martedì 11 febbraio 2014

Relatività...

La Svizzera ha recentemente votato per limitare l'ingresso di lavoratori comunitari. Tempo addietro votarono per espellere tutti gli immigrati, tra cui mio nonno, e quasi rischiarono il crac... Si vede che anche loro hanno la memoria corta, come noi... Ma il punto non è questo, il punto è che i "nordici" leghisti si sono risentiti... Sarà una specie di legge del contrappasso, per cui "chi di purezza nordica ferisce, di purezza nordica perisce"... ammetto che quando ho sentito la notizia, mi è scappato un mezzo sorriso e ho pensato che in fondo il concetto di nord geografico (come quello di sud) è sempre relativo e dato che la terra è tonda si potrebbe andare all'insù all'infinito senza stabilire chi sia veramente più a nord o più a sud...
Ma cosa stanno facendo gli Svizzeri, esattamente? Un'operazione razzista, come quella della Bossi-Fini a suo tempo del resto... Un'operazione politica, quella di tentare di far fuori l'Italia dai giochi, perché di francesi e di austriaci, confinanti anch'essi con la Svizzera, quanti avranno bisogno di lavorare da loro?Pochi, di sicuro molti meno rispetto a noi italiani... Credo che questo ci dovrebbe far pensare... quanto a volte siamo razzisti noi? E quando poi lo subiamo il razzismo ci rimaniamo male... E allora sì, che ci sentiamo "italiani", patrioti e fieri: altrimenti siamo esterofili, frammentati e campanilisti, divisi tra nord e sud, negando un'appartenenza di cui forse lontanamente ci ricordiamo alle partite della Nazionale di calcio... E allora penso a quanto sia stupido tutto questo, e non solo per un motivo scientifico, che ci identifica tutti come esseri umani della stessa specie, ma anche per un discorso economico... Quanto ci costa non sentirci italiani in termini prettamente di vile denaro? Tantissimo. 
Ci costa quando non investiamo nel nostro patrimonio culturale e nel nostro paesaggio perché per primi non gli diamo valore.
Ci costa quando non permettiamo ai nostri giovani laureati di trovare un lavoro e dopo aver speso per farli studiare li mandiamo a contribuire al PIL di un paese estero.
Ci costa quando un imprenditore senza scrupoli assume a nero lavoratori stranieri che non pagano le tasse, fanno la fame, e fanno concorrenza sleale ai lavoratori italiani.
Ci costa in termini di criminalità organizzata, che sfrutta la tratta dei migranti per guadagnarci sulla pelle di poveri disgraziati, sfruttandoli, facendoli delinquere o morire in mare.
Ci costa per le carceri piene di gente "colpevole" del reato di clandestinità.
Ci costa in immagine per le condizioni terribili degli immigrati nei CIE.
Ci costa perché ormai nemmeno gli immigrati senza nulla da perdere scelgono il nostro paese per rifarsi una vita, ma lo usano solo come passaggio per entrare in UE.
Ci costa perché limitando l'ingresso di queste persone o rendendogli la vita difficile, essi non contribuiscono più al nostro sistema pensionistico.
Ci costa perché chi non si integra, finisce per rubare.
Ci costa perché ormai siamo un paese vecchio, coi giovani che se ne vanno e le persone di mezza età che non vanno in pensione.
Ci costa perché ormai gli unici che donano il sangue negli ospedali sono gli immigrati.

Quanto ancora vogliamo perdere, in termini di ricchezza economica e culturale? 
Quanto genio italiano vogliamo regalare ancora ai paesi stranieri?
Quanto dobbiamo cadere in basso, per ricominciare a risalire?

E' necessaria una legge decente per regolare l'immigrazione.
E' necessario investire in ricerca, ambiente, cultura per rilanciare questo paese.
Sappiamo essere i migliori al mondo, quando vogliamo:
 è l'ora di smettere di galleggiare,
è l'ora di credere in noi stessi come italiani e non come lombardi o campani,
è l'ora di rilanciare il nostro paese.

lunedì 10 febbraio 2014

Un'opera di Legalizzazione - Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere

Stasera mi hanno rubato l'ombrello nella sala d'aspetto di un ospedale.
Tempo fa nel parcheggio di un altro ospedale mi bucarono una gomma dell'auto.
Negli spogliatoi della piscina dove nuoto mi hanno rubato la trousse degli shampoo (finiti per altro...).
Allora la riflessione mi sorge spontanea: nella civile Firenze quanto vale la parola legalità?
"Molto", direbbero i più a una domanda di un giornalista. Invece a mio parere non è così.
Personalmente ho partecipato a molte attività organizzate dall'associazione LIBERA insieme ad un sacco di altri ragazzi che sono andati anche a lavorare nei terreni confiscati ai mafiosi. Ritengo il lavoro di Don Ciotti fondamentale e sono contenta che ci siano lui e tutti quelli che con lui s'impegnano per combattere la criminalità organizzata. Però non basta... Se anche a Firenze la gente si riduce a rubare un ombrello, se anche a Firenze vedi bruciare i lampredottai perché non pagano il pizzo, se anche a Firenze se hai un parente nei vigili ti fai annullare la multa che hai preso sfrecciando sui viali, allora no: la parola Legalità anche qui è solo una parola, nient'altro.
Si sente spesso la parola "legalizzazione" riferita alla marjuana e se ne potrebbe discutere. Bene, io credo che la legalizzazione vada estesa alle coscienze: la legalità non fa parte della mentalità italiana, tanto nel profondo sud, come nel grande e industrioso nord, per cui occorre un'opera di sensibilizzazione continua, un percorso a livello nazionale e locale. La mentalità dell'italiano, si sa, è quella del più furbo: difficilmente odiamo i politici che rubano perché è immorale, ma perché vorremmo essere al loro posto... Se non commettiamo un crimine è perché abbiamo paura di essere scoperti, della punizione, non perché sappiamo che è sbagliato; ma appena possiamo evadiamo le tasse, non paghiamo biglietti. gettiamo carta per la strada... E davanti alla strage di Capaci, questo può sembrare insignificante, ma non lo è: la Mafia c'è perché la nostra mentalità glielo permette... Non è questione solo di sistema malato, di ineluttabilità di certe situazioni più grandi di noi, di corruzione, di poteri forti: è questione giorno, per giorno di cercare di comportarsi correttamente, per vivere meglio tutti...Per non ritrovarsi come me oggi senza ombrello sotto la pioggia, per non dover pagare tasse esose perché c'è qualcuno che non le paga, per non dover abbassare la testa davanti a chi ti chiede il pizzo, per non dover rivolgersi al bossettino di turno per trovare un lavoro, per non dover più assistere allo strazio di via dei Georgofili...
E' facile, certo, parlare, comodamente seduti davanti a un pc, come faccio io, più difficile è agire nel concreto...  Per questo la rivoluzione deve partire sia dalle istituzioni, quelle da cui molta gente si sente abbandonata, tramite lo strumento più grande che lo Stato ha: la Scuola... E poi deve partire da ognuno di noi... All'inizio può sembrare innaturale, ma piano, piano s'impara e ci si sente anche meglio e non sembra più tanto strano: fai la raccolta differenziata, non svuoti il posacenere fuori dal finestrino, pulisci la cacca del cane dal marciapiede, denunci un furto (e non ti fai gli affari tuoi come faresti d'istinto), rispetti le regole insomma... cose semplici, ma importanti... E non è per fare moralismi, ma per semplicemente seguire un principio universale "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te"! E gli altri sono anche lo Stato, soprattutto lo Stato, quello con la Costituzione più bella del mondo..

"La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare."  Piero Calamandrei

" La scuola in definitiva dovrebbe insegnare a diventare intelligenti. E anche pratici, per potersi autogestire in modo valido. Cioè fare in modo che, una volta che si è davvero dimenticato molto di ciò che si è imparato sui banchi, emerga però un cervello che è stato allenato a rispondere bene agli stimoli ambientali, che è capace di adattarsi, e di affrontare in modo corretto i problemi." Piero Angela

Da una capitale all'altra...

Tornata ieri da un fine settimana lungo a Torino, mi sento in dovere di commentare questa mia esperienza, decisamente istruttiva... lo farò con brevi flash, una specie di lista, dato che vanno tanto di moda...

COSA MI E' PIACIUTO E, QUINDI, MI MANCHERÀ DI TORINO:


Le piazze enormi con dei bellissimi portici, dove ripararsi quando piove, pieni di negozi stile '800

L'aria risorgimentale, il liberty e il profumo di Belle Epoque
La pulizia delle strade, l'assenza di traffico e di ressa
Il museo egizio
Il museo del cinema
Il GAM: mi sono divertita troppo!
Piazza San Carlo con i suoi splendidi palazzi
Il ristorante-pizzeria vicino all'hotel
I parchi
Il castello del Valentino, sede della facoltà di architettura
I prezzi esposti nei ristoranti
Le cioccolaterie
Il punto info della stazione Porta Nuova
Il panorama con le montagna innevate
I tifosi del Torino che vanno alla partita
La colazione a buffet dell'hotel
I sanpietrini e, in generale, l'assenza di asfalto nelle strade del centro
La gentilezza dell'impiegato GTT (la loro ATAF) al museo del cinema
La compagnia, stupenda, come in tutti i miei ultimi viaggi


COSA NON MI E' PIACIUTO E, QUINDI, MI HA FATTO RIMPIANGERE FIRENZE:

La gente che non ti risponde o al massimo ti parla a gesti
Il modo di vestirsi tamarro dei torinesi
La nebbia che copre il panorama
La scarsa capacità di vendere dei torinesi
Il cibo grasso: carne, cioccolato, carne, cioccolato, carne, cioccolato... agnolotti con carne e cioccolato
La quasi assenza di turisti e torinesi a giro per le strade: sembrava una città fantasma
La stazione di Porta Susa: anche se ultamoderna, è priva di negozi e l'unica edicola apre alle 16!
Il lungoPo: non è bello e romantico come un lungarno o un lungotevere, sembra la stradina lungo il Terzolle!
La farinata: 3 euro per acqua e farina?!?
Le chiese: non hanno senso estetico, vanno dal barocco più grezzo alla finta pietra e al falso storico!

In conclusione ho amato questa città, seppur da fiorentina (si sa che noi abbiamo Ponte Vecchio nel DNA e niente ci può sembrare altrettanto bello!), e mi sono divertita. Ho fatto un'esperienza istruttiva, non solo per la quantità immane di musei che Torino ospita, ma anche dal punto di vista antropologico: il Grande Nord e il Profondo Sud non sono poi così dissimili! Come sempre sarei rimasta un paio di giorni in più, per finire di apprezzare i lati positivi di questa ex capitale di stampo mitteleuropeo, per riuscire a scovare il famoso mercato centrale e per vedere qualche museo che non ho fatto in tempo a visitare... per il resto è stato bellissimo partire, divertente ed interessante soggiornare e girellare, stupendo tornare... Tornerò a Torino, sicuramente ma la mia città a misura d'uomo, col suo puzzo di smog, la sua spocchia e le sue colline, non sono paragonabili a nient'altro al mondo!













martedì 28 gennaio 2014

Brutti pensieri

Quando ti svegli con brutti pensieri non c'è niente che te li faccia andar via: non basta una limpida giornata di sole, non basta lo studio per l'esame incombente, non bastano i sorrisi dei tuoi amici e colleghi...

Quando ti svegli con brutti pensieri ti sciupano tutto e anche il sapore del succhino che ti sei portata per merenda ti sembra più amaro... e ti bruciano gli occhi, ti esplode la testa, ti si chiude lo stomaco...

Quando ti svegli con brutti pensieri ti sembra di essere senza prospettive, incapace di reagire, inchiodata a situazioni complicate, davanti a problemi irrisolvibili.

Quando ti svegli con brutti pensieri non agisci, ma aspetti che qualcuno venga a salvarti, anche se non sei poi così sicura di voler esser tratta in salvo.

Quando ti svegli con brutti pensieri diventi antipatica, scortese, musona perché ti sembra non valga la pena sorridere al mondo e perché la faccia corrucciata e imbronciata impedisce alle lacrime di cadere.

Quando ti svegli con brutti pensieri smetti di credere nei tuoi ideali, nel tuo futuro...smetti di avere speranze...e non ti arrabbi nemmeno più: tutto il male del mondo ti appare ineluttabilmente inevitabile.

Quando ti svegli con brutti pensieri vorresti incenerire ogni cosa con lo sguardo, così solo perché ti sembra ingiusto star male mentre il resto del mondo è incredibilmente felice...

Quando ti svegli con brutti pensieri in realtà è perché quei brutti pensieri fanno parte di te e anche nei momenti più felici saranno lì, in un angolino, a metterti inquietudine, a insinuarti il dubbio che quella felicità non durerà, che rovinerai tutto, che non sarai in grado di sopportarla, perché in fondo sono i brutti pensieri i tuoi compagni di sempre, quelli che non ti abbandonano mai e quindi non ti deludono... Sono bravi i brutti pensieri a convincerti, sono ottimi oratori... Mi sono svegliata con brutti pensieri una mattina di 7 anni fa e da allora convivono con me, anche quando non voglio ammetterlo...

mercoledì 8 gennaio 2014

Esperimento (con speranza)

Prese il bus dalla piazza più trafficata della città. Salì e si sistemò sul primo sedile a sinistra accanto al finestrino. Dato che il bus era in capolinea e l'autista in pausa, dette uno sguardo allo specchietto retrovisore contemplando il riflesso che le offriva: occhi contornati di matita e mascara mandavano ansiose richieste d'aiuto da ogni parte... "Che capelli c'ho?" pensò cercando di abbassare le nuvole crespe che le incoronavano la testa. "Sarò troppo truccata? Magari sembro pretenziosa. Ho pure i tacchi... ma se venivo con le scarpe da ginnastica magari facevo troppo scrittrice radical chic! boh speriamo bene! Oh ecco l'autista..."
L'aria dentro il veicolo si riempì di fumo di sigaretta, mentre il conducente sistemava la giacca e metteva in moto. La ragazza si torturava le mani tirando avanti e indietro le dita che scricchiolavano selvaggiamente. Ben presto cominciò a sudare, benché ci fossero solo 10 gradi.
"Ecco mi ci manca la pezza sotto le ascelle! La fermata? La so, ci passo sempre..."
Nel giro di venti minuti era arrivato il momento di scendere. Suonò il campanello di fermata. Scese con gambe tremolanti e si avvicinò alla curva, stando attenta alle auto che si alternavano sfrecciando nonostante la strettoia. Si fermò davanti alla splendida villa con parco, si sistemò il cappotto, prese fiato e s'incamminò verso l'edificio.
Giunta nell'atrio si rivolse all'omino in portineria "Scusi, buongiorno. Avrei un appuntamento per le 10 con il signor R. all'ufficio manoscritti."
"Ne è sicura signorina?"                                                                                              
"Beh, sì..."
"Mah provo a chiamare. ma te che saresti una scrittrice? Vestita così? Ahahahah"
"Scusi ma come si permette?"
"Via signorina si scherza! ah ecco la linea. Allora puoi salire; primo piano a sinistra, terzo ufficio sulla destra. Non ti perdere, eh?" sorrise beffardo.
"Grazie..."

"Ma guarda questo maleducato! Ma che vuole? Ragazzina, mi ha chiamato! Mmmm che nervi! Ah, ecco, vediamo: 1,2,3, terzo ufficio... bussiamo..."

"Avanti"

Entrò. Davanti a lei un'enome scrivania di legno massello, piena di fascicoli, tanto da non distinguere l'occupante della sedia al di là di essa. L'arredamento della stanza era decisamente in contrasto con l'edificio quattrocentesco: armadietti e archivi di metallo grigio e freddo appoggiati a muri in pietra; un lampadario moderno - Ikea? - penzolava dal soffitto con le travi a vista; sul pavimento un linoleum consunto e sudicio; nell'angolo a destra una stufetta elettrica che produceva un ronzio inquietante. "Chi cavolo ha permesso questo scempio?Da tagliargli le mani! T'immagini i Pazzi a congiurare con questo lampadario? No, li odio."

"Venga signorina, venga. Anzi, vieni. Da qui vedo che hai 23, anzi no, 24 anni... giusto?"

"Ehm buongiorno. Sì..."

"Siediti, dai, vediamo."

Si sedette davanti all'uomo che le stava parlando: basso e tarchiato, occhiali demodé abbastanza spessi, un cardigan beige liso appoggiato sulle spalle, da cui emergeva una camicia di velluto marrone da boscaiolo, il terzo bottone mancante. "Ah lui è il responsabile dell'ufficio manoscritti! Andiamo bene, c'ha pure il riporto! e unto!" pensò mentre il signor R. sfogliava frettolosamente le pagine di un fascicolo, con le sue manine grassocce e molli.

"Bene, e quindi tu vorresti pubblicare questi dieci racconti. Come mai hai scelto la nostra casa editrice?"

"Beh è storica qui in città e non solo, ha una storia secolare... e è comoda da raggiungere... e mi piace il simbolo!" ("Che stronzata ho detto?!?")

"Ahahah! Sei sincera! è la prima volta che mi dicono che scelgono noi per il simbolo. brava, mi piace, sei simpatica... e agitata! Calmati, mica è un esame! cioè un pochino, ma mica ti dò il voto! alla peggio torni a casa e chiedi a qualcun'altro di pubblicarti..."

"Sì, certo! Fosse facile."

"Ma sì sei giovane. ma torniamo a noi: allora, sei venuta da noi da sola, senza contatti, senza un editor, senza raccomandazioni, così... e perché pensi che dovremo pubblicare il tuo lavoro? Non sei certo la prima a voler scrivere! insomma, sai quanti manoscritti riceviamo? Migliaia. e alcuni di ragazzi anche più giovani di te. Perché dovremmo scegliere proprio i tuoi racconti?"

"Non so, perché sono ben scritti?"

"Opinabile."

"Lei li ha letti?"

"Sì."

"E che ne pensa?"

"Non malaccio, ma ricevo tante cose non malaccio."

"Beh, sono quasi tutti autobiografici, sono diretti a un pubblico abbastanza vasto e sono pieni di speranza..."

"Speranza, e allora?"

"Beh c'è bisogno di speranza in questo periodo non le pare? E poi finiscono bene. "

"Che c'entra? Anche gli Harmony finiscono bene. Dammi un motivo valido perché io dovrei dare l'ok alla pubblicazione, spendere, investirci, darti un editor."

"Non ho bisogno di un editor, o li pubblicate così o niente!"

"Arrogante e ingenua. insomma dimmi perché li devo pubblicare!"

"Perché è quello che vorrei leggere io. Quando compro un libro cerco belle storie, scritte bene, scorrevoli, intriganti, col lietofine, ma senza troppo zucchero."

"Già meglio, va bene..."

"Quindi me lo pubblica?" chiese con occhi al contempo sorpresi e speranzosi.

"All '80% sì, investirò sul tuo lavoro!Spero che venderai."

"Non scrivo per i soldi, né per la fama."

"Tu forse no, ma io pubblico per i soldi."

"Non dovrebbe pubblicare perché pensa che è un buon lavoro?"

"Non tutti i buoni lavori fanno fatturare."

"Beh se abituiamo le persone solo a libri mediocri, ovvio che lo standard si abbassa. Ma se offriamo qualità, magari la gente comincia anche ad apprezzarla, non si accontenta più. Non dovrebbe essere l'obiettivo di una casa editrice, l'arricchimento culturale del paese?"

"Sei giovane..."

"Non dica così,lo so che siete un'azienda, che avete bollette da pagare, dipendenti da retribuire ecc ed è giusto che vogliate guadagnarci. tutti vogliono guadagnare dal proprio lavoro, non sono stupida, ma un conto è guadagnare vendendo schifezze con cui la gente si abbrutisce, un conto è guadagnare vendendo sogni, speranze, cultura, cibo per la mente e lo spirito..."

"Mi fai la paternale?"

"Lungi da me..."

"Sarà bene! adesso puoi andare, ti faccio sapere via mail..."


Erano passati 6 mesi e la ragazza ormai non ci sperava più. "Mi sono impelagata con la morale e non mi pubblicano più! Stupida!". Aprì la mail e lo vide, il messaggio del signor R.:

"Cara A.,
abbiamo mandato in stampa le bozze del tuo manoscritto. Sta venendo bene. Dato che i tuoi racconti sono molto suggestivi ho pensato che forse ci sarebbe bisogno di accompagnarli da disegni (anche perché così si stampano più pagine e viene a costare meno, non me ne volere per questo!); conosci qualcuno che possa rendere al meglio le idee che esprimi nelle tue storie? Altrimenti puoi parlare con uno dei nostri disegnatori freelance, di cui ti lascio i contatti qui sotto. Fammi sapere. Per il resto ti aspetto domani alle 10 per farti vedere la stampa e ragguagliarti sulle procedure burocratiche.

A Domani

M. R.

Ps: Grazie per avermi fatto ricordare del perché ho iniziato a fare questo lavoro tanti anni fa!"

Felice come una pasqua, la neoscrittrice chiamò subito il suo cavaliere per informarlo della notizia: "Dobbiamo festeggiare, amore! Cena fuori? "

"Va bene, non immagini quanto sono contento per te."

"Allora a dopo, devo andare. devo fare una cosa importante...ciao..."

"Ciao..."


Attaccato il telefono si mise davanti al pc. Nuovo documento. Titolo: Esperimento. "Prese il bus dalla piazza più trafficata della città. Salì e..."

martedì 10 dicembre 2013

Il mondo nuovo

Da elettrice di sinistra, anche se non propriamente del PD, mi sento di commentare la vincita di Matteo Renzi alle primarie. Sono fiorentina e conosco Matteo (così ama farsi chiamare dalla "gente") fin dai tempi in cui era presidente della provincia. Non si può dire che mi stesse simpatico, dato che, non so per quali interessi, era intenzionato a spostare il mio istituto scolastico, nel centro di Firenze con oltre 1000 iscritti, alla periferia di San Bartolo a Cintoia in un edificio sospettato di amianto, dove non arrivavano nemmeno mezzi pubblici decenti... All'epoca tramite i rappresentanti di istituto riuscimmo a farlo desistere, anche se lui era deciso a fare a modo suo discutendo un accordo a porte chiuse con la preside (non è così in fondo che ha gestito la questione ATAF?)...
Poi si candidò alle primarie per il sindaco e, lo ammetto, accanto a un Pistelli (verve zero), una Lastri (antipatia fatta persona) e un Cruccolini (onesto ma un po' retrò), lo votai... e Matteo vinse contro le aspettative di tutti... Ovviamente nel 2009 si votava una coalizione e prima di votare Spini (i socialisti non mi son mai piaciuti!), votai lui, che ancora vinse... Ne fui felice, lo ammetto, ancora una volta, perché pensai che a Firenze, per placare l'animo polemico dei fiorentini, servisse una persona di polso, un decisionista, soprattutto dopo la tristissima amministrazione Domenici. E non ho avuto torto: di cose buone ne ha fatte, dalla pedonalizzazione del centro, all'accordo con lo Stato per riutilizzare le ex caserme per farne abitazioni popolari, uffici ecc... Da qui inoltre era più facile controllarlo, non avrebbe potuto fare così tanti danni come da Palazzo Chigi per esempio... ma lui ci rassicurò tutti, dicendo che fare il sindaco di Firenze era il lavoro più bello del mondo e che Roma non gli interessava...detto fatto: candidato premier del centrosinistra contro Bersani e Vendola... Nel frattempo è sempre stato coerente con se stesso nell'esprimere le sue idee, nemmeno da democristiano, ma da uomo della nuova destra liberale: il 1 maggio è superato, i sindacati sono solo vecchi apparati muffiti da svecchiare (e da stravolgere quindi), "con Marchionne senza se e senza ma", diritti civili per le coppie di fatto, voto agli immigrati regolari, le aziende pubbliche che non funzionano si vendono ai privati, son cattolico ma il vescovo non mi deve rompere le scatole e via discorrendo...insomma, non tanto diverso da quello che diceva Gianfranco Fini prima di sparire dalla scena politica...
Ma ritorniamo alle primarie dell'anno scorso... lui si candida autosmentendosi alla Berlusconi e io non lo voto, ben consapevole che la sua idea può andar bene per Firenze, ma non per l'Italia: vince per fortuna Bersani, un uomo con non troppo carisma, ma onesto e competente... Vinciamo le elezioni, ma questa legge elettorale non ci permette di governare... da lì tutto, comprese le mie speranze, va a rotoli nel giro di pochi mesi: viene rieletto Napolitano, Bersani viene silurato e si dimette, governo Letta di grandi intese, Grillo continua a sbraitare... In tutto questo il nostro Matteo riparte e si candida, accanto al quasi incorporeo Cuperlo e all'ex amico di rottamazione Civati... il risultato è scontato, soprattutto con il non-democratico voto aperto ai "simpatizzanti" (se della sx o solo del singolo candidato non si sa)... E così ci troviamo Renzi, un liberale, al comando del partito di rappresentazione della sinistra italiana più importante... E no, non posso accettarlo, ma non perché è lui... ma perché chi l'ha votato l'ha fatto principalmente per 3 motivi:
1) interesse personale (si sa questi esistono sempre);
2) perché lui piace, "buca lo schermo", perché così finalmente la sinistra vince, ché non si vince dall'1...
3) è giovane, è figo, altri che questi vecchi babbioni che ci hanno rotto veramente le palle e devono andare a casa, loro, i sindacalisti, D'Alema e compagnia cantando, che non c'hanno dato il lavoro che noi si voleva, uffa uffa...

Il primo punto nemmeno lo commento, è una cosa che esiste e basta...per quanto riguarda il secondo: beh anche Berlusconi e Grillo piacciono e bucano lo schermo, vogliamo altri 20 anni uguali? devo credere che la gente ha scelto bene solo perché uno gli piace? Scusate se non mi fido, ma dato che il berlusconismo ha totalizzato la maggior parte della mia esistenza, no non me la sento di fidarmi di ciò che piace al popolo italiano... Sono convinta che con Renzi il PD possa sinceramente vincere le elezioni, ma a che prezzo? che vittoria è con un liberale? Potevo votare Fini a 'sto punto...
Per il terzo punto: la giovane età non è una sicurezza, basta guardare il Trota per rendersene conto... inoltre i Sindacati hanno mille difetti, è vero, sono la prima a criticarli, ma sono l'unica forma di tutela per i lavoratori oggi nell'era di Marchionne...li possiamo migliorare, ma non eliminare... per quanto riguarda D'Alema: cari ragazzi di quello (putroppo) non ve ne libererete mai...se è sopravvissuto Ochetto, perché lui, che è più intelligente dovrebbe sparire?
No, non voterò il PD alle prossime elezioni, mi dispiace per quelli in buona fede, ma non posso andare contro i miei principi...noi non siamo americani o inglesi, che considerano Obama o Blair di sinistra, qui siamo in Italia, il paese che ha inventato lo Statuto del Lavoratori, grazie ai sindacati (che non causano la disoccupazione, Matteo, quella è colpa degli imprenditori!)... il paese occidentale con il Partito Comunista più importante, il paese di Turati, di Gramsci e di Berlinguer, persone a cui Matteo, con tutto il rispetto, non lega nemmeno le scarpe...

Ma ieri, mentre discutevo su Renzi e il futuro della sinistra italiana, ho trovato il blocco dei viali per la protesta dei Forconi... un manipolo di disgraziati, abbindolati da 4 violenti fascisti... e allora ho pensato che ha ragione il mio Cavaliere Oscuro; Renzi è solo l'ultimo dei nostri problemi!


venerdì 15 novembre 2013

Spara, spara spara, amore!

La città era in fiamme, i palazzi si sbriciolavano come biscotti per il cheesecake... sembrava il finale di un film di Snyder... La ragazza vagava tra le macerie senza meta precisa, il viso annerito dal fumo, gli abiti bruciacchiati ai bordi... Le lacrime, unico scintillio di luce nel suo sguardo triste, le offuscavano la vista dell'orrore che la circondava... Cosa avrebbe fatto ora? Era sola, in mezzo al deserto che lei stessa aveva creato..."Come sono giunta a questo punto? Non c'è più nulla... " Dalle orbite vuote del grattacielo di fronte non giunse risposta... La carcassa di un'auto già in fiamme esplose a pochi passi da lei, probabilmente perché il fuoco era giunto a mordere anche il serbatoio...quasi non notò il boato, né la folata rovente che fece sfrigolare i suoi capelli, ormai ridotti a un ammasso crespo e senza logica...
"Questa volta è stata l'ultima... ho avuto quello che volevo: la fine... il mio desiderio di morte ha prevalso sulla speranza, sul senso di responsabilità...il mio tocco velenoso ha contaminato tutto... è tutto distrutto, fin dalle fondamenta... Adesso non ho più niente... né amici, né parenti, né un luogo dove riposarmi...e lui?No...questa volta non verrà, l'ho fatta troppo grossa... Perché dovrebbe ancora venire a salvarmi in questo schifo?Non lo merito e se lo facesse, si farebbe solo del male ulteriore.... E' questo che faccio: illudere la gente di essere brava, intelligente, speciale... si accorgono tutti troppo tardi di quanto sia pericoloso avvicinarsi... come i serpenti che più sono velenosi, più sono belli e colorati, così io mi circondo di persone fantastiche, le attiro nel mio mondo onirico fatto di sogni e ideali, e poi le distruggo, le affosso condannandole allo stesso destino al quale sono legata io... Vivo in un limbo di mediocrità, sospesa tra la Luce e il Buio, coprendomi di colore ma restando grigia dentro... Tutto ciò che tocco diventa cenere... Finalmente questo scenario rappresenta ciò che veramente sono: un disastro! Come un architetto di Inception ho finito per costruire ciò che realmente alberga nella mia mente straziata... Un luogo dove non c'è posto per fiducia e speranza, dove le persone non migliorano, dove i sogni rimangono nei cassetti e si coltiva la disillusione...E adesso che ho de-costruito tutto ciò che le mie belle parole rappresentavano, cosa mi resta? Nulla... sto da sola con me stessa, come ho sempre fatto, seppur circondata da visi amici... Ma cos'è quel bagliore? Un'altra esplosione? Forse...ma sembra più bella... Che sia lui? Magari... Lui...bellissimo, nella sua armatura fatta di speranza, con la sua bocca piena di parole d'amore e il suo destriero di fantasia... No...non è possibile...non tornerà da me...non questa volta..." 

martedì 12 novembre 2013

Racconto - Capitolo 1

C'era una volta una guerriera errante...
Non aveva un posto fisso dove abitare o lavorare: andava dove ci fosse bisogno delle sue imprese eroiche. Quasi ogni mese aveva un nuovo incarico, ogni volta in un paese diverso. Un giorno venne convocata da un'associazione di cavalieri in uno strano paese chiamato Vaporpagus. Era una terra strana, piena di meraviglie che non aveva mai visto; per certe cose somigliava al posto dal quale veniva, ma per altre era molto diversa. Esistevano città, grattacieli, fabbriche, ma tra le persone che vi abitavano ce n'erano di particolari, in quanto dotate di capacità straordinarie che le distinguevano dalle altre. I più importanti tra questi "eroi" avevano deciso di combattere le ingiustizie tutti insieme, in una sorta di alleanza. Ma di recente si erano scontrati con un problema più grande di loro e avevano fatto chiamare la guerriera.
La giovane entrò nel palazzo sede dell'associazione e si trovò davanti gli uomini e le donne più strane che avesse mai visto: tutti vestiti sgargianti, mascherati, con tutine aderenti e con mantelli...
"Salve... ehm... signori... mi avete convocato?"
Un tale aitante con una tuta azzurra e un mantello rosso rispose: "Sì. Vedi noi abbiamo sempre combattuto il crimine, le invasioni aliene, le guerre nucleari, i pazzi con smanie di conquista, ma questa volta non sappiamo come combattere questo nemico. Abbiamo sentito che tu ti occupi diciamo di... casi impossibili..."
"Va bene, ho capito... Ma chi è questo fantomatico nemico? E come funziona? Mi pagate? Vedete: io lo farei per la gloria e basta, ma devo campare..."
"Per i soldi non ci sono problemi..." disse un tizio tutto vestito di nero, con l'aria cupa, "...anche se non credo che una ragazzina scalcagnata con pretese da eroina possa sconfiggere Psycrotes..."
"Bruce smettila! Che alternative abbiamo?" disse una donna in armatura con un lazo legato alla cintola.
"Va bene: tanto decide sempre la maggioranza! Ma sapete come la penso..."
"E dai diamole una chance!" rispose un tale vestito di rosso con un lampo stampato sul petto.
"Ok, ragazzi: quando avete finito di discutere mi spiegate chi è questo Psycqualcosa?"
Un tipo in verde le spiegò "Psycrotes è l'entità dell'indifferenza. E' un mostro terribile. A vederlo non sembra pericoloso in quanto è anonimo. Nessuno si ricorda che faccia abbia, è totalmente grigio: né brutto, né bello, né alto, né basso, né magro, né grasso. Un signor nessuno! Ma proprio per questo è più insidioso... e te lo dice uno che ha combattuto contro un avversario più che temibile, la Paura. Ma questa volta è diverso: s'installa nella mente delle persone e non si schioda più. Ormai quelli che non delinquono, semplicemente non fanno nulla. Nessuno s'interessa al lavoro che fa, a chi lo circonda, a niente! Nessuno legge giornali o libri, pochissimi studiano, l'affluenza alle urne è del 5 %... è un totale disastro!"
"Sì ok... e come pensate che io possa sconfiggerlo, se voi non ci siete riusciti?"
"Beh, Hal non ti ha spiegato la cosa più grave.." riprese il tizio in blu "vedi, noi abbiamo sempre rappresentato una speranza per le persone del nostro mondo, siamo modelli da seguire e imitare, siamo dei simboli, oltre che persone reali. Questo grazie anche a racconti che narrano le nostre gesta..."
"Sì...e cosa c'entrerebbe ora questo?"
"Fammi finire... In molti hanno scritto di noi..."
"E ci hanno guadagnato anche parecchio..."
"Bruce, per piacere, posso parlare? Dicevo: in molti hanno scritto di noi, ma l'ideatore di questo sistema, il fautore della nostra fama, il nostro diciamo "sceneggiatore" più importante è il Gibbardo..."
"Il Gibche?"
"Il Gibbardo: è un essere misterioso, un mutante... un bardo, un cantastorie con l'aspetto di Gibbone... O molti altri aspetti, dipende dall'umore che ha."
"Mmmmm un tipo da bestiario insomma: mi volete prendere in giro? Cioè: accetto tutto, gli alieni, le amazzoni, i guardiani dello spazio, ma un animale che scrive storie?!? Che sarebbe, il novello Papà Castoro? E poi ancora non ho capito che c'entri con Psycrotes..."
"Caspita! Ma sei più rompiscatole di Bruce! Nessuno ti ha insegnato che non si  interrompe una persona mentre parla?"
"Diana calmati! Ma tu ascolta, per favore, ragazza... Allora, il Gibbardo, che tra di noi ha conosciuto solo Bruce, è sparito misteriosamente. Non siamo in grado di trovarlo da nessuna parte; abitava in una città molto antica in un paese dove Psycrotes ha fatto molti danni. Temiamo che sia morto. Non lo trovano né i radar di Bruce, né la mia vista a raggi X. Il problema è che da quando lui è scomparso nessuno crede più i noi: abbiamo perso la nostra autorevolezza, tra la gente siamo poco più che una parodia! I criminali ci ridono in faccia e, se non siamo presi sul serio, se la gente non crede in noi, vuol dire che ha perso la speranza e noi non possiamo fare il nostro mestiere..." disse l'uomo in blu con la faccia sconsolata.
"Ok, io ho ascoltato, ma ancora non capisco quale sia il mio ruolo nella faccenda!"
"Devi trovarlo..."
"Io? E come? Se nemmeno le vostre super capacità ci riescono, come potrei farlo io?"
"Infatti non puoi a mio avviso..."
"Bruce...."
"Invece di fare il disfattista, dille quello che sai..."
"Va bene. Allora, l'ultima volta che io parlai col Gibbardo, circa un anno fa, lui era molto amareggiato. Si lamentava che i suoi racconti non erano molto apprezzati, si sentiva incompreso. Lavorava giorno e notte, ma negli ultimi tempi nessuna casa editrice si era dichiarata disposta a pubblicare le sue storie. Dicevano che erano "vecchie", nel senso che nessuno ci si poteva più riconoscere. Il Gibbardo parlava di valori e ideali, che in effetti la nostra società non segue più, sempre che li abbia mai seguiti! Fatto sta che lui ci credeva ancora e si rifiutava di accettare il cambiamento; diceva che noi eroi avremmo dovuto essere dei fari per questa umanità a catafascio, sempre più corrotta e ignorante. Forse non si rendeva conto che Psycrotes era ormai nel pieno dei suoi poteri. Comunque accennò a un viaggio a Oneiron per schiarirsi le idee, poi mi chiese non troppo gentilmente di togliere il disturbo. Da quel momento ha fatto perdere le sue tracce e nessuno ha più letto i suoi racconti."
"Bene. E quindi io dovrei andare in questa Oneiron a cercarlo? Non potete andarci voi? E poi, ammesso e non concesso che trovi il Gibbardo, che dovrei fare?"
"No, tu sei la guerriera errante, tu devi andarci. Noi abbiamo un sacco di lavoro da svolgere qui: regna il caos! Una volta trovato il Gibbardo devi convincerlo a tornare e a scrivere una nuova storia: solo i suoi racconti possono aiutarci a sconfiggere Psycrotes, solo con la sua fantasia la gente potrà tornare a credere in noi e ad interessarsi della propria sorte e non cadere vittima di altri demoni, quali Ignoranza, Paura, Odio..."
"E come lo convinco? A quanto ho capito è un vecchio scorbutico, perché dovrebbe venire con me?"
"Beh sulla tua spada ci sono scritte tre parole che lui ama alla follia...Vedrai che lo convincerai! Devi riuscirci: sei la nostra unica speranza..."

venerdì 8 novembre 2013

L'invincibile armata...

La stanchezza cominciava a farsi sentire sempre più insistente: era una stanchezza fisica e mentale. Si disse che non poteva andare avanti così, con le scarpe ormai ridotte a un involucro liso, prive di suola, tenute insieme da uno spago sfilaccicato... Gli abiti erano laceri e zuppi d'acqua, ogni passo le pesava sulle gambe a pezzi, sui piedi pieni di vesciche, sulla schiena incurvata. 
Eppure era giovane e, quando era partita, era anche forte, coraggiosa, indomita... No, forse questo era solo quello che appariva, grazie all'armatura scintillante sempre tirata a lucido, il sorriso beffardo sulla faccia e quell'aria di superiorità che faceva abbassare gli occhi ai più. Era rispettata, stimata e temuta, non solo per il coraggio e per l'ardore in battaglia, ma anche perché sembrava incapace di perdere. E anche se perdeva, non sembrava mai sconfitta: le restavano la boria e l'arroganza dei vincitori, date dalla consapevolezza di essere nel giusto, sempre e comunque. Se ti concedeva un round, a quello seguente ti avrebbe fatto mangiare la polvere e ti saresti sentito l'ultimo dei rifiuti sulla Terra. La logica dei suoi argomenti era ferrea, schiacciante e vincente, tanto da confondere chiunque, da farti sentire in torto, anche se non lo eri. Le sue parole erano sferzanti, i suoi giudizi pesavano come pietre tombali e tu ne rimanevi schiacciato, incapace di obiettare davanti a cotanta sicurezza. Non era bella secondo i canoni prestabiliti dalle consuetudini, ma sapeva affascinare quando voleva. I capelli sempre in disordine, la scarsa attenzione nell'abbigliamento, il rifiuto per gli orpelli potevano far credere che mancasse di femminilità, ma chi la sentiva parlare si ricredeva subito: era una donna, una donna forte, decisa, sicura di sé, che sapeva esser donna senza imitare gli uomini per sembrare più forte.
In pochi avrebbero riconosciuto quella Bradamante moderna nella ragazza cenciosa che si trascinava per le strade, senza meta apparente, con lo sguardo perso nel vuoto e perennemente scossa da brividi, se di freddo o di paura era difficile dirlo. Com'era arrivata a ridursi così? Impossibile stabilirlo con certezza: semplicemente un giorno aveva conosciuto un cavaliere rivale e lo aveva sfidato, certa come sempre di vincere. Ma l'avversario si era rivelato più forte e più scaltro del previsto ed erano arrivati a una situazione di parità, mai verificatasi prima. E fu così che l'intrepida combattente, che non credeva nell'amore, cadde, cedette e s'innamorò. E scoprì una parte di mondo che mai avrebbe immaginato, un mondo dove le battaglie cominciavano a parole e finivano in baci, dove le conoscenze che aveva sempre ostentato, potevano finalmente essere condivise ed arricchite. Col tempo dismise il suo atteggiamento sulla difensiva e si ammorbidì, allentando i legacci dell'armatura che le sembrava ormai un peso inutile: non aveva bisogno di vestirsi di arroganza e di falsa sicurezza quando era sorretta e protetta da quell'amore folle e totalizzante per il suo cavaliere. Mai si era sentita così invincibile, mai aveva provato meno paura, mai si era sentita così al sicuro. Era un periodo eccezionale e, a poco a poco, cominciò a dedicarsi ad attività più edificanti e rilassanti dei combattimenti, a meno che non li facesse insieme a lui. 
Ma fu proprio al culmine della sua felicità, che i nemici la attaccarono alle spalle: l'insicurezza, i rapporti lacerati, le controversie familiari, i fallimenti negli studi e il peggiore di tutti, la PAURA. Essa si insinuò nelle parti del corpo lasciate libere dall'armatura e cominciò a scardinarla, pezzo dopo pezzo: ogni giorno sembrava più ammaccata, più arrugginita, più fragile. All'inizio lei non ci fece più di tanto caso: aveva affrontato mille battaglie e ne era sempre uscita, perché preoccuparsi? Ma la sfida col signore della paura, non si giocava a carte scoperte: Parallax (così qualcuno lo chiamava), o Gmork (per altri), era un avversario subdolo, che giocava sporco e riusciva a ingannarti, facendoti credere cose inesistenti. La ragazza cadde nella trappola cominciando a credere realtà le pallide ombre che l'infido essere le proiettava davanti e il dubbio le se insinuò nella mente. Cominciò a perdere fiducia negli altri e in se stessa e a desiderare uno scontro finale, dove avrebbe potuto trovare il riposante "nulla eterno". Il vaso di Pandora della sua anima era stato aperto e nel caos non sempre riusciva ad aggrapparsi alla speranza. 
Per questo si era ritrovata su quella strada, ormai allo stremo, incapace di reagire... E il cavaliere, direte voi, che fine aveva fatto? Ah lui c'era. SEMPRE: fin dai primi istanti l'aveva aiutata a combattere contro Parallax, ma non era facile. Tutte le volte che lei cadeva, andava a recuperarla, ma ad ogni scontro era sempre più debole e lui faceva più fatica a trarla in salvo. Anche quella volta arrivò: "Amore mio che ci fai qui tutta sola? E' tutto il giorno che ti cerco... Dai vieni ti porto a casa, prendiamo un tè,creiamo nuovi mondi. Che fai lì per terra? Hai bisogno di un bagno caldo, avanti.."
"Lasciami qui: non servo più a nessuno, sono ridotta a un rottame, pronta per lo sfasciacarrozze..."
"Ma che dici?! Sei bella come sempre, hai solo bisogno di una ripulita..."
"E se non ce la facessi ad alzarmi? Se questo scontro fosse stato l'ultimo?"
"Macché! Tu... NOI ce la facciamo sempre! Ce l'abbiamo sempre fatta, ce la faremo anche questa volta, vedrai..."
"Lo spero. Quando anche tu mi abbandonerai, lui vincerà..."
"Ma ti pare? Come fa a vincere? Hai visto quanto è brutto? Solo la nostra bellezza lo fa arretrare! La nostra onestà intellettuale, la nostra intelligenza, il nostro coraggio... Quando mai ci siamo fatti spaventare? Ci vuole dividere, perché sa che insieme siamo imbattibili: ma non ci riuscirà! Andiamo..."
Lei si alzò a fatica, lo prese per mano e lo seguì. Aveva ragione lui. Aveva perso diverse battaglie, ma non la guerra: come nel giro d'Italia, nella vita non conta chi vince più tappe, ma chi arriva primo a quella finale. E il percorso era ancora lungo...

sabato 19 ottobre 2013

Riscoprendo Propp...

Oggi c'è stata a Roma la cosiddetta manifestazione degli "antagonisti"...antagonisti di chi ancora c'ho da capirlo! Beh penso che abbia sfilato un sacco di gente per bene, gente che ha perso il lavoro, o lo cerca da tanto tempo, gente senza casa, migranti in cerca di equità di trattamento, persone che hanno visto deturpare il territorio dove sono cresciute dai cantieri dell'Alta Velocità... E sì, è lecito manifestare la propria opinione, finché si sta nelle regole del rispetto e della civiltà...ma questo non è avvenuto... no: ci sono state barricate coi cassonetti, vetrine spaccate a sanpietrini, bombe verso ministeri e uffici delle ferrovie, cariche delle forze dell'ordine...
E io mi chiedo, perché? potrei pensare che i violenti erano infiltrati della polizia, ma questa volta lo vedo improbabile...gli infiltrati appunto si infiltrano, non si fanno fotografare tutti belli in gruppo con le mazze in mano e i visi coperti (cfr foto La Repubblica).
E allora non ci sto, io che di manifestazioni ne ho fatte tante, ad essere assimilata a questa gente, non ci sto a dover pensare che non posso scendere in piazza tranquilla perché magari arrivano questi delinquenti e mi fanno partire una carica... Non ci sto perché rovinano tutto il lavoro degli altri, che magari hanno davvero qualcosa da dire e la cui protesta è legittima... No, non posso accettare la violenza gratuita, la distruzione senza senso di vetrine, negozi e bancomat! Non posso accettare di vedere gente che scende in strada già pronta alla rissa, ARMATA non di idee, parole, pensieri, ma di spranghe e bombe carta... Non posso accettare chi si "fregia" di maschere di un personaggio di cui nemmeno conoscono la storia... No cari Antagonisti, voi avete visto un film e avete pensato "Figo, un sacco di violenza...è così che si fa!" e giù cori contro la polizia....ma del povero Guy Fawkes non sapete nulla! Non avete contestualizzato il periodo storico nel quale è vissuto, la sua situazione e il motivo che l'ha spinto a fare ciò che ha fatto...peraltro finendo abbastanza male!
E mi fa rabbia il vostro essere antisistema, il vostro gretto qualunquismo che vi spinge a pensare che senza violenza non si risolve nulla, che la legalità non è altro che oppressione di questo Stato che tanto odiate ma che vi ha dato da mangiare fino ad ora...Se siete fuori dal sistema non accettate le cure del sistema sanitario pubblico, quando andate a medicarvi le vostre teste spaccate dai manganelli, non venite nelle nostre università pubbliche a scrivere "rivolta" sui muri imbiancati con i soldi dei contribuenti, non accettate borse di studio, né mangiate alla mensa con costi agevolati. Se non volete i problemi che il sistema comporta, non usufruite nemmeno dei vantaggi. Ma no, la democrazia, purtroppo, vi permette anche questo, di sputare nel piatto in cui mangiate, di sporcare la protesta di persone per bene, con la vostra ignoranza, la vostra arroganza e la vostra maleducazione, di fare assimilare chi si definisce di sinistra, come me, alla teppaglia quale voi siete... Se solo aveste un minimo di cultura, generale o politica, sapreste che è da dentro il sistema che si cambiano le cose, che la legalità è una delle più grandi forme di libertà dell'uomo, perché è con le regole che si vive civilmente, nel rispetto degli altri, contro i soprusi di mafiosi e potenti, contro chi usa la forza per imporre il proprio pensiero su quello degli altri... E finché potrò continuerò a combattere contro persone come voi, che non sono migliori dei "padroni" e dei fascisti che dicono di contrastare... Io voglio che questo paese sia migliore e lo voglio vivere non da antagonista, ma da PROTAGONISTA...

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge