martedì 12 novembre 2013

Racconto - Capitolo 1

C'era una volta una guerriera errante...
Non aveva un posto fisso dove abitare o lavorare: andava dove ci fosse bisogno delle sue imprese eroiche. Quasi ogni mese aveva un nuovo incarico, ogni volta in un paese diverso. Un giorno venne convocata da un'associazione di cavalieri in uno strano paese chiamato Vaporpagus. Era una terra strana, piena di meraviglie che non aveva mai visto; per certe cose somigliava al posto dal quale veniva, ma per altre era molto diversa. Esistevano città, grattacieli, fabbriche, ma tra le persone che vi abitavano ce n'erano di particolari, in quanto dotate di capacità straordinarie che le distinguevano dalle altre. I più importanti tra questi "eroi" avevano deciso di combattere le ingiustizie tutti insieme, in una sorta di alleanza. Ma di recente si erano scontrati con un problema più grande di loro e avevano fatto chiamare la guerriera.
La giovane entrò nel palazzo sede dell'associazione e si trovò davanti gli uomini e le donne più strane che avesse mai visto: tutti vestiti sgargianti, mascherati, con tutine aderenti e con mantelli...
"Salve... ehm... signori... mi avete convocato?"
Un tale aitante con una tuta azzurra e un mantello rosso rispose: "Sì. Vedi noi abbiamo sempre combattuto il crimine, le invasioni aliene, le guerre nucleari, i pazzi con smanie di conquista, ma questa volta non sappiamo come combattere questo nemico. Abbiamo sentito che tu ti occupi diciamo di... casi impossibili..."
"Va bene, ho capito... Ma chi è questo fantomatico nemico? E come funziona? Mi pagate? Vedete: io lo farei per la gloria e basta, ma devo campare..."
"Per i soldi non ci sono problemi..." disse un tizio tutto vestito di nero, con l'aria cupa, "...anche se non credo che una ragazzina scalcagnata con pretese da eroina possa sconfiggere Psycrotes..."
"Bruce smettila! Che alternative abbiamo?" disse una donna in armatura con un lazo legato alla cintola.
"Va bene: tanto decide sempre la maggioranza! Ma sapete come la penso..."
"E dai diamole una chance!" rispose un tale vestito di rosso con un lampo stampato sul petto.
"Ok, ragazzi: quando avete finito di discutere mi spiegate chi è questo Psycqualcosa?"
Un tipo in verde le spiegò "Psycrotes è l'entità dell'indifferenza. E' un mostro terribile. A vederlo non sembra pericoloso in quanto è anonimo. Nessuno si ricorda che faccia abbia, è totalmente grigio: né brutto, né bello, né alto, né basso, né magro, né grasso. Un signor nessuno! Ma proprio per questo è più insidioso... e te lo dice uno che ha combattuto contro un avversario più che temibile, la Paura. Ma questa volta è diverso: s'installa nella mente delle persone e non si schioda più. Ormai quelli che non delinquono, semplicemente non fanno nulla. Nessuno s'interessa al lavoro che fa, a chi lo circonda, a niente! Nessuno legge giornali o libri, pochissimi studiano, l'affluenza alle urne è del 5 %... è un totale disastro!"
"Sì ok... e come pensate che io possa sconfiggerlo, se voi non ci siete riusciti?"
"Beh, Hal non ti ha spiegato la cosa più grave.." riprese il tizio in blu "vedi, noi abbiamo sempre rappresentato una speranza per le persone del nostro mondo, siamo modelli da seguire e imitare, siamo dei simboli, oltre che persone reali. Questo grazie anche a racconti che narrano le nostre gesta..."
"Sì...e cosa c'entrerebbe ora questo?"
"Fammi finire... In molti hanno scritto di noi..."
"E ci hanno guadagnato anche parecchio..."
"Bruce, per piacere, posso parlare? Dicevo: in molti hanno scritto di noi, ma l'ideatore di questo sistema, il fautore della nostra fama, il nostro diciamo "sceneggiatore" più importante è il Gibbardo..."
"Il Gibche?"
"Il Gibbardo: è un essere misterioso, un mutante... un bardo, un cantastorie con l'aspetto di Gibbone... O molti altri aspetti, dipende dall'umore che ha."
"Mmmmm un tipo da bestiario insomma: mi volete prendere in giro? Cioè: accetto tutto, gli alieni, le amazzoni, i guardiani dello spazio, ma un animale che scrive storie?!? Che sarebbe, il novello Papà Castoro? E poi ancora non ho capito che c'entri con Psycrotes..."
"Caspita! Ma sei più rompiscatole di Bruce! Nessuno ti ha insegnato che non si  interrompe una persona mentre parla?"
"Diana calmati! Ma tu ascolta, per favore, ragazza... Allora, il Gibbardo, che tra di noi ha conosciuto solo Bruce, è sparito misteriosamente. Non siamo in grado di trovarlo da nessuna parte; abitava in una città molto antica in un paese dove Psycrotes ha fatto molti danni. Temiamo che sia morto. Non lo trovano né i radar di Bruce, né la mia vista a raggi X. Il problema è che da quando lui è scomparso nessuno crede più i noi: abbiamo perso la nostra autorevolezza, tra la gente siamo poco più che una parodia! I criminali ci ridono in faccia e, se non siamo presi sul serio, se la gente non crede in noi, vuol dire che ha perso la speranza e noi non possiamo fare il nostro mestiere..." disse l'uomo in blu con la faccia sconsolata.
"Ok, io ho ascoltato, ma ancora non capisco quale sia il mio ruolo nella faccenda!"
"Devi trovarlo..."
"Io? E come? Se nemmeno le vostre super capacità ci riescono, come potrei farlo io?"
"Infatti non puoi a mio avviso..."
"Bruce...."
"Invece di fare il disfattista, dille quello che sai..."
"Va bene. Allora, l'ultima volta che io parlai col Gibbardo, circa un anno fa, lui era molto amareggiato. Si lamentava che i suoi racconti non erano molto apprezzati, si sentiva incompreso. Lavorava giorno e notte, ma negli ultimi tempi nessuna casa editrice si era dichiarata disposta a pubblicare le sue storie. Dicevano che erano "vecchie", nel senso che nessuno ci si poteva più riconoscere. Il Gibbardo parlava di valori e ideali, che in effetti la nostra società non segue più, sempre che li abbia mai seguiti! Fatto sta che lui ci credeva ancora e si rifiutava di accettare il cambiamento; diceva che noi eroi avremmo dovuto essere dei fari per questa umanità a catafascio, sempre più corrotta e ignorante. Forse non si rendeva conto che Psycrotes era ormai nel pieno dei suoi poteri. Comunque accennò a un viaggio a Oneiron per schiarirsi le idee, poi mi chiese non troppo gentilmente di togliere il disturbo. Da quel momento ha fatto perdere le sue tracce e nessuno ha più letto i suoi racconti."
"Bene. E quindi io dovrei andare in questa Oneiron a cercarlo? Non potete andarci voi? E poi, ammesso e non concesso che trovi il Gibbardo, che dovrei fare?"
"No, tu sei la guerriera errante, tu devi andarci. Noi abbiamo un sacco di lavoro da svolgere qui: regna il caos! Una volta trovato il Gibbardo devi convincerlo a tornare e a scrivere una nuova storia: solo i suoi racconti possono aiutarci a sconfiggere Psycrotes, solo con la sua fantasia la gente potrà tornare a credere in noi e ad interessarsi della propria sorte e non cadere vittima di altri demoni, quali Ignoranza, Paura, Odio..."
"E come lo convinco? A quanto ho capito è un vecchio scorbutico, perché dovrebbe venire con me?"
"Beh sulla tua spada ci sono scritte tre parole che lui ama alla follia...Vedrai che lo convincerai! Devi riuscirci: sei la nostra unica speranza..."

venerdì 8 novembre 2013

L'invincibile armata...

La stanchezza cominciava a farsi sentire sempre più insistente: era una stanchezza fisica e mentale. Si disse che non poteva andare avanti così, con le scarpe ormai ridotte a un involucro liso, prive di suola, tenute insieme da uno spago sfilaccicato... Gli abiti erano laceri e zuppi d'acqua, ogni passo le pesava sulle gambe a pezzi, sui piedi pieni di vesciche, sulla schiena incurvata. 
Eppure era giovane e, quando era partita, era anche forte, coraggiosa, indomita... No, forse questo era solo quello che appariva, grazie all'armatura scintillante sempre tirata a lucido, il sorriso beffardo sulla faccia e quell'aria di superiorità che faceva abbassare gli occhi ai più. Era rispettata, stimata e temuta, non solo per il coraggio e per l'ardore in battaglia, ma anche perché sembrava incapace di perdere. E anche se perdeva, non sembrava mai sconfitta: le restavano la boria e l'arroganza dei vincitori, date dalla consapevolezza di essere nel giusto, sempre e comunque. Se ti concedeva un round, a quello seguente ti avrebbe fatto mangiare la polvere e ti saresti sentito l'ultimo dei rifiuti sulla Terra. La logica dei suoi argomenti era ferrea, schiacciante e vincente, tanto da confondere chiunque, da farti sentire in torto, anche se non lo eri. Le sue parole erano sferzanti, i suoi giudizi pesavano come pietre tombali e tu ne rimanevi schiacciato, incapace di obiettare davanti a cotanta sicurezza. Non era bella secondo i canoni prestabiliti dalle consuetudini, ma sapeva affascinare quando voleva. I capelli sempre in disordine, la scarsa attenzione nell'abbigliamento, il rifiuto per gli orpelli potevano far credere che mancasse di femminilità, ma chi la sentiva parlare si ricredeva subito: era una donna, una donna forte, decisa, sicura di sé, che sapeva esser donna senza imitare gli uomini per sembrare più forte.
In pochi avrebbero riconosciuto quella Bradamante moderna nella ragazza cenciosa che si trascinava per le strade, senza meta apparente, con lo sguardo perso nel vuoto e perennemente scossa da brividi, se di freddo o di paura era difficile dirlo. Com'era arrivata a ridursi così? Impossibile stabilirlo con certezza: semplicemente un giorno aveva conosciuto un cavaliere rivale e lo aveva sfidato, certa come sempre di vincere. Ma l'avversario si era rivelato più forte e più scaltro del previsto ed erano arrivati a una situazione di parità, mai verificatasi prima. E fu così che l'intrepida combattente, che non credeva nell'amore, cadde, cedette e s'innamorò. E scoprì una parte di mondo che mai avrebbe immaginato, un mondo dove le battaglie cominciavano a parole e finivano in baci, dove le conoscenze che aveva sempre ostentato, potevano finalmente essere condivise ed arricchite. Col tempo dismise il suo atteggiamento sulla difensiva e si ammorbidì, allentando i legacci dell'armatura che le sembrava ormai un peso inutile: non aveva bisogno di vestirsi di arroganza e di falsa sicurezza quando era sorretta e protetta da quell'amore folle e totalizzante per il suo cavaliere. Mai si era sentita così invincibile, mai aveva provato meno paura, mai si era sentita così al sicuro. Era un periodo eccezionale e, a poco a poco, cominciò a dedicarsi ad attività più edificanti e rilassanti dei combattimenti, a meno che non li facesse insieme a lui. 
Ma fu proprio al culmine della sua felicità, che i nemici la attaccarono alle spalle: l'insicurezza, i rapporti lacerati, le controversie familiari, i fallimenti negli studi e il peggiore di tutti, la PAURA. Essa si insinuò nelle parti del corpo lasciate libere dall'armatura e cominciò a scardinarla, pezzo dopo pezzo: ogni giorno sembrava più ammaccata, più arrugginita, più fragile. All'inizio lei non ci fece più di tanto caso: aveva affrontato mille battaglie e ne era sempre uscita, perché preoccuparsi? Ma la sfida col signore della paura, non si giocava a carte scoperte: Parallax (così qualcuno lo chiamava), o Gmork (per altri), era un avversario subdolo, che giocava sporco e riusciva a ingannarti, facendoti credere cose inesistenti. La ragazza cadde nella trappola cominciando a credere realtà le pallide ombre che l'infido essere le proiettava davanti e il dubbio le se insinuò nella mente. Cominciò a perdere fiducia negli altri e in se stessa e a desiderare uno scontro finale, dove avrebbe potuto trovare il riposante "nulla eterno". Il vaso di Pandora della sua anima era stato aperto e nel caos non sempre riusciva ad aggrapparsi alla speranza. 
Per questo si era ritrovata su quella strada, ormai allo stremo, incapace di reagire... E il cavaliere, direte voi, che fine aveva fatto? Ah lui c'era. SEMPRE: fin dai primi istanti l'aveva aiutata a combattere contro Parallax, ma non era facile. Tutte le volte che lei cadeva, andava a recuperarla, ma ad ogni scontro era sempre più debole e lui faceva più fatica a trarla in salvo. Anche quella volta arrivò: "Amore mio che ci fai qui tutta sola? E' tutto il giorno che ti cerco... Dai vieni ti porto a casa, prendiamo un tè,creiamo nuovi mondi. Che fai lì per terra? Hai bisogno di un bagno caldo, avanti.."
"Lasciami qui: non servo più a nessuno, sono ridotta a un rottame, pronta per lo sfasciacarrozze..."
"Ma che dici?! Sei bella come sempre, hai solo bisogno di una ripulita..."
"E se non ce la facessi ad alzarmi? Se questo scontro fosse stato l'ultimo?"
"Macché! Tu... NOI ce la facciamo sempre! Ce l'abbiamo sempre fatta, ce la faremo anche questa volta, vedrai..."
"Lo spero. Quando anche tu mi abbandonerai, lui vincerà..."
"Ma ti pare? Come fa a vincere? Hai visto quanto è brutto? Solo la nostra bellezza lo fa arretrare! La nostra onestà intellettuale, la nostra intelligenza, il nostro coraggio... Quando mai ci siamo fatti spaventare? Ci vuole dividere, perché sa che insieme siamo imbattibili: ma non ci riuscirà! Andiamo..."
Lei si alzò a fatica, lo prese per mano e lo seguì. Aveva ragione lui. Aveva perso diverse battaglie, ma non la guerra: come nel giro d'Italia, nella vita non conta chi vince più tappe, ma chi arriva primo a quella finale. E il percorso era ancora lungo...

sabato 19 ottobre 2013

Riscoprendo Propp...

Oggi c'è stata a Roma la cosiddetta manifestazione degli "antagonisti"...antagonisti di chi ancora c'ho da capirlo! Beh penso che abbia sfilato un sacco di gente per bene, gente che ha perso il lavoro, o lo cerca da tanto tempo, gente senza casa, migranti in cerca di equità di trattamento, persone che hanno visto deturpare il territorio dove sono cresciute dai cantieri dell'Alta Velocità... E sì, è lecito manifestare la propria opinione, finché si sta nelle regole del rispetto e della civiltà...ma questo non è avvenuto... no: ci sono state barricate coi cassonetti, vetrine spaccate a sanpietrini, bombe verso ministeri e uffici delle ferrovie, cariche delle forze dell'ordine...
E io mi chiedo, perché? potrei pensare che i violenti erano infiltrati della polizia, ma questa volta lo vedo improbabile...gli infiltrati appunto si infiltrano, non si fanno fotografare tutti belli in gruppo con le mazze in mano e i visi coperti (cfr foto La Repubblica).
E allora non ci sto, io che di manifestazioni ne ho fatte tante, ad essere assimilata a questa gente, non ci sto a dover pensare che non posso scendere in piazza tranquilla perché magari arrivano questi delinquenti e mi fanno partire una carica... Non ci sto perché rovinano tutto il lavoro degli altri, che magari hanno davvero qualcosa da dire e la cui protesta è legittima... No, non posso accettare la violenza gratuita, la distruzione senza senso di vetrine, negozi e bancomat! Non posso accettare di vedere gente che scende in strada già pronta alla rissa, ARMATA non di idee, parole, pensieri, ma di spranghe e bombe carta... Non posso accettare chi si "fregia" di maschere di un personaggio di cui nemmeno conoscono la storia... No cari Antagonisti, voi avete visto un film e avete pensato "Figo, un sacco di violenza...è così che si fa!" e giù cori contro la polizia....ma del povero Guy Fawkes non sapete nulla! Non avete contestualizzato il periodo storico nel quale è vissuto, la sua situazione e il motivo che l'ha spinto a fare ciò che ha fatto...peraltro finendo abbastanza male!
E mi fa rabbia il vostro essere antisistema, il vostro gretto qualunquismo che vi spinge a pensare che senza violenza non si risolve nulla, che la legalità non è altro che oppressione di questo Stato che tanto odiate ma che vi ha dato da mangiare fino ad ora...Se siete fuori dal sistema non accettate le cure del sistema sanitario pubblico, quando andate a medicarvi le vostre teste spaccate dai manganelli, non venite nelle nostre università pubbliche a scrivere "rivolta" sui muri imbiancati con i soldi dei contribuenti, non accettate borse di studio, né mangiate alla mensa con costi agevolati. Se non volete i problemi che il sistema comporta, non usufruite nemmeno dei vantaggi. Ma no, la democrazia, purtroppo, vi permette anche questo, di sputare nel piatto in cui mangiate, di sporcare la protesta di persone per bene, con la vostra ignoranza, la vostra arroganza e la vostra maleducazione, di fare assimilare chi si definisce di sinistra, come me, alla teppaglia quale voi siete... Se solo aveste un minimo di cultura, generale o politica, sapreste che è da dentro il sistema che si cambiano le cose, che la legalità è una delle più grandi forme di libertà dell'uomo, perché è con le regole che si vive civilmente, nel rispetto degli altri, contro i soprusi di mafiosi e potenti, contro chi usa la forza per imporre il proprio pensiero su quello degli altri... E finché potrò continuerò a combattere contro persone come voi, che non sono migliori dei "padroni" e dei fascisti che dicono di contrastare... Io voglio che questo paese sia migliore e lo voglio vivere non da antagonista, ma da PROTAGONISTA...

mercoledì 9 ottobre 2013

Il demone 2

Alla fine ci era riuscito: aveva preso il controllo della ragazza e non le dava requie... il suo cervello era ormai logoro e mal funzionante, abbandonato al nulla come un vecchio modello di computer... Non c'era più spazio per speranze o sogni: il demone li aveva mangiati tutti... Rimanevano solo disperazione, angoscia, ansia e ciò che al demone piaceva di più, la Paura... Oramai la ragazza viveva in un grigio limbo incapace di scuotersi di dosso l'orrenda bestia, senza reali desideri, se non quello di un foscoliano nulla eterno... Le sue ambizioni disintegrate, il suo ottimismo un cumulo di cenere, la fiducia negli altri e nel futuro inesistente...
"E allora perché non capitomboli del tutto, ragazzina? Perché non prendi quella finestra e ti lasci andare, per sempre? Cosa ormai ti trattiene più in questo mondo dove non sei che un rifiuto?"
La ragazza considerò l'idea del volo... Si avvicinò alla finestra e guardò giù: un cortile vuoto...
"Sarebbe facile...e sarebbe bellissimo: niente più dolore..."
"E allora, dai, prendi quella sedia e sali...una spinta posso sempre dartela io se sul più bello ti mancasse il coraggio...non c'è più nulla per te qui...solo sofferenza..."
"Solo sofferenza...E' vero: sto così male...la mia vita non vale niente...ho perso tutto...sono un disastro..." .
Grosse lacrime le scendevano lungo le guance andando a bagnare il davanzale sotto di lei.
"Forza, sono stanco di aspettare qui...non c'è più niente di interessante da divorare in te..il mio lavoro è finito...Avanti...Falla finita!" le sussurrava il demone spazientito...
"Cosa penserebbe la mamma?- TUMTUM - E il babbo? E mia sorella? Che sorpresa sarebbe per loro trovarmi qui, distesa e... morta?"
"A loro non importa di te..."
"Non è vero!"
TUMTUM
"Non illuderti...a nessuno importa di te..."
"E i miei amici?"
"Quali amici?"
"E lui? No, lui mi ama...io lo so che mi ama..."
TUMTUMTUMTUMTUM  Il suo cuore riprese a battere, veloce come Flash...
"Che è 'sto casino? Vorresti dire che ancora ti batte il cuore per qualcuno? Che ancora speri che valga la pena vivere per non deludere qualcuno?"
"Sì..." sorrise "tu hai bisogno di me per vivere, non io...hai dimorato dentro di me per troppo tempo...ora basta! - TUMTUMTUM - Basta schifosa bestiaccia! Io sono intelligente, capace...ho una vita davanti...e persone che mi stimano e mi vogliono bene..."
"Illusa...evidentemente ho ancora da lavorare con te... E gli amici che hai perso? Non ci pensi? E i casini che hai combinato? Le persone che fai soffrire? Faresti loro un favore se sparissi di circolazione, non credi?"
"Non è vero...loro mi amano, anche se sbaglio e se li faccio soffrire alle volte...sai cos'è l'amore?No, non puoi saperlo, perché tu sei la negazione stessa dell'amore... tu rubi i "per sempre" e li sostituisci coi "forse", elimini gli abbracci, per inserire schiene che se ne vanno... privi le persone della loro dignità, cibandoti di addii e sputando gli arrivederci... Ma no, ancora non hai vinto con me...non oggi...perché puoi portarmi via tutto ma finché proverò amore, tu non avrai vita facile...I sogni che hai distrutto, rinasceranno più forti e decisi di prima..." scese dalla sedia e chiuse i vetri.
"Sei un osso duro lo ammetto, ma non puoi vincere... Ho pieno potere su di te...Ti sto distruggendo, non lo vedi? Piangi per ogni minima stronzata...Tremi come una foglia, terrorizzata, davanti all'idea di perdere le persone che ami...Anche lui ti lascerà, si stuferà, ti abbandonerà in un angolo, una volta raggiunti i suoi obiettivi...e sarà allora che ti darò il colpo di grazia..."
"Oh no ti sbagli: tu non lo conosci...lui è forte, intelligente, bellissimo... lui è speciale...lui mi ha aiutato a sconfiggerti una volta e lo farà ancora...e, insieme, ti ricacceremo nel putridume da cui provieni. lurido essere insignificante..."
"E' impossibile e lo sai anche tu..."
"Scommettiamo?"

domenica 22 settembre 2013

Serenata...

Lo osservava dormire senza dire una parola. Era una creatura bellissima. Più lo guardava, più se ne convinceva... Appoggiata su un gomito come un'antica matrona romana al simposio, non riusciva a staccare gli occhi da lui...

No: non era Raoul Bova, non era alto, non aveva un fisico scolpito... ma era stupendo... I capelli indomabili, dritti come i cipressi di Castagneto, la posizione rannicchiata da bambino, il respiro lento, ormai sincronizzato con il suo...

Sembrava calmo, adesso nel sonno, finalmente... Ma chissà che lavoro di fino facevano i suoi neuroni in quella testa! Un contenitore non poi grande, per un universo così spropositato... era come il TARDIS: piccolo fuori, più grande all'interno...

Nonostante fosse lì con lui in un certo senso gli mancava... e allora gli dette un bacio leggero sulla tempia...lui, senza svegliarsi la abbracciò e si strinse a lei... Era premuroso, anche mentre dormiva...

Era intelligente come Batman, quando escogitava un piano per farla ridere anche mentre piangeva.
Era veloce come Flash, quando gli chiedeva di aiutarla e lui si precipitava in suo soccorso.
Era giusto ed eroico come Superman, quando il mondo sembrava crollato addosso alle loro vite e lui le sussurrava "Supereremo anche questa...andrà tutto bene...".
Era un eroe racchiuso in un ragazzo all'apparenza normale.
Era un artista.
Era un genio.
Era un rapper.
Era uno scrittore.
Era un fumettista.
Era un formichiere.
Era un gibbone.
Era silenzioso.
Era logorroico.
Era inquieto.
Era fonte di paura.
Era fonte di felicità.
Era sorridente.
Era il suo insegnante.
Era il suo allievo.
Era la spalla su cui si trovava nel bene, o nel male a piangere.
Era la persona che più la faceva ridere.
Era il suo migliore amico.
Era il suo consigliere nelle decisioni.
Era il pezzo mancante del suo puzzle.
Era la formina giusta.
Era la colla per ricomporla quand'era a pezzi.
Era la sua guida, la sua bussola, il suo timone e la sua nave.
Era l'uomo dagli occhi blu che aveva scelto per accompagnarla nel suo cammino.
Era tutto ciò di cui aveva bisogno per crescere, per diventare una donna migliore, per essere felice.

E mentre pensava a cos'era il ragazzo bellissimo che dormiva accanto a lei, si rese conto che con quei presupposti non solo ERA fantastico, ma chissà come SAREBBE DIVENTATO...



venerdì 20 settembre 2013

…Sempre acquistando dal lato mancino, ovvero tra Cristo e Sartre…

Come nella canzone di Gaber o nel programma di Fabio Fazio di qualche tempo fa, a volte mi interrogo su cosa sia realmente di sinistra, a cosa corrisponda quest’etichetta.
Fin da ragazzina sono cresciuta in un ambiente cosiddetto “progressista”, anche se tutti i miei amici si ritenevano “più a sinistra” del partito di sinistra più importante in quel momento. Anzi, ogni forma di partito veniva comunque ritenuta una gabbia per imprigionare, istituzionalizzandolo, ogni movimento di protesta e contestazione giovanile. Chi faceva politica “ad alti livelli”, in Parlamento insomma, era in ogni caso un nemico da combattere. Ho partecipato a numerose manifestazioni, dove tra i cori se ne sentivano molti contro le forze dell’ordine e lo Stato. Chi si vestiva con abiti di marca era sicuramente “di destra”, chi era ricco, lo stesso. La maggior parte delle persone che conoscevo non avrebbero mai esposto una bandiera italiana alla finestra, perché “è da fascisti”. Tutto quello che apparteneva al “sistema” sembrava negativo, repressivo, non condivisibile. Da adolescente è facile ritrovarsi in una mentalità del genere, andare contro tutto e tutti, sentirsi liberi e ribelli, ma già a quel tempo in molti casi mi trovavo a disagio in mezzo a certe discussioni.
Ora, che ho superato gli anni “teen” da un po’, capisco come quell’atteggiamento sia stato dannoso e ci abbia portato alla situazione che oggi viviamo nella politica.
Il sentimento di odio e repulsione verso tutto quello che rappresenta lo Stato ha odore di mafia, l’antipolitica “grillina” ricorda in parte il Ventennio, in parte il qualunquismo che ne è seguito.
Non riesco a capire perché l’esser di sinistra debba esser ricondotto a un modo di vestire e all’irriverenza verso  le regole e verso chi le fa rispettare. Non capisco e non approvo i sedicenti “duri e puri comunisti”, che portano avanti la loro arroganza con Carlo Giuliani come bandiera. Sfruttano la morte di un ragazzo, ucciso dalla mano tremante e spaventata di un suo coetaneo (sì Carabiniere, ma sempre un ventenne era anche lui), per arrogarsi il diritto di sfasciare bancomat e vetrine, riempire di scritte rosse i centri storici e offendere un partigiano, come è successo a Firenze il 10 marzo scorso.  Queste sono persone che molto probabilmente non l’hanno mai letto il “Manifesto del Partito Comunista” e che fanno rigirare nella tomba Marx, Engels, Gramsci, Berlinguer e tutti quelli che per quell’ideale, per la giustizia, per l’uguaglianza di tutti, per permettere a ogni cittadino di manifestare il proprio pensiero, ci hanno rimesso la libertà e, a volte, la vita.
Allo stesso modo mi trovo a disagio con i “radical chic”, quelli che bevono solo caffè al ginseng e camomille in tazze mug, con le birkenstock anche d’inverno, e parlano, parlano, parlano di politica dopo aver visto l’ultimo film francese sconosciutissimo ai più. Anche quelli si dicono, magari, comunisti, ma, appunto, si limitano a parlare, guardando dalla loro torre d’avorio lo sfacelo che li circonda, con distacco, senza mai rimanerne coinvolti.
Negli ultimi anni, riflettendo sul mondo a me vicino e sulle persone, sono arrivata alla mia definizione di Sinistra, una filosofia di vita a metà tra quella cristiana originale e quella sartriana, molto più complessa di una maglia del “Che” o di uno slogan urlato a una manifestazione. Per questo tra dichiararsi di sinistra e avere comportamenti che dimostrano di esserlo realmente è più difficile di quanto si pensi: essere di destra è più facile. Per esser di sinistra ci vuole un “allenamento” continuo, perché le ingiustizie del mondo, a volte ci fanno anche dire “Sai cosa? Me ne frego!” come i fascisti. Però sono troppo giovane per mollare e abbandonarmi all’atteggiamento della semplice sopravvivenza a scapito degli altri e a vantaggio mio, tipico delle destre, per cui tenterò di descrivere (non brevemente ahimé!) quello che io ritengo sia l’”esser di sinistra”.
Credo che alla base del pensare e dell’agire come persone di sinistra ci sia innanzi tutto il rispetto, per gli altri, per la Cosa Pubblica, e quindi anche per noi stessi.
Esser di sinistra significa permettere a tutti di avere gli stessi diritti, principalmente quello a un’istruzione e ad una sanità pubblica, a un lavoro, a una casa decente.
Esser di sinistra significa cercare il dialogo e non chiudersi a riccio dentro le nostre posizioni, lavorare tutti insieme per raggiungere gli obiettivi di equità sociale e giustizia che ci siamo prefissati;
Essere di sinistra vuol dire dichiararsi contro ogni forma di guerra, valorizzare la cultura, la scienza e ogni ambito del sapere in genere.
Essere di sinistra significa interessarsi a quello che ci circonda, perché ci riguarda: non viviamo da eremiti ma in comunità.
Essere di sinistra significa rispettare e far rispettare le leggi, perché sono alla base del vivere civile e chi le infrange nuoce alla società tutta, anche a se stesso.
Essere di sinistra significa pagare le tasse, in maniera equa secondo le proprie possibilità, ma pagarle sempre, perché possano essere ritrasformate in servizi pubblici.
Essere di sinistra vuol dire rispettare le istituzioni e lo Stato, perché è rispettare noi stessi, in quanto ne siamo parte.
Essere di sinistra significa non discriminare nessuno e non avere pregiudizi per il suo colore della pelle, la sua religione, il suo paese di origine, il suo orientamento sessuale e nemmeno il  suo modo di vestirsi.
Essere di sinistra significa festeggiare il 25 Aprile e il 1 Maggio.
Essere di sinistra significa rispettare il nostro ambiente, senza distruggerlo, e investire su risorse energetiche rinnovabili.
Essere di sinistra significa lasciare a un malato terminale la dignità di poter decidere di morire e di farlo senza sofferenza.
Essere di sinistra significa rispettare ogni religione, ogni fede e ogni credente, ma anche cercare di evitare ingerenze delle istituzioni religiose nella politica e nelle leggi dello Stato, con una visione laica della vita.
Essere di sinistra vuol dire permettere a un immigrato che è nel nostro paese da anni e paga le tasse e ai suoi figli di prendere la cittadinanza italiana senza troppa burocrazia.
Essere di sinistra significa combattere ogni forma di corruzione, violenza, prevaricazione di persone su altre persone.
Essere di sinistra significa rispettare e riconoscere il nostro essere italiani, esserne anche orgogliosi, senza sconfinare nel nazionalismo.
Essere di sinistra significa adoperarsi per il bene di tutti, senza pensare solo al nostro interesse individuale.
Essere di sinistra significa combattere ogni forma di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine, ma rispettare chi ne fa parte e svolge il suo lavoro con onestà, dedizione e competenza.

Inoltre a mio parere la sinistra deve riprendere il concetto di legalità, quello di patria e quello di libertà, che per troppo tempo ha delegato ad altre parti politiche. Sarà presuntuoso, ma credo che alla fine i concetti definiti “di sinistra”, siano anche concetti “evangelici” e soprattutto UNIVERSALI e per questo si ritrovano anche alla base di ogni filosofia e religione del mondo: sono concetti UMANI. Se vogliamo vivere davvero bene, in pace con noi stessi e con gli altri, credo che l’unico modo sia cercare di far raggiungere a tutti uno status di vita dignitoso: una persona che sta bene, perché dovrebbe rubare? Se sono compartecipe della vita e delle decisioni dello Stato, perché dovrei voler prendere il potere con la forza? Se davvero sono consapevole di avere gli stessi diritti di un altro in quanto essere umano, perché dovrei volerne di più? Non ce ne sarebbe motivo. Forse le mie idee sono troppo utopistiche, forse è davvero impossibile per gli esseri umani riuscire a raggiungere lo stato di cose che sogno da sempre, ma per saperlo devo provarci, ed è quello che sto facendo.


Firenze, 23 maggio 2013

giovedì 29 agosto 2013

Oggi è un dono: per questo si chiama presente

Negli ultimi tempi mi sono trovata spesso a ragionare sul futuro...del resto tutti ne parlano: giornali, televisioni, film...a noi giovani ci dicono che siamo il futuro, molti di noi sostengono che la politica e la società distorta ce l'abbiano rubato...
Fino a un anno e mezzo fa sognavo un futuro di successo: volevo essere una donna in carriera. Mi immaginavo dopo un paio di lauree e un po' di gavetta a fondare una cooperativa di diagnostica in beni culturali con i migliori elementi del mio corso di laurea, collaborando con esperti di tutti i campi della scienza per fornire un ottimo servizio allo Stato. Avrei comprato un appartamentino tipico di una single, con un'unica camera ed un letto a una piazza e mezzo, per invitare qualunque ospite a restare il meno possibile. L'avrei arredato con bellissime librerie, mai grandi a sufficienza per l'enorme mole di libri che ho, e avrei riempito la vetrina di tazze e tazzine. Poi un giorno, verso i 28 anni, avrei conosciuto un uomo bellissimo di nome Hermes, più grande di me di 8 anni, che si occupa, guarda caso, di beni culturali fornendo in primis denaro, in secundis apparecchiature specializzate, impalcature e tutto ciò che serve in un cantiere di restauro e in un laboratorio scientifico che si rispettino. Il progettista delle apparecchiature sarebbe stato proprio Hermes in quanto ingegnere elettronico (che per un caso fortuito non sarebbe diventato calvo) con una seconda laurea in chimica. Tale tizio avrebbe parlato fluentemente inglese (studiato per frequentare un dottorato negli USA), francese e tedesco, essendo figlio di madre svizzera, sposata con un ex immigrato italiano comunista, che col duro lavoro era passato da fare il manovale ad avere una grande ditta di costruzioni che gli aveva dato l'agiatezza economica e la possibilità di far studiare i figli. Già, perché il caro Hermes, oltre che bello e colto, sarebbe stato anche ricco, ma non uno schifoso capitalista. Avrebbe gestito la sua attività dal mega ufficio della sua villa sulle colline di Arcetri, insieme al fratello Eros, un bellissimo piacione laureato in marketing, con cui avrei avuto un breve, ma intenso flirt e alla sorella Afrodite, un'avvocatessa lesbica dai modi bruschi ma simpaticissima. Ovviamente Hermes, che all'inizio mi sarebbe stato antipatico, mi avrebbe aiutato nel mio lavoro, e da cosa sarebbe nata cosa fino ai fiori d'arancio. Solo molto più tardi, avremo avuto due figli, Febo ed Artemide, e saremo stati felici per sempre, ma io avrei mantenuto la mia indipendenza, viaggiando per il mondo grazie alle mie nuove scoperte sulla pulitura usando molecole biologiche.
Bene...terminata la fase REM, torniamo a me, oggi, e a quello che mi aspetto dal futuro. Che dire? Tutto è cambiato, per vari motivi...
Perché mi sono resa conto che una casa da single non farebbe per me: l'indipendenza è tanto bella e finché hai qualcosa da fare va tutto bene, ma quando torni la sera e ti chiudi alle spalle quella porta e sai che nessuno è lì ad aspettarti tutto si fa più triste; in solitudine anche un monolocale sembrerebbe un enorme maniero infestato dai fantasmi e tu ti sentiresti piccola, piccola, come uno scarafaggio che sgambetta nell'umido.
Perché nessuna sfolgorante carriera è veramente soddisfacente se non condividi quello che fai con la persona che ami, in quanto sei troppo occupata a bearti delle tue stesse parole in una conferenza internazionale.
Perché ho capito che non tradirei mai la persona con cui sto, neanche per un "dio dell'amore" in persona.
Perché preferire carriera e successo alle persone e alla mia felicità, sarebbe controproducente soprattutto per me stessa.
Per questo e per altri motivi ho smesso di sognare questa vita "perfetta". Forse fondamentalmente perché ne ho trovata una migliore, anche se sembra impossibile. Non sto con Hermes, nemmeno con un ingegnere, né con un uomo ricco e col fisico da modello. Però alla cultura, quella no, non ho rinunciato: il ragazzo che ho la fortuna di aver incontrato è intelligentissimo, sa disegnare e non smette mai di insegnarmi qualcosa, sia dal punto di vista delle conoscenze in sé, che dal punto di vista umano. Per quel che mi riguarda è un genio e il suo cuore, il suo cervello e tutto quello che mi dà valgono mille mila volte di più di qualsiasi laurea, conto in banca, azienda che si possa volere. Mi ha dato quello che né la carriera, né i soldi, né l'indipendenza potrebbero darmi da sole: la felicità. Perché se sei ricca, famosa, indipendente ma non hai nessuno con cui la sera a letto puoi parlare, creare nuovi mondi, fantasticare di cambiare la società e provare davvero a cambiarla, allora, almeno secondo il mio parere, sei infinitamente povera.
So che molte persone criticherebbero questa scelta, mi direbbero che rinunciare ai sogni per una singola persona che domani potrebbe non essere più accanto a noi, è stupido, è sprecare la propria giovinezza. Bene, io ribatterei che a quei sogni non ho rinunciato, li ho solo in parte ridimensionati e in parte sostituiti con altri, più belli, più concreti....sogni a due, che mi danno l'idea di poter essere maggiormente realizzabili, proprio perché non sono più da sola contro il mondo.
Non so cosa sarà del mio futuro, nessuno lo sa, per ora mi limito a sperare che sia come il mio presente: accanto alla persona giusta per realizzare i miei sogni.

PS: l'unica cosa che mi preoccupa sarà avere una casa abbastanza grande per poter contenere tutti i nostri libri e fumetti! XD

lunedì 26 agosto 2013

...un letto troppo largo...

Sembrano millenni che non scrivo...in realtà scrivo lo stesso ma su questo foglio digitale sono praticamente due mesi...le mie "ferie" sono state un po' più lunghe di quelle augustee e mi sono dedicata a tutt'altro. A dire la verità l'impulso di scrivere è sempre stato nella mia testa a martellare perché mettessi nero su bianco quello che mi passava per la testa, fosse di natura fantastica o meno...ma non lo so cosa mi abbia frenato...forse ho paura di sentirmi banale, forse non mi piace più tanto l'idea di aprirmi al mondo senza filtri, viste le ferite recenti... ma di sicuro ho fatto un errore: sono tante le riflessioni che avrebbero bisogno di chiarimenti, o per lo meno di una stesura un minimo ordinata per poter essere lette con distacco e obiettività maggiore di quella che posso avere nella mia testa. Però accendere anche solo il pc mi ha fatto letteralmente fatica...del resto sono tante le cose che mi fanno fatica...mi ricorda un periodo buio della mia vita, quando la mia unica occupazione era osservare il vuoto di fronte a me...mi faceva fatica uscire, vedere gente, leggere, scrivere... eppure questo periodo, nonostante le burrasche, non è stato male...soprattutto gli ultimi 20 giorni sono stati a dir poco fantastici! Ma l'impulso di scrivere non ha vinto sulla pigrizia, sull'indolenza...forse perché per tanti versi mi sento a terra...sono cambiate tante cose in pochissimo tempo e io ancora non ci ho fatto l'abitudine...la mia vecchia quotidianità è stata sconvolta, in parte in meglio... ma a che costo! Mi sembra di pagare caro ogni singolo attimo di felicità o serenità...se invece di un attimo si parla di giorni, poi, lo scotto pesa tantissimo...e quindi arranco in questa situazione di ansia perpetua, come se da un momento all'altro tutto mi dovesse crollare addosso e io non avessi rimedio... mi sento un po' come Sisifo, solo con più massi da portare sulla cima, così che quando ne hai portato uno, gli altri ti rotolano giù e ti tocca rincorrerli... Il mio senso di impotenza sta sfociando in disillusione e questo è deleterio per una ragazza di 23 anni che ha puntato tutta la sua vita sulla speranza nel prossimo e nel cambiamento in meglio. Mi sento come fluttuare: per non soffrirne ho sospeso il mio giudizio come gli scettici, fingo che il mondo attorno a me non esista...insomma: nascondo la polvere sotto il tappeto aspettando di avere il coraggio e la forza di mettermi a dare una bella pulita! Ma ho paura di quello che potrei trovarci, o meglio lo so già cosa ci trovo...per questo non voglio affrontarlo...mi sembra di essere troppo fragile e male armata per questa battaglia, alla stregua degli italiani nella campagna di Russia. E allora intanto tergiverso, procrastino...ma il dolore di fondo resta, per quelle cose che non sento più mie, per le persone che hanno scelto di non starmi più intorno, per i gruppi di amici che ho visto disgregarsi, per una famiglia sempre sotto bombardamento, per il mio non sapere più aiutare le persone come vorrei, per la mia misantropia ormai clinica, per una società che avevo sognato ma che non si appresta a realizzarsi, per una laurea che è a pochi passi ma da cui mi separa un dirupo, per un futuro che mi fa paura, per una felicità che non mi so godere e che avveleno con le mie paranoie, per un'Alice che comincia a delinearsi e che non riconosco...e la mia parte razionale mi dice che semplicemente c'ho da crescere e che mi meriterei solo tanti schiaffi e calci in culo...ma al tempo stesso mi chiudo sempre più in me stessa a piangere in un angolo o a rimuginare su ogni stupidaggine, ingigantendola e facendone un dramma... so analizzarmi ma non so uscirne...perché? e stasera che la casa è vuota, che il letto mi sembra incredibilmente largo rispetto ai giorni passati la tristezza la fa da padrona... cado nella sua trappola, lei mi avviluppa come un anaconda e mi sprofonda nell'abisso...là sotto manca l'aria, manca la luce, manca tutto...e questa grande assenza, questo grande vuoto che mi sento dentro mi sta risucchiando come un buco nero...quello che mi spaventa è che non sto reagendo, non sto nemmeno tendendo una mano...rifiuto l'aiuto...e così faccio del male a tutti quelli che mi vogliono bene, che sono tanti... non vedo via di uscita, ma DEVO trovarne una...piccola, scomoda, malridotta ma una porta ci deve pur essere...là nel buio da qualche parte...la devo cercare, se non voglio finire per perdermi completamente...

domenica 23 giugno 2013

Scuola rap

Non sono mai stata una grande fan del rap e dell'hip hop in generale... Ho sempre preferito la musica classica, la pop e il rock... Devo ammettere che inoltre la mia ignoranza in materia era abissale: per me il rap era rappresentato dai primi testi di Jovanotti, dagli Articolo 31, Caparezza (definirlo rap fa strano, si lo so!) e Neffa, di cui, comunque preferivo la svolta pop... Poi certo c'era un certo Fabri Fibra, che mi stava pesantemente antipatico solo dalla faccia... La cosa peggio erano i rapper americani, che mi sembravano veramente TROPPO stereotipati: maglie troppo larghe, basket, cappellini NY, catene d'oro a dir poco tamarre, pellicce da uomo, macchinoni, belle figliole svestite, baffo della nike e fiorellino dell'adidas ovunque... E poi il ritmo che non mi convinceva... 'sti cosiddetti beat a me dicevano veramente poco...
A sedici anni durante una vacanza studio conobbi un ragazzo che faceva "freestyle"... "Che roba sarà mai?" mi chiesi...si esibì in una semplice dimostrazione con un altro tizio e mi venne in mente "Ma questa è una tenzone alla Dante! O anche un più moderno stornello!"... certo associare Dante ai 50 cent o a Eminem mi sembrava un'eresia, ma questo ragazzo era simpatico e mi fece ascoltare un po' di musica hip hop di cui riuscii ad apprezzare per lo meno qualche testo, sempre però togliendomi le cuffie con un gran mal di testa...
Negli anni successivi i miei contatti con questo genere rimasero decisamente limitati...mi limitavo a qualche testo degli Articolo che ritenevo intelligente o un po' ribelle, a Frankie HI NRG ("Quelli che benpensano" era magistrale!!!)  e a Capa con le sue performance anche al concerto del Primo Maggio...
Nel febbraio scorso ho conosciuto una persona speciale, con cui ho scelto di condividere la mia strada, che, per l'appunto, adora l'hip hop e scrive pezzi rap...e allora la curiosità su questo mondo nuovo ha preso il sopravvento  sullo scoglio del rifiuto a priori... e così ho scoperto che l'hip hop era un movimento, uno stile di vita, una filosofia; che si articola in varie forme d'arte ecc... e ho imparato anche a riconoscere un pezzo di valore da uno più mainstream o semplicino... in effetti basta guardar le rime: cuore-amore riesce a tutti, per intendersi, ma esistono termini più complicati che a volte è difficile mettere insieme, magari facendoci un bel gioco di parole! Con questo non voglio dire che il rap sia diventato il genere che ascolto di più...continuo a preferire altro, ma per lo meno ho una visione delle cose un po' più aperta e meno parziale...
Tutto questo discorso è per dire che la mia "Scuola RAP" (canzone dello Zecchino d'Oro che adoravo!!) mi ha fatto scoprire anche che in fondo qualche testicciolo in rima ogni tanto mi viene fuori anche a me...soprattutto quando sono soprappensiero e ho l'ispirazione giusta... Qui di seguito ne propongo uno, nato ieri nel viaggio in bus dal centro verso casa... Non è niente di eccezionale e non lo musicherò, né lo canterò mai (ci mancherebbe altro!), però c'è chi pensa che valga la pena di leggerlo...per cui...

"In questa sconfitta dell'essere rispetto all'apparire
un tipo come me ha scelto di soffrire:
non posso recitare del tutto intrappolata
in questa sceneggiatura preconfezionata.
Mi sento soffocare
ormai mi manca l'aria
non posso più accettare
una condizione precaria.
Tra Lacoste e Brandy io scelgo il mercatino
non voglio fare finta, non sono un burattino
di un triste spettacolo
di qualità scadente
posso fare il miracolo
solo usando la mia mente.
Lei è libera, potente
sa come creare
del tutto indipendente
da chi la vuol plasmare.
Profeti, populisti a me non mi prendete
con un  po' di senso critico non cado nella rete.
Voi che giurate di essere migliori
i gioielli che vendete sono effimeri bagliori
Io ho una sola Bibbia, è la Costituzione:
i suoi principi mi suonano in testa come una canzone.
Non è un ordigno
che mi serve, basta la mia indignazione,
per combattervi mi ingegno
fino alla dimostrazione
che voi non siete altro che vuoti contenitori
per le idee già scritte da abili signori.
Fino in fondo io mi batto
non mi arrendo, stai sicuro
finché non vedrò disfatto
il tuo viscido mondo oscuro.
Niente armi mio grillino, solo arte e informazione
non mi ascolti? Lo ripeto: seguo la Costituzione!
Con un libro in una mano e nell'altra un Caravaggio
non mi fermo a guardare e completo il mio viaggio.
Sono fiumi di parole, fumetti e tanta scienza
i cannoni contro te sprovvisto di coscienza.
Solo offese sai ripetere
come un mantra senza senso
con me non puoi competere
perché io invece penso!
Di diritti e di doveri
argomento il mio pensiero
perché oggi come ieri
la mia mente è un veliero
che naviga tra le pagine di un a me caro statuto
dove ogni lavoratore non può dirsi mai più muto.
Davanti all'ignoranza non posso stare zitta
l'ingiustizia non mi piace e anche se verrò sconfitta
dalla mia avrò sempre la mia determinazione
a far applicare finalmente la mia Costituzione!"


...per questo testo ringrazio la scuola italiana, soprattutto quella elementare che mi ha insegnato a scrivere testi in rima per gli spettacoli di teatro! e ringrazio Enrico, la mia fonte d'ispirazione costante e il mio appoggio in ogni momento...



mercoledì 5 giugno 2013

...(in)cultura medica...

Stamani su Facebook mi sono imbattuta nell'ennesimo articolo sulla pericolosità dei vaccini e su come ogni genitore possa richiedere l'obiezione di coscienza per vaccinare i propri figli, incorrendo al massimo in una piccola multa. E allora mi sono detta che non potevo non scrivere niente in merito, perché questi "signori" si vantano di fare informazione, ma evidentemente hanno un'ignoranza abissale...
Senza arrivare ai deliri di un tizio, vicino al M5S, che dice che i vaccini fanno diventare omosessuali (malattia gravissima 🙄) e che cura la moglie malata di tumore facendole bere la sua pipì, ormai si sta diffondendo la voce che i vaccini siano dannosi. 
Bene: i vaccini sono, a mio parere, la più grande invenzione della medicina, in quanto evitano di prendere una malattia invece di curarla, con vantaggi per il singolo cittadino e per la comunità. È vero che esistono dei rischi, dovuti per lo più a errori nella somministrazione e reazione allergica, ma sono talmente bassi che sono accettabili, in proporzione ai vantaggi. Del resto anche un'operazione di bypass al cuore ha i suoi rischi, ma penso che la maggior parte di noi la farebbe per salvarsi la vita. Ma facciamo un po' di esempi tanto per chiarire...

Fino alla fine degli anni '70 in Italia era obbligatorio il vaccino per il vaiolo: adesso questa malattia che faceva milioni di morti è debellata e esiste solo in forma sintetica in qualche laboratorio. Di vaiolo si moriva facilmente, perché era trasmissibile per via aerea come il raffreddore (tanto che venne usata come arma batteriologia dai coloni americani contro i nativi) e chi sopravviveva rimaneva sfregiato a vita.

Altro caso la poliomielite: malattia terribile, che attacca il sistema nervoso spinale e causa morte, o paralisi di uno o entrambi gli arti inferiori. Colpiva soprattutto i bambini, finché non venne inventato il vaccino, o meglio i vaccini, che salvarono la vita a milioni di bambini. Almeno fino agli anni '90 si usava il Sabin (gratuito, perché l'inventore lo donò senza brevetto all'OMS), pochissimo invasivo, perché sottoforma di gocce da mettere sotto la lingua. È quello che è stato somministrato anche a me... In effetti sono bisessuale, sarà per quello? 😅

Spero che nessuno di voi che state leggendo abbia mai visto un malato di tetano... beh io l'ho visto solo nei film e mi è stato raccontato da mio padre come funziona. Il Clostridium tetani è un batterio anaerobio (in presenza di ossigeno muore) che rilascia una tossina che colpisce il sistema nervoso: ogni singolo muscolo si contrae senza controllo dal parte del malato, con dolori fortissimi e insopportabili. La morte sopraggiunge per arresto cardiaco e/o asfissia, dopo sofferenze atroci. Se non si muore, il cervello, incapace di sopportare tutto quel dolore fisico, rimane fortemente danneggiato. Come si prende il tetano? Basta fare giardinaggio e pungersi con una spina: il batterio vive a livello del terreno ed è resistentissimo a luce e calore. Se la ferita è superficiale può bastare un po' d'acqua ossigenata, ma se è profonda il batterio si incapsula finché non trova le condizioni favorevoli per agire. Ad oggi il tetano si cura, con antibiotici o con forti calmanti (barbiturici), ma perché rischiare tali sofferenze quando esiste il vaccino? 
Ogni dieci anni, soprattutto i bambini, e chi lavora con le mani, dovrebbe fare il richiamo. È un'iniezione che dà fastidio al muscolo per una giornata e a volte febbre, ma che ci risparmia una grande sofferenza.

La maggior parte di noi ha avuto da bambino le cosiddette malattie infettive come varicella, orecchioni, rosolia, morbillo... altri no, altri, come me, sono vaccinati per la maggior parte di esse. In effetti prendere queste malattie da bambini spesso non è un problema (tranne che per il morbillo, che causa anche cecità) ma prenderle da adulti può comportare seri problemi. Per questo se i bambini sono vaccinati o se lo sono gli adulti, si possono evitare complicazioni gravi.
Prendere la varicella da piccoli è fastidioso: prurito, bolle, febbre... ma se un bambino con la varicella sta vicino ai genitori che non l'hanno presa o non sono vaccinati i danni possono essere incalcolabili.
Per una donna incinta il rischio è causare al feto ritardo mentale, cecità, disfunzionamento degli organi, malformazioni degli arti.  Per un uomo adulto il rischio è l'encefalite o la sterilità. Non solo, quando la persona ha contratto la varicella in passato e dopo dieci anni non è stata vaccinata, dato che il virus rimane latente nell'organismo, con un calo del sistema immunitario, si può scatenare il cosiddetto "Fuoco di Sant'Antonio", una condizione di dolore diffuso in tutto il corpo, a lungo decorso e difficile da curare se non nei sintomi.

La rosolia è una malattia quasi asintomatica nei bambini, che dura raramente più di tre giorni; ma se colpisce una donna incinta il rischio è alto: nel migliore dei casi c'è aborto, nel peggiore nasce un bambino anencefalico, cioè senza cervello, che non potrà mai muoversi, parlare, vivere nel senso vero del termine.
Col vaccino il problema si risolve del 99%.

La parotite (i cosiddetti "orecchioni") è una malattia con lungo decorso e altamente infettiva. Da bambini può sfociare in complicanze gravi, quali la meningite. Da adulti, soprattutto negli uomini, può causare sterilità. Tanto vale, quindi, vaccinarsi col vaccino trivalente (morbillo - parotite - rosolia) e non pensarci per altri 10 anni.

Il morbillo è grave fin da bambini, perché può causare grossi danni a vista, udito, cervello, oltre che la morte. Il vaccino, invece, è semplice e non crea grossi fastidi.

Grazie ai vaccini le possibilità di stare male per malattie di semplice trasmissione diminuisce molto. 
Ci sono malattie ancora incurabili, oppure che richiedono cure pesanti per l'organismo e per le tasche, nostre e dello Stato. Perché ammalarsi anche di cose che si possono evitare? Il vantaggio dei vaccini è incredibile e per questo credo che l'obiezione non sia accettabile.
Chi si rifiuta di vaccinare i propri figli non dovrebbe avere una semplice multa, ma essere obbligato dalla legge a non danneggiare se stesso e la comunità intera. Credo che la migliore delle cose sia vaccinare i bambini con campagne a tappeto direttamente nelle scuole, ovviamente con giornate di informazione per studenti, insegnanti e genitori. 

Conviene a tutti non ammalarci e chi diffonde false credenze sulla pericolosità dei vaccini, fa, a mio avviso, un atto criminale.







Alla sera

Forse perché della fatal quïete

tu sei l'imago a me sì cara vieni

o sera! E quando ti corteggian liete

le nubi estive e i zeffiri sereni,


e quando dal nevoso aere inquïete

tenebre e lunghe all'universo meni

sempre scendi invocata, e le secrete

vie del mio cor soavemente tieni.


Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme

che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

questo reo tempo, e van con lui le torme


delle cure onde meco egli si strugge;

e mentre io guardo la tua pace, dorme

quello spirto guerrier ch'entro mi rugge