martedì 3 aprile 2012

..tra di noi oramai solo un passo...

Ero sulla cima di una collina. Era buio e faceva freddo, tirava vento di tramontana. Non mi ricordavo quand'era stata l'ultima volta che avevo visto il sole, che avevo sentito il calore sulla pelle. L'aria era densa, irrespirabile, opprimente. A volte vedevo bagliori lontani, ma erano solo brevi istanti, solo flash... Mi bastavano a sopravvivere, ma non a vivere nel vero senso del termine. Una notte come le altre caddi nel mio sonno agitato, con gli stessi dubbi, le stesse paure e la flebile speranza che il giorno dopo quei bagliori sarebbero stati più vividi, più intensi, più lunghi... Mi svegliai di soprassalto: una luce abbagliante mi aveva svegliato. Era accecante e aprire completamente gli occhi fu faticoso... Mi feriva quella luce, quel calore, e mi spaventava. Mi alzai dalla mia solita posizione rannicchiata e scoprii (o meglio ricordai) che avevo due gambe e due piedi e che servivano a muoversi. II tempo di fare un passo malfermo e… il baratro! Un'enorme scarpata erbosa. Mi ripresi a fatica, annaspando nell'aria, e cominciai a correre. I piedi volavano senza controllo. Avevo il vento in faccia, ma non era la solita tramontana, era una brezza leggera che odorava di...come si chiamava? MARE… E quelle cose colorate? FIORI. Già: i colori… Aprii gli occhi: mi trovavo in un immenso prato fiorito, era primavera. Gli uccellini cinguettavano, le api ronzavano e io non riuscivo a star ferma: correvo, correvo, correvo. Senza sosta. Ogni tanto mi sembrava di cadere e avevo paura, ma pian, piano nella corsa mi resi conto che anche se fossi caduta sarebbe stato un bell'atterraggio, morbido, nell'erba verde e fresca. E poi – caspita! -  sentivo qualcosa, o meglio qualcuno accanto a me che mi sorreggeva. Non ero da sola nel mio  "folle volo"! Mi chiesi se questa presenza benevola fosse parte del paesaggio primaverile che mi circondava, se fosse nata con esso, a causa di esso, o ne fosse il motivo scatenante. Mi sorpresi della risposta: non mi interessava. Mi importava solo che fosse lì con me, che correvamo senza poterci fermare, che il mondo era bellissimo e che, anche se fossimo caduti, saremmo rotolati insieme nell'erba, con polline tra i capelli, vestiti leggeri e nell'aria odor di mare...


Così sono da quel giorno: corro ancora lungo quella distesa verde e non ne vedo la fine. Potrebbe essere al prossimo passo, domani, tra un mese, mai. Mi ricordo ancora del buio, del dolore, del freddo. Li porto dentro di me a monito e so che prima o poi dovrò affrontarli, per sconfiggerli definitivamente o anche solo per accettarli. Ma adesso quello che conta è correre... Senza pensieri, col vento in faccia, respirando la salsedine... Corro, corro, corro...

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Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge