giovedì 4 aprile 2013

...non solo genetica...

C'era una volta un formichiere gigante che viveva in una prateria sudamericana e se ne andava in giro scavando i termitai e tirando fuori le termiti con la sua lingua lunga, lunga e viscida... Il problema era che per la conformazione della sua testa, stretta ed allungata, tutti lo prendevano in giro e al momento in cui lui provava a difendersi, rispondendo per le rime ai lazzi degli altri animali, gli usciva solo la lingua e un farfuglìo incomprensibile, scatenando ancora di più le risa dei suoi "colleghi"... La cosa peggiore era che non riusciva nemmeno a ridere, né a sorridere, perché il suo muso era troppo stretto...
Questa sua situazione lo portava ogni giorno ad essere più triste e il suo muso, già lungo, si allungava ogni ora di un millimetro in più... Un po' invidiava agli altri animali la capacità di esprimersi chiaramente e la possibilità di essere capiti, ma da una parte li disprezzava, perché loro, che avevano un bel muso largo e piacevole, usavano la loro lingua corta solo per sparlare alle spalle degli altri, fare del pettegolezzo, mettere zizzania, o infarcire discorsi di luoghi comuni...
Da parte loro gli animali che vivevano nella prateria non sapevano come prendere il formichiere: c'era chi diceva che era solo uno snob che si riteneva a loro superiore, chi pensava che fosse un po' strano, chi semplicemente lo ignorava, perché era troppo solitario per i loro gusti e uno che sputacchiava di qua e di là ogni volta che cercava di parlare di sicuro non era un tipo raccomandabile...

Un giorno alla prateria arrivò una famiglia di turisti ricchi, che per il diciottesimo compleanno dell'adorata figlia avevano deciso di portarla a fare un safari fotografico in Sud America, visto che fin da piccola era appassionata di animali esotici... la ragazza non si separava mai dalla sua gattina e, anche se gliel'avevano sconsigliato, la portò con sé anche là...
Appena la famiglia si portò nel mezzo di una radura con la jeep e si mise a osservare gli animali con il binocolo, la gattina scese con un balzo e andò a curiosare per la prateria... Cammina, cammina incontrò in un angolo il formichiere che, come sempre, scavava nel terreno in cerca di termiti...
 "Ciao!" disse la gatta, "Fruglfggrfff.." cercò di dire il formichiere per salutarla...la gattina allora insistette "Scusa, non ho capito...in effetti non sono di queste parti, magari parli un'altra lingua, non so..."
"Frghfrrrgl...frhglrsgl..." sputacchiò il formichiere e si mise a piangere per lo sconforto...
"Ehi, ma tu piangi...perché?" si preoccupò la felina... "E' scemo, lascialo perdere..." cinguettò un uccello del paradiso di passaggio... "Tu stai zitto o ti faccio in salmì..." sibilò la gattina, poi si rivolse di nuovo al formichiere "Forse c'è solo un problema nel mezzo di comunicazione...ma vedrai che troviamo un modo per parlare..."
"Frglfrrg..." disse il formichiere, cambiando subito d'umore, perché aveva avuto un'idea...si fece seguire dalla gattina in uno spiazzo pieno di sabbia, spianò il terreno con la coda pelosa e poi, con gli unghioni da scavatore, si mise a disegnare la sua storia... "Caspita! Ma sei bravissimo! Oh povero e così non puoi parlare, per come è fatta la tua testa...oh mi dispiace...e perché non hai provato a disegnare anche con gli altri animali?" , disse la gattina... Il formichiere "cancellò" la sua lavagna improvvisata e ricominciò a disegnare... "Oh beh...loro non sono interessati a capirti e tu non li ritieni nemmeno degni di tante spiegazioni...ma se non provi, come fai a saperlo? Forse è vero che loro ti giudicano senza conoscerti, ma tu non fai lo stesso?". Sul muso lungo del formichiere apparve un'espressione sorpresa: non aveva mai considerato quella prospettiva sulla sua vita...si mise ancora a disegnare per chiedere alla gattina "Ma tu credi sia davvero possibile che loro mi possano capire? Il mio muso resta stretto e lungo, e loro mi prendono in giro..."; la gattina rispose "Beh, formichiere, tentar non nuoce: cos'hai da perdere? E poi, lo sai, che rispetto a poco fa mi sembra che il suo muso sia più corto? E che cos'è quello che vedo? Sembra...un sorriso..."
"Impossibile" disegnò il formichiere "ma cosa dici?", ma cominciava a sperare anche lui... "Dai vieni con me" disse la gattina "andiamo vicino a quella pozza d'acqua così ti puoi guardare...". Si avvicinarono e il formichiere si specchiò nell'acqua stagnante...e cosa vide? Un muso più corto, non come quello degli altri animali, certo, ma più corto...e allora si ricordò di quando era più giovane e non era fatto così...era un ricordo nebuloso e sfocato, ma c'era... "Sarà un sogno?" pensò il formichiere "Un'illusione? O magari è successo davvero e non me lo ricordo...magari sono davvero cambiato da piccolo...". Abbozzò un altro sorriso e si sorprese a vedere che ci riusciva quasi... "Allora è vero...". "Hai visto che ti riesce? Hai visto? Hai visto?" disse la gattina, sempre più eccitata. "Sei bello quando sorridi, o provi a farlo sai?" e gli  dette una leccata sul muso... Il formichiere arrossì sotto il pelo nero e grigio del muso e le spiegò coi disegni che pensava di non esser sempre stato così, ma di esser cambiato col tempo..."E dici che puoi tornare come prima? In effetti magari un trauma infantile ti ha fatto diventare triste e ti è venuto il muso lungo...in tutti i sensi, insomma...Ma se può funzionare anche al contrario, allora dobbiamo trovare un modo per invertire il processo...mmmm vediamo...intanto andiamo dai tuoi "amici" animali e facciamogli vedere come sei bravo a disegnare...andiamo, dai...non essere timido!"
La gattina andò a radunare tutti gli animali della prateria e, zittiti i mormorii, annunciò: "Signore e signori...ora, so che voi siete dubbiosi riguardo al formichiere, ma vi assicuro che se presterete un attimo di attenzione, potreste capire che lui è, non solo in grado di esprimersi, ma è anche intelligente e simpatico...voi vi siete sempre rifiutati di sforzarvi a capirlo e lui non è stato di meglio...avete l'occasione oggi di recuperare...avanti formichiere, disegna!" E il formichiere disegnò...tutti gli animali rimasero a bocca aperta, e man, mano che il disegno prendeva forma, il muso del formichiere si accorciava e il colore del suo pelo cambiava, insieme con tutto il suo corpo. Alla fine tutti gli animali si congratularono col formichiere e lui constatò il suo cambiamento, ma che animale era? La trasformazione non era completa...ora gli altri animali cominciavano a stimarlo, il suo muso non era più lungo...e addirittura riuscì a dire un "Gr...azie...mil...le.." senza sputare, ma ancora non riusciva a ridere di gusto... Andò a specchiarsi nella pozza e si guardò: aveva zampe più lunghe, pelo più corto, due occhi azzurri bellissimi, coda quasi inesistente e un muso simile a quello delle gazzelle, né corto, né lungo...La gattina gli si avvicinò e disse: "Occhioni blu, che fai? Ancora triste? Non sei contento?"
"Sì...sono contento...ma non so più chi sono..."
"Forse il processo non è finito...serve qualcosa in più...una gioia grande, grande...forse ho un'idea..." sorrise la gattina e gli saltò addosso, facendogli il solletico... L'ex formichiere cominciò a ridere a crepapelle e rideva, rideva, rideva... "Oddio..." disse "Tu sei pazza...hai tentato di uccidermi..." scherzò..."Guardati..." disse la gattina... "Ma che animale sono? Sembro un essere umano, solo basso, peloso, con le braccia lunghe e le gambe corte..." "Ma puoi ridere adesso..e sei felice...e poi credo di sapere che animale sei...la mia padrona è appassionata di animali e guarda sempre i documentari...tu dovresti essere un...un gibbone, ecco!"
"Ah sì? E che è?Una specie di scimmia? Vado subito a dirlo agli altri!"
"Va bene, Gibbone...corri dai tuoi amici...però devi promettermi due cose: 1) non devi smettere di disegnare, mai, perché sei bravissimo; 2) non devi più avere il muso lungo...quando non ti sentirai capito, non abbatterti mai, ma cerca un altro modo per comunicare...vedrai che lo troverai! Ora la mia padroncina mi chiama...ciao bel Gibbone..." e con un'ultima leccatina sul muso, lo salutò e tornò alla jeep...


Non me ne voglia la genetica, se questo racconto non è conforme alla verità, ma volevo solo scrivere un racconto allegorico, dedicato al mio Gibboniere (o Formichione...)...




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Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge