questo paese l'ignoranza è sdoganata, non si crede né nella scienza né nelle istituzioni.
In questo paese gli immigrati li pagano 2 euro al giorno per raccogliere i pomodori, poi si lamentano che "rubano il lavoro" agli abitanti locali.
In questo paese se una ragazza viene stuprata da un bianco "se l'è cercata", ma se a stuprarla è un nero, allora condannano tutti i neri.
In questo paese se dei rom causano un incidente mortale si grida allo scandalo, ma se un africano viene ammazzato con sei pistolettate nessuno ne parla.
In questo paese la gente prega un dio misericordioso e caritatevole, ma vorrebbe bruciare tutti i diversi.
In questo paese si grida "assassina" alla donna che abortisce, ma poi si augura la morte per annegamento dei migranti sui barconi.

In questo paese i fascisti sono al governo, anche se non hanno la camicia nera, ma verde.

Fa proprio schifo questo paese, non è certamente il mio. 
Non è il paese dove sono nata, dove sono cresciuta, il paese che amo. 
Questo è un paese dove non auguro a nessuno di svegliarsi domani e dove io non vorrei affatto vivere.

martedì 12 giugno 2018

Aquarius, la nave, non il segno zodiacale

Seguo con ansia la vicenda delle 629 persone tenute in ostaggio dal governo del mio paese. E non dico "tenere in ostaggio" a caso. Quelle persone sono infatti allo stremo, i viveri e l'acqua cominciano a scarseggiare, qualcuno ha bisogno di cure mediche... Ma per la politica, nostrana ed europea, questo non conta. No: le vite umane da tempo non contano. Non prendiamoci per le mele: sappiamo tutti che alla maggior parte della gente la sopravvivenza di altri esseri umani, soprattutto se poveri, non interessa. e questo vale per la gente comune, figuriamoci per chi vive in campagna elettorale perpetua come il nostro neo Ministro degli Interni. Ieri, leggendo i commenti sui social, mi sono domandata: come siamo arrivati a questo punto?
Beh credo che le principali cause possano essere elencate facilmente:
- Immobilismo e lassismo della politica mondiale democratica nei confronti di movimenti populisti, fascisti, xenofobi che pian, piano si sono presi indisturbati media e cervelli delle persone
- politica economica postcoloniale nei paesi "in via di sviluppo" (termine per indicare che no, non si svilupperanno mai, almeno finché comanderemo no, che vengono sfruttati al massimo, impoveriti, costretti a farsi la guerra, lamentandoci poi se vengono a migliaia coi barconi sulle nostre coste
- incapacità dell'Europa di avere un vero obiettivo a lungo termine comune: ognuno fa i propri interessi, l'UE è diventata un'allenza di burocrati, nemmeno tanto solida.
- sinistra inesistente o morente

Ecco: il gioco è fatto. In pochi anni siamo arrivati a quest'epoca dove ignoranza e violenza sono sdoganate, nessuno crede più nelle istitituzioni democratiche, la guerra fra poveri (o fra chi si crede tale e chi lo è davvero) è pane quotidiano.

Credo che sia l'ora di invertire la rotta. E velocemente. Altrimenti non ci aspetta un futuro roseo, ma nero. E non solo per l'atmosfera.

martedì 6 febbraio 2018

La speranza è come l’alba. Se ci credi solo quando la puoi vedere non supererai mai la notte.

Mutek si stupì della banalità della sua epifania. Ma era sempre stato tutto lì, davanti ai suoi occhi, e lui non se ne era mai reso conto. Adesso vedeva il quadro generale, come se avesse avuto un'illuminazione divina. Era ovvio, palese, lapalissiano. Siamo tutti granelli di sabbia della stessa spiaggia, in balia delle correnti di terra e di mare. Può essere spaventoso a pensarci, ma non è così negativo come può sembrare a un occhio annebbiato, come era sembrato anche a lui pochi istanti prima. Granelli di sabbia. Così come la vita è fatta di infiniti istanti, la materia di infiniti atomi, lo spazio di infiniti pianeti. Siamo parte del tutto, ingranaggi di un sistema, non poi così immodificabile come si potrebbe pensare. Nessuno darebbe importanza alla farina, o a un uovo, posato su un tavolo, ma quanto è buona una torta! Eppure è formata da tanti ingredienti, che a una prima impressione sono insignificanti, banali, scontati. E invece se li combini, in modi diversi, in dosi diverse, cambia qualcosa: è sempre una torta, ma un po' differente da quella precedente, da quella successiva, da quella della vicina. Così come accade all'umanità: tutti Homo sapiens, tutti diversi. Stessi ingredienti, una torta diversa. Certo è, però, che una torta senza ingredienti non la puoi fare! Una molecola lipidica senza catene di CH2 nemmeno. Non puoi scrivere una poesia senza parole. Una persona senza ideali, esperienze, emozioni, che cos'è?

"Sono le cose piccole che fanno quelle grandi!" si disse Mutek, vergognandosi quasi dell'ovvietà di quello che aveva pensato! Eppure, fino a poco prima non lo aveva capito. Si sentiva troppo piccolo per lottare contro ciò che gli stava capitando, troppo inutile, da solo. Un uomo nella moltitudine, che poteva fare? Se fosse sparito, nessuno avrebbe notato che non c'era. Un minuscolo ingrediente in dose miserrima  nell'impasto dell'Universo, a che serviva? 
Invece serviva, come la buccia di limone tritata fa una pasta frolla migliore, anche se non la vedi. Ma se non c'è, noti la differenza. Forse lui non poteva essere una torta intera, ma poteva essere scorza di limone, spolverata di zucchero a velo, aroma di stecca di cannella. Era poco? Forse. Ma era necessario, imprescindibile che ci fosse. E non era certo con la sua assenza che avrebbe migliorato la ricetta generale! Anzi. Decise quindi che avrebbe fatto il suo dovere di ingrediente, anche al costo, alle volte, di essere dimenticato, usato in piccole dosi, non apprezzato dai più, come i canditi del panettone. Avrebbe preso la responsabilità di arricchire la ricetta, lo doveva alla ricetta stessa, in quanto annoverato nella lista degli ingredienti, e lo doveva a se stesso, per la dignità di essere un ingrediente, seppur piccolo, ma essenziale.

"Noi siamo la scintilla che appiccherà il fuoco... Già: me lo hanno detto tutti e io non l'ho capito! Perché essere piccoli è dura da accettare, soprattutto in un mondo di "grandi". Ma il fuoco non si appicca senza scintille! Io sarò scintilla, candito, noce moscata, ingrediente segreto, difetto del reticolo cristallino, incongruenza, crepa... sarò quello che serve! Che poi è tutto quello che posso  e che devo essere!"


martedì 19 dicembre 2017

Stop e Ripartenze

Una mia conoscenza recente, con cui già sto entrando felicemente in confidenza, mi ha "rimproverata" per aver avuto uno stop nel mio editare e arricchire questo spazio online. Non ha torto, ma purtroppo nella mia vita degli ultimi mesi ho effettuato molti stop, sebbene con qualche partenza nuova. Una delle cose che ho messo in pausa è la tesi e la conclusione, quindi, del mio ciclo di studi. Ho perso le forze, l'entusiasmo e la voglia di completare un lavoro che mai come in questo periodo mi ha fatto pesare le mie insicurezze. Lo so, a volte occorrerebbe fare quello sforzo in più, quel passettino avanti e levarsi il dente velocemente nella maniera meno indolore possibile. Alle soglie dei trent'anni ne sono pienamente consapevole, ma allo stesso tempo vivo nel limbo del forse, nell'approssimazione del "ci penserò domani...". Sono anche consapevole che è la scelta più sbagliata e meno matura da fare, ma i limbi mi sono sempre piaciuti. La mia personalità, molto decisa in certi casi, in altri cerca la via di Peter Pan, dello standby. Spero di avere il coraggio e la forza di ripartire nel più breve tempo possibile, magari utilizzando come carburante tutti quegli stimoli positivi che sto ricevendo in mezzo al grigiore dell'ultimo anno. Devo riconsiderare la mia vita, le mie relazioni e prendere coscienza appieno che il grigio non è un colore, ma una condizione esistenziale. E fa abbastanza schifo! Io che ho odiato e contrastato l'ignavia, non posso ridurmi ad ameba, a vermicello marino servo di Ursula. 
Ritornando alle parti positive... beh ce ne sono tante: a cominciare dal lavoro come volontaria del Servizio Civile, che, forse più inspiegabilmente di quanto davvero mi aspettassi, mi dà diverse soddisfazioni. Finalmente mi realizzo nella parte più empatica di me, dando un servizio agli altri. Sembra banale retorica, ma alla fine non lo è: aiutare il prossimo, aiuta anche il tuo spirito. E ne esci più forte, più sereno. Penso che sia per questo che anche le relazioni umane hanno avuto un balzo in avanti considerevole. Dopo ANNI passati rinchiusa nel mio guscio, finalmente riscopro l'amore per la compagnia di altri esseri umani e con una fiducia nel prossimo che non avevo forse nemmeno da bambina. In alcuni momenti mi dico che il rischio è altissimo, che la sofferenza è dietro l'angolo, che potrei rimanere di nuovo scottata come in passato, ma la verità è che mi piace questa mia nuova stagione di fiducia. Soprattutto se la metto in relazione al disastro che ci circonda sul lato politico-sociale. Mi chiedo se non sia una reazione proprio allo schifo del mondo, una spinta naturale per la conservazione della specie, questo tantativo di ristabilire e consolidare i contatti con altri homo sapiens. Che sia una follia? Sarà il tempo a deciderlo. Infatti, se sul fronte "accademico" sono abbastanza sconfortata e mi sento la persona meno intelligente e capace del mondo, su quello relazionale mi sembra di aver acquisito competenze e maturità nuove. Mi sento saggia, mi sento grande, evoluta. 
Come compensare, quindi, questi due aspetti della mia attuale esistenza? Ancora non lo so. Sicuramente devo trovare un equilibrio tra istinto e ragione, tra cuore e testa, tra "sentire e meditare" (Manzoni, quanto sei sempre utile!)... In fondo sono solo due aspetti di ciò che forma un individuo, due facce della stessa medaglia, due teste del Giano che rappresenta la nostra essenza di animali convinti di sapere tutto. 
Alla fine ho scritto un papier, anche un po' scordinato e privo di vero nesso, ma forse ne avevo bisogno di ritrovare quello "spontaneous overflow of powerful feelings", tanto caro a Wordsworth. (Sì, oggi la letteratura dell'800 mi pervade il cervello!)
Non so nemmeno come chiudere, se non constatando che dopo un sacco di tempo ho ripreso a scrivere per me, senza etichette, senza paletti, senza costrizioni. E questa è proprio una gran ripartenza!

venerdì 18 novembre 2016

Nuances de gris

Poco più di un'ora fa discutevo a proposito del grigiore esistenziale che sto attraversando ultimamente e mi è stato chiesto di riflettere su ciò che veramente mi rende felice.
La prima risposta che mi è venuta alle labbra è "far felici gli altri".
In effetti è vero: ho sempre avuto piacere a vedere la contentezza negli occhi delle persone quando a farli contenti ero stata io. Mi piace fare regali mirati, cucinare per gli altri, consolarli quando ne hanno bisogno, assicurargli di credere in loro e farli sentire più forti.

Spesso questa risposta mi è stata contestata con un banale "devi pensare anche un po' a te stessa..." e allora ho deciso che dovevo stilare un elenco delle cose che mi fanno felice, senza un ordine preciso, ma solo così come mi vengono in mente d'emblée.

E quindi:

- mi rende felice andare al cinema, quando la sala è pressoché vuota e io ho una posizione centrale e accanto la persona giusta per vedere quel film (o la persona giusta e basta!), quella che si commuove per le stesse scene, quella con cui ti giri a guardarla e anche lei ti guarda e vi sorridete al sentire la stessa battuta, quella che ti scalda la mano gelata, perché al cinema fa sempre un freddo cane...

- mi rende felice viaggiare, magari con la solita persona giusta.... Il chiamarsi per sentire l'altro cosa mette in valigia, l'organizzare le visite, l'emozione della partenza, la notte prima della stessa senza chiudere occhio per la paura di far tardi... Prendere l'aereo e godersi il panorama, sorridersi felici pensando all'avventura che ci si appresta a vivere, giocare a carte nei viaggi lunghi, vincere più di una partita. Poi cercare l'hotel, sistemarsi e cominciare ad esplorare, sempre in tensione, sempre con l'adrenalina a mille... E alla fine mi piace tornare a casa, dormicchiare durante il viaggio, sorridersi felici per l'avventura appena vissuta, scorgere la sagoma di Firenze in lontananza, respirare l'odore di casa...

- mi rende felice leggere un fumetto di supereroi, che ti dà speranza, perché tutti abbiamo la nostra kriptonite, il nostro punto debole, ma ci sarà sempre qualcuno a difenderci dal lato scoperto. Mi appaga commuovermi leggendo e credere che sia vero... e provare a farlo diventare vero.

- mi rende felice guardare un programma intelligente alla tv, magari uno della (Sacra) Famiglia Angela

- mi rende felice fare l'amore con la (solita) persona giusta, con cui condividi non solo il corpo, ma anche interessi, obiettivi, speranze... e ti sembra di riunire non solo due corpi in uno ma di incarnare l'intera forza della Justice League, con la gentile collaborazione di Zagor, Tex, Nathan Never e Zorro!

- mi rende felice andare a una mostra d'arte, possibilmente con quella benedetta persona giusta (non per forza la stessa del punto precedente, ma se c'è non guasta), con cui puoi sfottere i finti intellettuali ed esperti d'arte e allo stesso tempo goderti la bellezza più pura. E poi riflettere insieme sul significato dell'arte e del mondo in generale.

- mi rende felice passare una giornata al mare, farmi cullare dal rumore delle onde e tuffarmi nei cavalloni come una bambina... Ridere mentre la corrente mi atterra e mi trascina al largo, la sabbia sotto i piedi, baciare la persona giusta, con le labbra che sanno di sale, credo siano tra le più belle cose che esistano al mondo.

- mi rende felice andare a cena fuori e mangiare bene, o mangiare bene e basta... Il cibo è una delle mie fonti di felicità maggiori, soprattutto se l'ho cucinato io e lo condivido con qualcuno (possibilmente non un anoressico schizzinoso).

- mi rende felice percorrere in auto d'estate le strade in collina e godermi il sole, la brezza, il frinire delle cicale. Poi magari passo da un punto panoramico, guardo la mia Firenze e mi sento la persona più fortunata della Via Lattea

- mi rende felice poltrire a letto la domenica e magari alzarmi al suono delle campane in una bella mattina di sole.

- mi rende felice l'odore del caffè la mattina e quello del pane appena sfornato

- mi rende felice imparare cose nuove, per poi poterle raccontare e spiegare a chi non le sa e dire insieme "Ganzooo!"

- mi rende felice scrivere e sfogarmi nel farlo, mettendo un poco d'ordine nel garbuglio dei miei pensieri. E mi chiedo perché non lo faccia un po' più spesso, visto che mi fa tanto bene...

E infatti, ora che ho scritto questa lista della spesa mi sento un po' meglio e, ancora una volta, mi rendo conto che anche nel grigiore ci possono essere i colori, basta tirarli fuori, come quando si puliscono le opere d'arte dal sudicio che vi si deposita sopra, rivelando la bellezza che c'è sotto.


sabato 4 giugno 2016

21marzo - TourismA

Ieri vedere così tanta gente alle conferenze di TourismA e in particolare a quella tenuta da Alberto Angela mi ha fatto molto piacere. Di più: mi ha dato una nuova speranza. Ed è questo il miracolo della cultura: anche nelle difficoltà ti rimane qualcosa a cui aggrapparti. 


Infatti i terroristi dell'Is distruggono monumenti, siti archeologici e musei, proprio per distruggere non solo vite umane ma anche per annullare la dignità di quei popoli che non hanno più qualcosa per cui combattere. Ecco: impariamo questa lezione. Insegniamo ai nostri figli, il futuro, a rispettare e valorizzare il passato culturale che ci contraddistingue come popolo, come persone. E forse avremo meno delinquenza, meno foreign fighters, meno guerre. La cultura è il simbolo dell'unione di più civiltà e quelle zone così devastate in questi anni ne sono a maggior ragione l'emblema. 









Ah... vorrei dire a quei rosiconi che ieri quando parlava Alberto si lamentavano di tanta affluenza e della "commercializzazione" dell'evento:




1) Alberto non è un fenomeno da baraccone: è un professionista serio che merita tutta la stima e gli applausi che riceve




2) la cultura appartiene ai laureati, agli operai, ai netturbini, ai vecchi, ai bambini... È e deve essere DI TUTTI! 


3) voi che vorreste restare a discutere nelle vostre torri d'avorio a ridirvi le solite 4cose tra 4 sedicenti intellettuali siete responsabili del degrado culturale al quale stiamo assistendo tanto quanto quelli che distruggono o ignorano le opere d'arte... Perché la vostra è una cultura sterile, martoriata, depauperata della sua caratteristica più importante: l' universalità, che alla fine sta alla base delle libertà... 


Buonanotte e w Alberto

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge