martedì 26 marzo 2013

...Gmork e Parallax...

La sveglia suonò alle 7.30 come ogni mattina...lei la spense e si rigirò nel letto... Si doveva alzare, subito, ma le forze stentavano a sostenerla. Fuori pioveva: sentiva distintamente il rumore della pioggia, che le sussurrava "Dormi, dormi, dormi..." come la campane facevano con Pascoli. No: non era pronta ad affrontare la giornata, non con i piedi bagnati e il bus strapieno di studenti... non con quei sogni strani che aveva fatto durante la notte, non con i brutti pensieri che le affollavano la mente... Decisamente sarebbe stata una pessima giornata, lo si capiva dai presupposti... Un sentimento strisciante e insidioso le riempiva la testa, le si appiccicava alla pelle e le impediva di tornare a riposare nonostante il sonno, mentre allo stesso tempo non le permetteva di scrollarsi di dosso la stanchezza ed alzarsi...Paura...di nuovo!Ogni tanto Gmork tornava ad adombrare la sua felicità e Parallax si divertiva a insinuarle dubbi su dubbi, incertezze su incertezze... "Bene...rimango qui...in questo limbo..." pensò, "Ci sono rimasta per tanti anni, del resto...anche se il mondo fuori fa schifo, posso fingere che non esista, rimanendo a letto...nascondendomi da tutto e da tutti...". Sì, poteva rimanere nel dubbio, nel dormiveglia esistenziale in cui era rimasta per tanto tempo...

Un briciolo di coscienza stracciò con la sua luce il velo di spleen che l'attanagliava.... "Stupida! Che ci fai a letto? Alzati e vai a fare il tuo dovere! Non hanno senso tutta questa tristezza, questa immobilità, questa paura...La tua vita è splendida...incasinata, ma splendida! Avanti pelandrona: son solo due gocce d'acqua, non è la fine del mondo!". 
Allora si riscosse e rotolò giù dal letto, quasi decisa a sorridere...andò in bagno, si lavò il viso con acqua gelata, fece colazione...ma poi, con il biscotto a mezz'aria tra la tazza e la bocca, si ricordò di tutte le cose che doveva fare, degli impegni che aveva preso con gli altri e con se stessa e si scoraggiò di nuovo...si sentiva soffocare, schiacciare, sopraffare..."Non ce la posso fare! Fallirò...e deluderò tutti quanti!"

"E invece a star lì a rimuginare su quanto sei sfortunata e incapace agli altri fa piacere!" disse ancora la coscienza... 

"Ma possibile che debba ragionare con me stessa come nei film? Ma tu guarda...che palle!Non ho voglia di essere responsabile, brava, controllata, puntuale, adulta...ok? Non ho voglia di nulla...voglio solo crogiolarmi nella mia malinconia romantica...voglio stare qui a lamentarmi che tutto mi va male e che non arriverò mai da nessuna parte...così perdo tutta la mattinata e posso dire che avevo ragione, perché so solo sprecare il mio tempo..."

"Cresci, ragazzina! Hai tutta una vita davanti...una famiglia alle spalle, degli ottimi amici e un Cavaliere che ti rende felice...che senso ha tutto questo? E soprattutto a cosa ti serve? Fai del male agli altri e a te stessa...sei in gamba, basta solo che te lo ricordi...Non puoi buttar la tua vita ad aspettare il fallimento...la paura costante di fallire, è già fallire...Devi credere in quello che fai, perché se non ci credi tu, chi altro dovrebbe farlo?"

"Vede, signora Coscienza, io lo so che ha ragione...ma è così difficile!"

"Difficile non significa impossibile..."

"Ma ha sempre la risposta pronta? Uff...odio perdere nelle discussioni....poi con me stessa...Bon...andiamo a vestirci, vai..." 

Si vestì, preparò la borsa e uscì di casa...prese l'autobus, arrivò al Polo di Sesto ed entrò nel "blocco aule"...
"Mmmmm vediamo...aula 10...no ma non è possibile! Non posso aver sbagliato lezione anche oggi! Uffaaaaa... Maledetta Coscienza, io potevo dormire almeno fino alle 9 stamani, porca miseria!"

"Puoi sempre sfruttare la giornata per studiare, avvantaggiarti con gli impegni, scrivere..."

"Scrivere...sì mi piace...proprio quello che farò, appena tornata a casa..." e si diresse alla fermata del 59...

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Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge